Curiosità dal web Rivista — 24 dicembre 2013

Quando si è indecisi su quali libri acquistare, si pensa spesso che la notorietà di qualche scrittore sia sinonimo di garanzia. Tuttavia, può capitare anche con i grandi autori della letteratura di incappare in trame poco originali o eccessivamente stravaganti, in narrazioni lente o troppo confusionarie. Di seguito riportiamo i libri-flop dei maestri indiscussi della scrittura, a dimostrazione del fatto che anche i geni possono sbagliare…

“Il lupo della steppa” di Hermann Hesse: consacrato al successo con il romanzo “Siddharta”, pubblicato nel 1922, Hesse sembra aver fatto un vero buco nell’acqua con “Il lupo della steppa”, un romanzo in cui combina elementi fantastici ad altri psicoanalitici. Il libro racconta la storia di una profonda sofferenza psicologica che coglie il protagonista alla soglia della mezza età, stesso periodo in cui l’autore ha attraversato la sua crisi spirituale. Al motivo autobiografico si aggiunge l’accusa alla borghesia –ipocrita, chiusa e limitante la libertà dello spirito- che rende la trama troppo caotica. I lettori di Hesse, abituati a narrazioni più coerenti, non hanno apprezzato lo stile de “Il lupo della steppa”, ricordato come il romanzo flop del Premio Nobel tedesco.

“Il canto della rivolta” di Suzanne Collins: l’autrice diventata famosa grazie al romanzo Hunger Game, il primo dell’omonima trilogia, ha avuto meno fortuna con l’ultimo, edito da Mockingjay nel 2010. In “Il canto della rivolta”, la Collins prosegue il racconto di Katniss Everdeen e la futuristica narrazione di Panem. I maggiori temi includono la sopravvivenza, il controllo governativo, la ribellione e l’interdipendenza contro l’indipendenza; tuttavia, il taglio geo-politico-scientifico della narrazione non ha soddisfatto gli appassionati di “Hunger Game” e de “La ragazza di fuoco”.

“Il seggio vacante” di J.R. Rowling: la mamma di Harry Potter, amata da bambini e da ragazzi, non sembra particolarmente apprezzata dal pubblico adulto, a cui è indirizzata la narrazione de “Il seggio vacante”. Uscito nel Regno Unito nel 2012, il libro è una lunga sequela di descrizioni di personaggi e di noiose spiegazioni di leggi elettorali. I lettori trovano difficile anche l’identificazione: nel romanzo della Rowling non ricorre neppure una caratterizzazione positiva. Forse è meglio tornare al racconto delle magie di Harry e dei suoi amici.

“Di là dal fiume e tra gli alberi” di Ernest Hemingway: il Premio Pulitzer 1953 e il Premio Nobel per la Letteratura 1954 ci ha fatto sognare con romanzi come “Il vecchio e il mare”, ma ci ha lasciato a desiderare con “Di là dal fiume e tra gli alberi”. Pubblicato nel 1950, il libro è incentrato sui ricordi di guerra di un vecchio colonnello, un eroe che non si sente più un soldato, ma un semplice uomo in uniforme. Nonostante la profondità del tema, la trama risulta eccessivamente statica e priva di slancio emotivo.

“Tell-All” di Chuck Palahniuk: non ha nulla a che fare con “Fight Club”, il romanzo del 2010 di Chack Palahniuk. Il libro è infarcito di nomi di personaggi più o meno famosi, riportati in un grassetto che distoglie l’attenzione dalla trama.

“Buick 8” di Stephen King: anche il re dell’horror, uno degli scrittori più celebri della letteratura fantastica dell’ultimo quarto del XX secolo, nonché autore di spicco nel romanzo gotico moderno, ha tra le sue pubblicazioni un libro-flop. Si tratta di “Buick 8”, una versione noiosa di “Christine – La macchina infernale”. Anch’esso incentrato su una macchina soprannaturale, racconta, secondo la copertina, “il fascino per le cose morte, la nostra necessità di risposte quando non esistono, il terrore ed il coraggio davanti all’ignoto”. Nonostante la presentazione allettante, il romanzo non ha avuto molta presa sul pubblico di lettori.

“The Seven Days of Cain” di Ramsey Campbell. Meno famoso di Stephen King ma un altro grande del genere horror: Ramsay Campbell ha avuto un momento poco brillante con “The Seven Days of Cain”, un romanzo un po’ noioso e che troppo spesso attinge alle trame e ai cliché già utilizzati in altre precedenti pubblicazioni.

“La scopa del sistema” di David Foster Wallace: lo scrittore e saggista statunitense, divenuto celebre con la raccolta di racconti “La ragazza con i capelli strani” e con il secondo romanzo “Infinite Jest”, ha avuto un esordio tutt’altro che roseo. “La scopa del sistema”, che si ispira alla sua seconda tesi universitaria, è una sorta di gioco linguistico, con una scrittura poco chiara e un contenuto troppo statico. Fortunatamente si è riscattato con “Infinite Jest”, che il Times ha inserito nella lista dei 100 migliori romanzi in lingua inglese dal 1923 al 2006.

“Io sono Charlotte Simmons” di Tom Wolfe: l’autore de “Il falò della vanità”, la storia di un dramma che tratta di ambizioni, razzismo e avidità nella New York degli anni ’80, ha stupito con la scelta di incentrare un romanzo di 600 pagine sulla vita delle confraternite dei college del sud. Un contenuto decisamente troppo poco impegnato, per uno scrittore capace di toccare temi profondi e delicati.

“Il seno” di Philip Roth: tra le trame più assurde che siano mai state scritte, c’è “Il seno” di Philip Roth. Il romanzo, pubblicato nel 1972, il libro parla della metamorfosi di un uomo in un seno gigante. Neppure l’autore, da poco ritiratosi dall’attività, riesce a spiegarsi come, in tempi passati, sia riuscito ad elaborare un contenuto così bizzarro.

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