Approfondimenti Rivista — 19 novembre 2013

Quando si parla chiaro come ha fatto Claudia Pepe sul sito Lettera 43, denunciando i contentini dati all’istruzione da esponenti politici che per i propri svaghi spendono e sprecano, di solito viene riscaldata la parolina infamante che piace tanto pronunciare ai suddetti mangioni: “Populismo!”. Il segno distintivo dalla nuova politica rispetto alla vecchia sta infatti nell’arroganza di non volere nemmeno tacere, e di non tollerare il peso di una avvilente verità che ci viene ormai sbattuta in faccia volontariamente e con disprezzo. Se parlano ai media, però, i discorsi dei governanti cambiano: tutto ciò che riguarda cultura e istruzione è in cima ai loro pensieri, e i loro sprechi sono frutto di allucinazioni collettive.

In questo interessantissimo articolo cui ci riferiamo, viene evidenziato che non solo moltissimi politici italiani non sanno formulare un pensiero proprio – dato che hanno i loro ghost writers – ma che neppure conoscono la lingua. 300 milioni di euro di spesa per insegnare loro a parlare e scrivere sono lì a dimostrarlo. Soldi di contribuenti scolarizzati sul serio. Per carità, tra gli innumerevoli sprechi della classe politica questo sembra essere il meno irritante, non fosse che: 1) 300 milioni di euro (contro i 460 destinati alle scuole) sono una cifra totalmente irragionevole che ci fa sospettare di corposi extra che a noi comuni mortali resteranno imperscrutabili 2) Vista la loro posizione, che non ho paura a definire non immeritata ma carpita e usurpata, forse sarebbe stato il caso di fare questi corsi per imparare le lingue straniere, ma capisco perfettamente che per fare ciò bisognerebbe non essere semianalfabeti fin dal principio. Va bene che, come rilevato nell’articolo della Pepe, i nostri rappresentanti dicono che conoscono sei lingue e poi aggiungono, con una delle ormai immancabili “frasette-simpatia” per i poveri di spirito, un bel “Conosco bene anche l’abruzzese, poco solo l’italiano”.. ma a parte il fatto che io non vedo cosa ci sia di divertente in tali ammissioni, dobbiamo crederci? Non che non sappiano l’italiano, a questo ci crediamo perfettamente… ma che sappiano tutte queste lingue partendo da un retroterra dialettale. Forse hanno frequentato corsi privati abruzzese-inglese, o siciliano-tedesco, o bresciano-spagnolo? Di certo questo spiegherebbe i costi…

Corre però in loro aiuto un fattore importante, che ci fa quasi commuovere: dal momento che loro possono diventare parlamentari con la fedina sporca mentre a noi comuni votanti per fare un lavoro onesto viene imposto il nulla osta, avrebbero potuto parimenti stabilire che la scuola dell’obbligo non debba essere necessaria per i bambini che dimostrano una certa leadership nel ruolo di capoclasse… tre anni di elementari e poi dispensati dagli studi in quanto promesse dal sicuro futuro politico. Invece no, questa volta i nostri rappresentanti si sono dimostrati umili: hanno voluto mettersi LORO alla nostra stregua di gente alfabetizzata, donandoci la gioia di sentirci – almeno per una volta – noi ad essere gli invidiati.

Giovanni Modica

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