Approfondimenti Rivista — 28 agosto 2013

Carlo Bastasin, editore del Sole 24Ore, si sente tradito dai giornali americani che tanto dovrebbero tutelare il plagio.

Invece non è così, e Bastasin ne è una prova.

Ispirandosi a Dustin Hoffman nel film Tutti gli uomini del presidente, sentiva di dover fare qualcosa, di dire agli altri quello che sapeva, condividerlo con chi aveva la possibilità di cambiare e migliore il mondo.

Conosceva uno scoop, di quelli che il mondo doveva sapere: chi aveva avuto per primo l’idea di salvare la Grecia dalla crisi che già incombeva su tutto il resto d’Europa. Il presidente della Bundesbank. Fu lui a proporre che la Banca centrale europea comprasse i titoli di Stato dei Paesi in crisi.

Bastasin rivelò tutto a un governatore di una banca centrale che conosceva da anni. Descrisse tutto ciò che aveva scoperto nei minimi particolari. Poi chiese conferma anche a lui, non voleva che dicesse sì o no, ma così come disse Carl Bernstein in un film, «ho bisogno di una terza conferma, non devi dirmi di sì, ma ora conto fino a dieci, se mi sto sbagliando mi interrompi», e Bastasin contò ininterrottamente fino a 10.

Così scrisse un libro, pubblicato in America nel 2012. Fu molto discusso, mosse molti venti, ma tutti rimasero invisibili. Sembrava che il mondo, ma soprattutto i media fossero diventati sordi tutto d’un colpo.

Invece all’improvviso qualcosa si mosse.

Il Washington Post come molti altri giornali sta soffrendo la crisi dell’editoria, nonostante ciò ha ancora molta voce in capitolo negli Usa.

Quest’anno Bestasin si trova a leggere 3 pagine del suo libro pubblicate sul Post. Fino a qui tutto bene. Riconosce perfettamente ogni sua singola parola. Il problema è che l’articolo era stato firmato da un’altra persona. Plagio. Un giornale americano che copia e firma con il nome di un altro giornalista un articolo? Non si era mai visto.

Il “suo” libro inizia dal Maggio 2010. La crisi europea è al culmine e sta facendo crollare l’economia mondiale. La Grecia sta fallendo. Tutta l’Europa ne è contagiata. I capi di Governo devono decidere cosa fare. Solo un’istituzione può salvare il mondo: la Banca centrale europea. La Bce non può e non vuole farlo. Non può acquistare titoli pubblici di uno Stato perché violerebbe i Trattati. Soprattutto i tedeschi si oppongono: temono che finisca come ai tempi di Weimar, quando l’inflazione portò Hitler al potere.

Nel 2010, il consiglio della Bce si riunisce eccezionalmente a Lisbona. Alla sera i governatori sono a cena quando all’improvviso i loro telefoni squillano: Wall Street sta crollando del 10 per cento. I banchieri non sanno che si tratta di un incidente tecnico, il Flash crash. Pensano di essere loro la causa. Trichet convoca allora una riunione immediata del consiglio. Il governatore tedesco, Axel Weber, prende la parola: la Bce deve acquistare direttamente i titoli di Stato greci. Un enorme vento di shock aleggia nella stanza. Proprio la Bundesbank cambia rotta ed è favorevole ad un intervent della Bce. Dopo un momento di silenzio, il presidente Trichet annuncia che in questo caso, procederà a predisporre l’operazione. La mattina dopo Weber si pente, spiega che ha cambiato idea e che voterà contro. In quel momento perde ogni fiducia da parte degli altri banchieri, e ogni possibilità di diventare l’anno successivo presidente della Bce. Il peggio non è ancora arrivato. Weber in un’intervista denuncia la decisione della Bce, che lui stesso aveva preso. Da allora tra la Germania e il resto del mondo non si è più avuta tregua. Tuttora il duello tra Bundesbank e Bce tiene in bilico la sopravvivenza dell’euro.

Nel giornalismo americano non si era mai sentito parlare di plagio, cosa che purtroppo nel resto del mondo è avvenuta più volte. Anche questo mito americano, viene infranto.

Francesca Macchiarini

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