le interviste Rivista — 28 febbraio 2013

La vita quotidiana non sempre trova spazio nei romanzi. La trama deve essere avvincente affinché il lettore si convinca a comperare quel libro, ma soprattutto perché non lasci le pagine orfane d’attenzione.

Eppure c’è un sottile senso di riconoscimento e curiosità che ci spingerebbe a leggere di storie come le nostre.

Il romanzo “Anima-le”di Luciano Corica ha l’intrigo di una confessione, la dolcezza di una confidenza e la naturalezza di un racconto vero.

Il protagonista, Angelo, è il vicepreside di una scuola che viene sconvolta dall’aggressione ad un ragazzo omosessuale. Da qui seguiranno una serie di eventi molto simili. I sospetti crescono e come pugni si scagliano contro l’immagine che l’uomo aveva costruito con anni di diligenza, serietà, passione, lealtà.

Il colpo più duro viene sferrato proprio dagli affetti più intimi, ai quali Angelo era legato in modo passionale.

Un sogno ricorrente, un trauma rimosso, la paura che torna, il tradimento e poi il perdono. Sono gli eventi di “Anima-le” che sanno di vita vera, difficoltà e speranza.

1-“Anima-le” è il titolo del suo romanzo, vuole spiegarci il motivo?

 cover-anima-le

Inizialmente avevo pensato di intitolare il romanzo semplicemente “Anima”, in quanto la ritengo la vera protagonista della storia. Mentre le pagine prendevano forma però, mi sono accorto che dentro quest’anima c’era tanto nero e titolare solo Anima il mio libro, mi sembrava riduttivo ed ingannevole per il potenziale lettore. Il gioco di parole che mi ha portato ad “Anima-le” mi è piaciuto tantissimo, rappresenta perfettamente il racconto che, spero, porta il lettore vicino ai lati più belli e dolci dell’animo umano, con la consapevolezza che esiste una parte scura che così non spaventa più. Inoltre la parola Animale nella sua interezza, rappresenta l’istinto, via di salvezza per gli attori della storia, come spesso accade nella vita.

Infine, secondo me, il titolo è, insieme alla copertina, la finestra del libro per chi lo guarda e valuta se vale la pena leggerlo. In questo senso “Anima-le” mi piaceva moltissimo.

Spero di aver visto giusto.

2-Quanto la vita vera è entrata nel suo romanzo?

Chi come me, ha la passione per la scrittura, sa che la voglia di scrivere arriva da un angolo dentro di noi che facciamo fatica ad individuare. Si ha il desiderio di scrivere senza quasi saperne il perché. Se però una ragione io volessi trovarla, ne troverei in realtà due, di pari importanza.

La prima è una ragione curativa, nel senso che quando scrivo sto meglio, trovo uno sfogo a quei sentimenti che a volte la vita mi impone di mascherare, riesco a dare un senso a quei pensieri che mi pare girino a vuoto nella mia testa, il mio umore si alza. Per questo motivo per la prima opera edita, non potevo non attingere dal mio vissuto a piene mani. Sono partito dalle mie esperienze e le ho unite alle paure più recondite, alle voglie più nascoste, alle emozioni che quasi non mi sapevo spiegare.

La seconda è una ragione un po’ pretenziosa a prima vista. Volevo scrivere il libro che avrei voluto leggere e che ho fatto fatica ad individuare negli scaffali delle librerie. Ho aggiunto quindi una larghissima parte di fantasia, per rendere la storia piacevole alla lettura. Volevo trattare molti temi che mi stavano a cuore senza essere noioso e gli ho affiancato quindi una storia, la parte romanzata che, pur essendo altamente credibile, non ha niente a che fare con il vissuto vero. Il mio almeno.

3- Nel libro viene trattato il rapporto padre-figlio, a volte dolce, altre difficoltoso, e poi c’è la voglia di fare meglio dei propri genitori. Quanto, nella vita vera e in quella del protagonista del suo romanzo, crede che questo affetto familiare incida?

Negli ultimi anni, il rapporto tra padre e figlio si è molto modificato, nel senso che i padri “moderni” sono più presenti, hanno uniformato il ruolo di genitore con quello della madre che una volta era, per questioni pratiche, la figura prevalente nell’educazione dei figli. La società ha giustamente richiesto ai padri di trasformarsi, di cercare più dialogo, più comprensione, di svolgere mansioni che tempo fa gli erano precluse. Tutto questo è andato un po’ a mettere in possibile discussione l’autorità paterna, che era dettata anche solo dalla poca confidenza. Cercare l’equilibrio giusto in un rapporto che deve essere allo stesso tempo caldo e freddo, dolce e autorevole non è sicuramente semplice ed apre purtroppo le porte a quei contrasti che comunque fanno parte dello sviluppo delle persone nelle quali si vanno trasformando i nostri “bambini”.

