Approfondimenti News — 01 ottobre 2013

Ammetto la mia ignoranza: fino a ieri Annette Novak non sapevo neppure chi fosse, colpa mia che sono tuttora ancorato a un mondo troppo antico rispetto a chi è avanti come lei, che è a capo di un istituto svedese di ricerca no profit “specializzato in user experience e interaction design applicato all’innovazione”. …Sì, il sito da cui è stata presa la notizia traduce in questa maniera anglofona il nome di questo istituto svedese. È giusto adattarsi anche alle terminologie dominanti. Infatti, se è giusto il ragionamento della Novak, “il lettore medio è uno spettro, non esiste e quindi i contenuti non interattivi non dovrebbero essere più prodotti”, e “non ci sono più masse nei media di massa”. Ora, lasciamo perdere che di masse nel suo Paese non ce ne sono a prescindere, e quindi è meglio che la tecnologicissima Annette non parli di cose che non sa… Qui da noi, dove le persone non abitano in gran parte a migliaia di km l’una dall’altra, c’è spazio anche per altri metodi di comunicazione immediati, perlomeno quanto quelli garantiti dai supporti che lei magnifica, perché esiste il contatto umano.

Ma ammettiamo che abbia ragione… Il suo resterebbe comunque un ragionamento basato su numeri spietati, in cui la scarsa fruizione di un mezzo ne presupporrebbe l’eliminazione. Verissimo che, come il mercato ci ha insegnato da tanto, quando i costi sono svantaggiosi si chiude. Ma da qualche anno abbiamo anche imparato che certe realtà vengono mandate in pensione anzitempo solo per via degli interessi dei colossi e non per scarsa richiesta. Le musicassette e i televisori 4/3 ne fungono da esempio, dato che le masse li richiedevano ancora. La società scandinava in questione sarà anche no profit ma cerca di veicolare, tanto per cambiare, le preferenze della gente falsando la realtà. D’altra parte, le sue ricerche sono finanziate dal gigante dei media Bonnier.

Un giorno qualcuno ci dirà che l’italiano è una lingua inutile e va sostituita dall’inglese perché – come si usava dire un tempo – “quello è il futuro”; magari, “per non rimanere isolati”: non importa se la nostra lingua è parlata da 60 milioni di persone, perché non si tratta dei 60 milioni che contano nel mondo della comunicazione, non sono i 60 milioni che vivono interagendo esclusivamente attraverso uno schermo e una voce.

Io la definirei arroganza. Ed essendo un antiquato italiano, se si cerca un pretesto per eliminare il cartaceo a favore di un’esclusiva diffusione di dati smaterializzati per accedere ai quali bisogna comprare nuovi supporti materiali (…per fruire della loro invenzione Skype non abbiamo forse dovuto rinnovarci comprando qualcosa di tangibile?), preferisco sentirmi dire di produrre meno libri per tagliare meno alberi. Almeno non si tratterebbe di una falsità.

Giovanni Modica

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