Rivista — 05 settembre 2012

Alice Walker, la scrittrice divenuta celebre grazie al romanzo “Il Colore Viola”, pubblicato per la prima volta nel 1981 da Sperling & Kupfer nella collana Frassinelli Paperback, ha rifiutato di concedere alla casa editrice israeliana Yedot Books i diritti per una nuova traduzione in Ebraico del suo capolavoro.

Il romanzo che vinse il Premio Pulitzer nel 1983, venne già pubblicato in Israele nel 1980, nonostante questo, per la Walker si tratta di una questione di principio. Nella lettera, infatti, inviata alla casa editrice Israeliana Yedot Books, la scrittrice commenta: “la ringrazio molto per la sua richiesta di pubblicare Il colore viola ma in questo momento non mi è possibile concederle il permesso. In quanto, lo scorso autunno in Sud Africa, il Tribunale Russell sulla Palestina ha stabilito che Israele è colpevole di Apartheid e della persecuzione del popolo palestinese, sia all’interno di Israele che nei Territori occupati”.

Il classico, da cui venne tratto il film di Steven Spielberg nel 1985, con protagonista l’attrice Whoopi Goldberg, vincitrice del Golden Globe nel 1986 come miglior interprete di un film drammatico, affronta il tema dell’emarginazione razziale che ha tormentato per decenni gli Afro-Americani negli Stati Uniti d’America.

Per questo motivo, anche sulla base degli argomenti trattati sia nel libro che nel film, la Walker ha deciso di negare i diritti di traduzione, definendo la sua decisione come una forma di protesta civile e non violenta. Come ben sappiamo la scrittrice non è nuova a queste performance, infatti, in passato, fu proprio lei a vietare la diffusione del film in Sud Africa, fino alla scarcerazione di Nelson Mandela e all’abolizione dell’Apartheid.

C’è da dire però, che la Walker non è l’unica autrice che ha deciso di attuare questa protesta, infatti molti altri scrittori stanno negando il consenso per la traduzione delle loro opere in Israele.

Il sogno di Alice è quello di vedere, dopo anni di lotte, Palestinesi ed Ebrei convivere civilmente, e solo allora ripubblicherà il libro in Israele. Tuttavia è d’obbligo ricordare che la questione tra Palestinesi ed Israeliti, ha radici ben differenti dall’ Apartheid razziale in America o in Sud Africa, in quanto, il centro del problema non è solo legato alle etnie o al razzismo, ma anche alla politica, al territorio ed alla religione.

In risposta, Netta Gurevich della Yedot Books, ha dichiarato che la letteratura, dovrebbe contribuire ad avvicinare gli opposti, e generare un clima di reciproca tolleranza e non il contrario; in pratica, il fulcro del messaggio sia del romanzo, che del film The Color Purple.

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