le interviste Rivista — 03 luglio 2013

La modernità in cui siamo immersi ha portato, come quasi in tutte le grandi epoche di cambiamento, una vera e propria rivoluzione antropologica. Spesso è la tecnologia ad essere al centro di tutto, anziché l’uomo.

Cambia il modo di conoscere, di imparare, di comunicare e di formare le menti.

Le tradizioni spesso scompaiono, alcune vengono semplicemente dimenticate, altre sono vittima diretta di un mondo che, quasi con violenza, sconcertante per quanto naturale, le relega nell’angolo dell’inutilità. È dalla notte dei tempi che si discute sul valore del denaro, e su come, da mero mezzo, sia man mano diventato un fine. Quest’epoca sembra invece essere caratterizzata da un ritorno del denaro come mezzo, ma per raggiungere un fine se possibile ancor più materiale, ossia la ricerca affannosa del possesso del bene tecnologico più all’avanguardia, senza il quale la vita pare essere più difficile.

Marco Calafiore ci racconta qui di seguito “Ancora una”, che è prima di tutto un messaggio di speranza, di protezione e valorizzazione di alcune pratiche incredibilmente evocative e senza tempo, come raccontare una fiaba al proprio pargolo per consegnarlo tra le braccia di Morfeo.

 

  • Ancora una” è un titolo davvero efficace, esprime in due parole tutto l’entusiasmo e la voglia di intrattenimento tipica di ogni bambino che ascolta una fiaba. Com’è nato questo titolo?

Ancora una” è la richiesta costante, martellante dei miei figli che tentano in tutti i modi di evitare di andare a dormire per ascoltare nuove storie. L’entusiasmo dei bambini è a mille, quello dei genitori molto meno, anche perché non è facile accontentarli dopo essere rientrati a casa dagli impegni della giornata. La stanchezza addormenta le mamme e i papà prima della fine di una storia.

 

  • Ci spiega brevemente il contenuto dell’opera?

Le classiche fiabe non bastano più. I bambini le conoscono a memoria. Un giorno mia figlia mi chiese: “Papà, ma quando hanno ucciso il lupo cattivo il WWF non ha fatto niente?” e io capii che era il momento di inventarne nuove, più stimolanti, pescando a piene mani nella vita vissuta. “Ancora una” è appunto un libro di racconti, il tentativo di un padre che tenta di far addormentare i propri figli, ma che pescando nella sua memoria, per inventare nuove storie, finisce per mischiare eccessivamente la vita con l’invenzione e quindi rompere quell’equilibrio che regola la distanza tra il pedagogico e la provocazione.

 

  • Qual è il tratto che caratterizza le fiabe narrate nel testo?

La parte iniziale del libro è solare, dolce, cinica, ma con gentilezza, è un momento in cui il genitore è stanco di raccontare favole e i bambini non vogliono dormire. Nella seconda parte i ruoli si invertono: i bambini sono assonnati, ma ora al padre piace inventare nuove storie scavando nel suo passato, così tenta di tenerli svegli. Il libro infine diventa cupo, crudo quando il genitore nel tentativo di tramandare ai propri figli una parte della propria esperienza, si rende conto che è impossibile proteggerli dalle cattiverie e dalla sofferenza, e che forse è proprio attraverso il percorso della vita, un racconto elaborato dal genitore come fosse un male omeopatico, che i ragazzi possono comprendere l’essenza e il valore della vita, il rispetto e la dignità della persona.

 

  • Che rapporto ha il contenuto delle fiabe con le storie di vita vera?

Un rapporto diretto, a tratti romanzato, ma nulla di ciò che è scritto è totalmente inventato. La realtà ha più fantasia di noi.

 

  • E la loro morale?

 

Ho pensato spesso alla morale scrivendo “Ancora una”. Nei racconti iniziali esiste, è palese. Proseguendo invece ho ritenuto opportuno non mentire, non nascondere il fatto che non c’è alcuna morale in alcuni eventi della vita.

  • In tempi moderni i nuovi nati hanno molte più occasioni di svagarsi e sviluppare la fantasia in modo più “attivo” dei loro predecessori, magari utilizzando strumenti tecnologici di ultima generazione. È in grado una fiaba di mantenere un certo primato e risultare ancora indispensabile? E in che modo?

No non lo è. Non è in grado di mantenere il primato pedagogico nell’educazione dei bambini, perché i piccoli di oggi sono bombardati dai media e dalle tecnologie di intrattenimento. È impossibile tenerli sotto una campana di vetro educativa. A tal fine però, l’intenzione di “Ancora una” è proprio quella di raccontare storie che possano accontentare tre generazioni differenti: i bambini che ascoltano, i genitori che filtrano e leggono, e i nonni. Per divertirsi, crescere e capire, ma insieme.

 

  • Lo stile di vita di molti genitori e di molte famiglie è cambiato radicalmente. Trovare tempo da dedicare ai propri figli dopo estenuanti giornate di lavoro sembra essere diventata una rarità, crede che far addormentare il proprio figlio leggendogli una fiaba possa essere considerata una pratica in via d’estinzione?

No, non è in via di estinzione, anzi. È dura per chi ha orari di lavoro estenuanti, ma sono sicuro che il momento più bello della giornata, per i genitori e i figli, sia ancora quello della favola della buonanotte.

 

  • La purezza di una fiaba è riscontrabile in poche altre cose, basti pensare all’influenza negativa che internet e i media in generale possono avere sulla crescita di un bambino. Le fiabe possono essere considerate una “protezione”?

Purtroppo ci accorgiamo sempre troppo tardi che i bambini sono cresciuti: internet, la televisione, la scuola, gli amici più grandi anticipano sempre l’educazione dei genitori. Le fiabe sono ottime letture, ma devono essere scelte come un abito su misura: che senso ha leggere cappuccetto rosso ai propri figli, quando loro hanno già consapevolezza che il WWF protegge il lupo dall’estinzione? Quale messaggio implicito o morale comunicheremmo ai ragazzini che tifano per il lupo?

 

  • A quale target di lettori si rivolge il suo libro?

 

Genitori intelligenti in grado di cogliere le provocazioni, diciottenni, nonni annoiati, e tutte le persone dotate di intelletto e umorismo. “Ancora una” non è un libro per bambini, ma un libro per chi si sente ancora figlio. Ciononostante, filtrate dalla lettura del genitore, i bambini trovano irresistibili alcune storie presenti nella prima parte del libro.

  • Progetti per il futuro?

 

Continuare a scrivere articoli, terminare il mio prossimo libro, e avere la sera ancora la forza di raccontare storie ai miei figli, ma per tenerli svegli, per passare più tempo insieme.

 

E’ possibile acquistare “Ancora una” cliccando qui.

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.