Concorso Buk — 22 gennaio 2014

Quello che tutti sanno, e che solo i più sciocchi ignorano, è del sonno pesante in cui sprofondano in inverno gli alberi da frutto. Poi si risvegliano in primavera pieni di frutti, più o meno come chi si sveglia pieno di caccolette negli occhi.

Ogni anno la stessa tiritera, nelle grandi valli lontane: alberi antichi, simili a un’immensa mandria di elefanti, si ridestano e si sgranchiscono. Dopodiché, con calma, osservano il risveglio degli alberelli più piccini. Questi, al vedersi così fioriti per la prima volta, s’emozionano d’un colpo solo, e patapuff, giù tutti i frutti appena fatti. Come i neonati, che dalla grande paura o dalla grande gioia, se la fanno addosso e s’allagano tutte le mutande.

Quell’anno la cerimonia della prima fruttata, toccava fra gli altri, al piccolo Albicocco, che durante tutto l’inverno s’era sognato quel momento: lui pieno di frutti, famoso Albicocco cocco di tutti.

Pensava fra sé:

E poi verrà il signore del profumo anti insetti e mi spruzzerà, poi verrà il fruttivendolo che m’incoraggerà, e quando avranno trasformato tutti i miei frutti in succhi di frutta, i bambini mi verranno intorno a fare il girotondo! E così vedrò cambiare tutti i colori dell’erba con la luce, con le albe e coi tramonti, e con la rugiada del mattino la mia chioma effetto bagnato sarà bellissima!

Finché arrivò finalmente il giorno in cui si svegliò, e patapuff, tutti i frutti per terra, sull’asfalto grigio.

Asfalto grigio? Pensò sorpreso, Dov’è finita la valle in cui mi ero addormentato?

Allora si stropicciò gli occhi e si guardò intorno: macchine che sfrecciavano a destra verso di là, macchine che sfrecciavano a sinistra verso di qua, sirene, clacson.

Un cane minuscolo con una maglietta all’ultima moda gli faceva la piscia addosso, il padrone spegneva una sigaretta sul suo fusto.

Non c’era più un albero nel giro di chissà quanti chilometri, era rimasto solo, in un posto puzzolente, grigio e rumoroso.

Era successo che il sindaco, di estrema sinistra-destra, aveva deciso di asfaltare tutte le valli, poiché le auto erano diventate troppe, e il nostro Albicocco s’era salvato perché era capitato proprio in mezzo ad uno spartitraffico. In poche parole era andato a vivere in città.

Cominciò a frequentare brutta gente. Tutti i fine settimana vedeva i ragazzi uscire dalla discoteca e fare la pipì. Con la loro piscia piena di alcol facevano ubriacare pure lui.  Si era fatto dei tatuaggi, uno che diceva “io e te tre metri sopra  il cielo”, un altro con scritto “noemy samy anty giorgy e rosy”, un altro “chicco e taty  love for ever”, fino all’ultimo e ricercatissimo “viva la fica”. In più era stato sostenitore di manifesti politici, cambiando anche spesso partito, passando da estrema destra-sinistra a estrema sinistra-destra. Si fumava continuamente i gas di scarico delle auto.

Insomma, era uno sbandato senza solide radici. Ma un giorno una macchina, con a bordo una coppia con figlio, arrivando dall’ incrocio a tutta velocità, s’era trovata di fronte un vecchio ciclista, forse l’ultimo rimasto in zona. La grande macchina aveva azionato i potenti freni, ma per evitare il vecchio con la bici, prese l’albero Albicocco, forse l’ultimo rimasto.

Il vecchio proseguì dritto e scomparve. Non si accorse di nulla perché stava ascoltando col cellulare i Rage Against the Machine su Spotify premium. Disgraziatamente i genitori del bambino persero la vita, così Albicocco si ritrovò rintontito, ferito, e con un piccolo ragazzo tra le radici. Calò la notte.

Questi furono i titoli dei giornali del sindaco il giorno seguente:

 –         Incidente: albero killer colpisce in pieno una macchina!  

 –         Albero senza patente e in stato d’ebbrezza detto Albicocco fa il botto grosso! 

 –         Non ha pietà: brutto fusto non si sposta! Perdono la vita un uomo e una donna.

Albicocco stava male, tutti se l’erano presa con lui, ma lui pensava spesso al povero ragazzo. Sapeva bene come ci si sente a rimanere soli.

Certo che quello era un periodo proprio brutto per Albicocco. Altro che albe e tramonti e bambini e girotondi! Lì il sole stava sempre dietro ai palazzi, l’erba non c’era, in inverno non si dormiva per via delle macchine, e i bambini, invece di succo di frutta, mangiavano e bevevano al fast-food di fronte, uscivano con le pance piene, senza alcuna voglia di girare in tondo.

Però, ora Albicocco una compagnia ce l’aveva. Ogni sera arrivava quel bambino con un mazzo di fiori che posava lì su di lui, e da un po’ di tempo, come fosse niente, c’era pure il vecchio ciclista. Sedevano lì a parlare.

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