Approfondimenti Rivista — 10 ottobre 2012

Pubblico di “libromani”: è al via la 64ma edizione della Fiera Internazionale del libro di Francoforte che, a partire da oggi e fino al 14 ottobre, darà spazio a ben 7000 espositori provenienti da circa 120 paesi. Un palcoscenico davvero sensazionale (anche in concreto, con i 171.790 metri quadrati della manifestazione) sul quale si incontrano le tendenze e le prospettive dell’editoria di tutto il mondo (anche di paesi emergenti come Cina, Brasile e India), con particolare attenzione all’ospite d’onore di quest’anno, la Nuova Zelanda.

A rappresentare l’Italia, in crisi, sì, ma con una crescita del 16% annuo in fatto di vendita di diritti all’estero che fa ben sperare, ci saranno l’AIE (Associazione Italiana Editori), l’ICE (Agenzia per la Promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), e il Ministero per lo Sviluppo Economico, pronti a supportare un gruppo di 250 editori italiani entusiasti di far conoscere le proprie produzioni al panorama mondiale.

Tra i temi che verranno dibattuti nei diversi convegni dell’edizione, la letteratura per l’infanzia: a questo proposito la Frankfurter Buchmesse ha scelto di ospitare la mostra “LEGGEVO CHE ERO. Ritratti con libro d’infanzia”, una galleria fotografica in cui sono ritratte diverse personalità dell’editoria per ragazzi in posa con un proprio libro d’infanzia. La mostra, che ha debuttato in occasione del Bologna Children’s Book Fair 2012, vuole mettere in evidenza la creatività e il potenziale di un genere continuamente da esplorare e sempre più produttivo: in Italia, ad esempio, l’editoria dedicata ai giovani lettori rappresenta il settore di maggior successo internazionale.

Le ragioni? Sarà forse per l’ormai trita e ritrita constatazione che i ragazzi leggono di più degli adulti? E se invece, mi viene da azzardare, ciò fosse il segnale di un più che naturale bisogno di evasione fiabesca, non solo da parte dei ragazzi ma anche, e soprattutto, da parte dei lettori più maturi, attanagliati da una realtà sempre troppo crudamente “reale”? A voi il giudizio.

 Immancabile il tema del passaggio della letteratura alla forma digitale: nonostante il nostro Paese (al contrario, ad esempio, di Regno Unito e Stati Uniti) sia ancora piuttosto affezionato all’idea del libro di carta, fatto di pagine da sfogliare “veramente”, che si ingialliscono tra le scaffalature delle biblioteche, l’editoria digitale non deve rappresentare una minaccia, anzi, deve essere concepita come la sfida del nuovo millennio.

Nelle sue “Lezioni americane” (1985) Calvino diceva: “Il millennio che sta per chiudersi è stato anche il millennio del libro, in quanto ha visto l’oggetto-libro prendere la forma che ci è familiare.” Ora che siamo giunti ad un nuovo millennio, possiamo, e dobbiamo, adattare il libro all’era tecnologica di cui siamo partecipi, senza sensi di colpa verso la tradizione di carta che abbiamo alle spalle. Perché, per continuare con le parole di Calvino, “la fiducia nel futuro della letteratura consiste nel sapere che ci sono cose che solo la letteratura può dare con i suoi mezzi specifici”. Ebbene, quei mezzi sono cambiati ma la letteratura è ancora in grado di esprimere tutte le sue straordinarie possibilità: non sarà di certo un e-book a spaventarla.

 Un programma interessante, dunque, ricco di importanti spunti non solo per l’editoria ma, come si è visto, anche per il futuro del libro e della letteratura.

Non ci resta che attendere il resoconto dei nostri “inviati speciali” a Francoforte, Daniele Dell’Orco, Francesco Giubilei e Francesca Mazzucato (direttrice della collana Cahier di viaggio di Historica edizioni): buona Buchmesse!

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