le interviste Rivista — 16 dicembre 2013

Angelo Orlando Meloni è un prolifico scrittore e un fervido lettore. Ha scoperto la scrittura attraverso i fumetti (i Marvel e Alan Ford erano i suoi preferiti) ed è giunto alla redazione del romanzo «ponderoso, poderoso, pretestuoso» – come lui lo definisce-  “Io non ci volevo venire qui, breve manuale di autodistruzione per il conseguimento della felicità”. È autore della sceneggiatura del fumetto «pulp-pure-troppo-pulp» “Triviale, dietro le cattive intenzioni” e, insieme all’amico scrittore Ivan Baio, del romanzo «comico-avventuroso-filosofico & di tutto di più» “Cosa vuoi fare da grande”, di cui è possibile trovare tutte le informazioni al sito http://cosavuoifaredagrande.com/. Saltuariamente aggiorna il suo blog http://speraben.wordpress.com/ «dal colore verde come la speranza, la benzina e l’ecologia».

-Come ha avuto inizio la sua esperienza con la scrittura?

È stato tutto consequenziale, ma non me l’ero cercata o così pensavo. Ci avrei giurato, ci avrei, e invece… Non ho mai pensato di possedere la vocazione né ho sentito la chiamata alle armi, il repertorio mistico-creazionista con me non ha funzionato. Da piccolo leggevo un sacco di fumetti, i Marvel della Corno e Carl Barks, ricordo, e Alan ford, poi passai a Verne, a Asimov, a un sacco di altre cose. Ero un ragazzetto e il mio piccolo mondo di libri e fumetti era piacevole, tranne quando incontrai Orwell, per non parlare di Kafka. Che botta, Kafka. Lo ricordo come se fosse oggi. Infine, dopo aver scalato ‘sta montagnetta di libri, poiché siamo scimmie e come tali imitiamo, scrissi un racconto. Faceva pena, senza appello. Ma ogni tanto, senza fretta, ci riprovavo. Fino a che, giovane stolto, osai spedirne uno a una rivista letteraria, Nuova Prosa. E quelli invece di rimandarlo al mittente insultandomi decisero di pubblicarlo. Gente di buon cuore. E il resto è seguito a poco a poco.

-Cosa vuol dire scrivere? O meglio qual è il fine della scrittura?

Domanda da un milione di dollari. Qual è il fine dell’arte? Non so dare una risposta, ma più invecchio più mi rendo conto che l’arte non possiede un valore d’uso, e in questa sua apparente vacuità, in questo arrapante nulla, si nascondono invece un sacco di cose, e tra di loro le storie. L’uomo è un animale narrativo, noi viviamo immersi in un flusso e forse è per questo che amiamo le storie. Lo so, è banale, ma nessuno mi ha mai dato la patente di intellettualone.

-Quali crede siano le cause della diminuzione del numero di lettori in Italia?

Penso ci sia una tendenza generale dovuta al fatto che la letteratura ha grandi avversari e non monopolizza il tempo libero. Poi, nello specifico, potrei scrivere un papello sull’ignobile mercificazione che sta distruggendo le belle lettere. E questo forse è vero, ma persone migliori di me affrontano il problema quotidianamente su giornali, siti, nelle università eccetera. Dal canto mio aggiungo una riflessione: il nostro paese ogni anno diploma migliaia di ragazzi che odiano le opere di Leopardi e quel godibilissimo romanzo d’avventura pieno di pustole intitolato I promessi sposi. Perché? Come siamo riusciti a ingenerare tutto questo odio, livore, disprezzo? Da qualche parte, in qualche modo, qualcuno ha sbagliato, abbiamo sbagliato. Ci sono fattori esterni e interni, ecco.

-Web: causa o possibile soluzione all’attuale crisi dell’editoria?

Possiedo un e-reader e funziona alla grande. Davvero. Spero però non vada a finire come per il vinile, dato che stiamo tornando sui nostri passi dopo aver sperimentato di tutto e di più. Comunque sia, è chiaro che l’editoria si sta spostando sempre più all’interno del mondo virtuale, è una storia già scritta. Bella o brutta che sia.

-Cosa pensa del self-publishing?

Come valvola di sfogo è ottima. A parte gli scherzi, secondo me chiunque è libero di scrivere un thriller erotico pieno zeppo di avverbi e con descrizioni che farebbero ammattire Giobbe, e poi di “appizzarlo” sui muri del suo palazzo. Figuriamoci sul web. A volte il self publishing diventa una gogna, questa è la verità, ci si espone al pubblico ludibrio, ma in mezzo a un mare di cacca ci saranno chissà quanti capolavori nascosti. Bisogna cercarli, però. E questo non è al momento semplicissimo, ma non ho alcuna preclusione. Ben vengano i capolavori nascosti.

-Come ha avuto inizio la sua attività di blogger? Quali crede siano le potenzialità dei blog letterari?

La mia attività di blogger è spezzettata e vive dell’estro del momento. Non me lo ha ordinato il dottore di fare il blogger o lo scrittore. Amo molto i blog, però, su tutti quello del sommo maestro Aciribiceci, e spesso mi ritrovo a girare di sito in sito. Alcuni sono agghiaccianti, altri meravigliosi. I miei preferiti sono i blog che fanno informazione scientifica.

-Ci sono degli strumenti di cui lo scrittore dispone per promuovere e incentivare la pratica della lettura?

Perdonatemi se posso di nuovo apparire banale, ma l’unico mezzo per incentivare la lettura è quello di scrivere un bel libro. Solo i grandi libri salveranno la lettura. E di sicuro non la salveranno il senso del dovere, le imposizioni, le opere esclusivamente didattico-pedagogiche. Così come, dall’altro lato, l’iperproduzione amatoriale.

-Cosa pensa dei social network?

Penso che ne siamo schiavi, ma penso pure che ne siamo schiavi perché sono fonti inesauribili di divagazioni e cazzatelle. È come stare al bar con gli amici. La struttura piramidal-vippaiola di alcuni siti, però, mi inquieta. Ma forse mi sbaglio e non capisco perché sia figo adorare un vip e scodinzolare felici.

-Cosa consiglia a chi intende intraprendere la strada della scrittura?

Leggere di tutto e tantissimo. Studiare qualcosa. Quindi approfondire. Selezionare. Darci dentro di brutto. Hai capito cosa ti piace dopo aver letto un tottilione di libri? Hai capito cosa vuoi dire, cosa ti sta a cuore? Bene, era ora, ragazzo. A quel punto armiamoci di pazienza e mettiamoci a scrivere dimenticando tutto quello che abbiamo imparato. Ma teniamo a mente una cosa: il mondo non ha alcun bisogno di un altro scrittore, me compreso. Più le cose sono difficili più ci piacciono, siamo fatti così.

-Ci sono delle letture che non possono assolutamente mancare nel repertorio del “buon lettore”?

Il buon lettore in assoluto non esiste, posso però citare alcuni autori e/o libri che per me sono stati davvero importanti, Landolfi, King, Vonnegut, il mitico Comma 22. E poi i fumetti di Carl Barks, Ranx di Tamburini e Liberatore. E la fantascienza, che stimola la fantasia e mi stare bene. Oh, che volete farci, non me la sono mica presa con i romanzi pieni di conflitti irrisolti che affrontano il grande male dell’incomunicabilità o che si innervano nella tradizione modernista rinfrescando le pareti del sanatorio. I gusti sono gusti. E come si è capito, la cultura masochista non mi ha mai convinto.

Alessandra Flamini

Share

About Author

scrivendovolo

(2) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.