Approfondimenti Rivista — 17 dicembre 2013

Da giorni si sente parlare di una detrazione del 19% sull’acquisto dei libri in seguito all’approvazione – lo scorso 13 dicembre – del Decreto Legge “Destinazione Italia”, di cui il sito Blitz Quotidiano pubblica qui il testo integrale.
All’interno del decreto, una manciata di articoli portano l’attenzione sul campo dell’editoria e dell’informazione, mirando ad una maggiore promozione e tutela del diritto d’autore, della vendita dei giornali e dei servizi d’agenzia. Tra questi si trova anche quello riguardante la famosa detrazione, di cui il testo:

“Misure per favorire la diffusione della lettura: Per favorire una maggiore diffusione della lettura dei libri cartacei è riconosciuta una detrazione fiscale del 19% sulle spese sostenute nel corso dell’anno solare per l’acquisto di libri muniti di codice ISBN, per un importo massimo di 2000, di cui 1000 per i libri scolastici ed universitari ed 1000 per tutte le altre pubblicazioni”.
L’articolo, il numero 17, propone dunque una detrazione fiscale del 19% sulla spesa annuale; una misura valida per tre anni, dal 2014 al 2016 compreso, e soltanto per libri cartacei, escludendo perciò gli e-book. Da sottolineare anche il tetto dell’importo a 2000 euro, con l’ulteriore spartizione: 1000 euro per libri qualunque, 1000 euro per libri di testo (perciò scolastici e universitari).

Quella che il Presidente dell’Associazione Italiana Editori Marco Polillo ha accolto compiaciuto con il commento “Una decisione davvero importante e soprattutto una svolta per la lettura in Italia” merita tuttavia  un paio di specificazioni che indirizzino gli entusiasmi dei lettori.

Innanzitutto “detrazione” significa, in parole povere, sottrarre un importo al totale da pagare in tasse. Si differenzia dalla deducibilità, più favorevole in termini economici ma riservata esclusivamente ai detentori di partita IVA. Viene da sé, ad ogni modo, che per usufruire di entrambe  bisogna avere un reddito.

In aggiunta, i libri cartacei a cui l’articolo fa riferimento sono soltanto quelli con un codice ISBN (International Standard Book Number), perciò a quelli entrati nel canale della grande distribuzione. A questo proposito restano un paio di punti non chiari: la detrazione interesserà anche l’acquisto di libri usati dotati di codice ISBN? E che dire di quelli cartacei, ma acquistati online?

Un’ulteriore sottolineatura: per garantirsi questa riduzione sulle spese diventerà necessario conservare e fare attenzione a scontrini e ricevute, normalmente appallottolati in fondo ai sacchetti già prima di uscire dalla libreria.

Ciò detto, la misura può certamente ritenersi un buon tentativo di ridurre le spese familiari e di aumentare il fatturato delle librerie, sostenendo in particolare quelle minori e indipendenti più penalizzate dalla crisi economica. Ma resta un punto controverso: perchè escludere gli e-book dalla detrazione?
E’ vero che il settore più in crisi appare ed è quello della carta stampata, fenomeno provato dal grande numero di librerie anche storiche che quotidianamente chiude i battenti. Tuttavia una crescita della massa di lettori di libri digitali è un dato di fatto, che si sta facendo corposo persino nel panorama dei lettori italiani – già di per sé non proprio “lettori forti”.

Insomma, questa deliberata decisione di escludere da un provvedimento così “fresco” una fetta così sostanziale della modernità appare quanto mai una scelta conservatrice e poco a passo con i tempi, che rischia ancora una volta di dimostrare quanto in Italia si abbiano pur delle buone idee, ma si stenti sempre a metterle in pratica fino in fondo ricadendo nel circolo vizioso della nostalgia dei tempi perduti.

Chiara Piotto

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