La situazione è poi aggravata da un “bag” societario. Il nuovo ruolo del padre è richiesto e lodato in una famiglia tradizionale, ma spesso non verrà riconosciuto in una famiglia separata, né dalla legislatura che fatica a vedere come “preferibile” un affidamento al padre, né dalla comunità che continua a ritenere più “importante” il ruolo della madre. In questa situazione, continuare ad essere un buon padre dopo una separazione è veramente difficile e porta gli uomini a cercare di dare tutto o, a volte, a rinunciare a tutto come metodo di autodifesa.

Angelo, il protagonista del romanzo, vive appunto queste difficoltà e, proprio quando pensa di averle risolte………

La volontà di migliorarsi rispetto ai propri genitori e cercare di sopperire alle mancanze che abbiamo vissuto nella nostra infanzia, per lo sviluppo dei figli, invece, credo che sia una preoccupazione comune a tutti i genitori, implementata da uno stile di vita che sta cambiando velocemente attraverso le generazioni. Questi cambiamenti così veloci però, non ci fanno accorgere delle nuove esigenze dei figli, a volte così differenti da ciò che noi siamo intenti a dargli. Migliorarsi rispetto a chi ci ha preceduto, fa parte dello stesso spirito di sopravvivenza di tutti gli “animali”.

Nella storia narrata il protagonista si renderà conto che il valore più importante da lasciare ad un figlio è dentro alle persone stesse e passa attraverso le generazioni quasi per osmosi.

4- Ci riassuma brevemente gli eventi fondamentali di Anima- Le.

Il libro inizia con un incubo ricorrente che il protagonista viveva nella sua infanzia. Ci sarà un continuo salto temporale durante la storia, tra l’infanzia del protagonista ed il periodo attuale nel quale avvengono apparentemente gli eventi principali. Dico “apparentemente” perché in realtà tutto è collegato all’infanzia del protagonista ed è lì che vanno ricercate le ragioni del romanzo, come in quell’incubo, che nascondeva un presagio che accompagnerà il protagonista per tutta la vita.

Senza svelare troppo il contenuto, comunque, voglio ancora aggiungere che Angelo, proprio nel momento in cui pensa di essere riuscito a trovare il suo equilibrio, sarà trascinato dagli altri protagonisti della storia in un vortice di rivelazioni che sconfesseranno tutto il mondo che credeva di essersi costruito intorno.

Quando poi finalmente si convincerà che, tutto sommato, la sua famiglia gli aveva regalato la vita che lui inconsciamente desiderava, capirà definitivamente di essere sempre stato lui l’unico artefice del suo destino.

5- Come viene trattato il tema dell’omosessualità in questo libro?

L’omosessualità fa parte delle tante forme di razzismo che condizionano il nostro tempo. Ho sempre odiato il razzismo in tutte le sue forme, soprattutto quando è indirizzato su delle minoranze. Inoltre ho sempre provato un senso di ammirazione per chi decide di vivere la propria condizione in modo trasparente, ancora di più quando questa trasparenza richiede una maggiore dose di coraggio.

Per questi motivi ho deciso di esporre l’omosessualità soprattutto come una necessità di trasparenza, di “normalità”. Forse è un’utopia, ma sogno un mondo in cui ogni persona possa vivere come ritiene più opportuno senza essere giudicato in continuazione. Un giudizio, un commento, può essere legittimo fino a che non va a ledere la dignità della persona stessa. Invece, molto spesso, l’etichetta che accompagna le persone diventa più importante delle persone stesse. E’ come se queste minoranze si portassero un cartello sempre appeso addosso con sopra scritto : “Non sono normale”, “Sono omosessuale” oppure “Sono meridionale” oppure “Sono africano”, e la gente, vedendo questo cartello non riuscisse più a vedere la persona che c’è dietro a questo cartello. E’ semplicemente animalesco ed irrazionale farsi condizionare nel giudizio degli altri, in positivo o in negativo, prima dalla classe di appartenenza che dalle azioni dell’individuo stesso.

Detto questo, ho avuto qualche ripensamento dopo aver scelto di descrivere un pedofilo-omosessuale come personaggio negativo della storia, ma credo che risulti molto chiaro a chi legge che si tratta di un uomo malato. Purtroppo è “normale” che le persone malate possano appartenere ad una minoranza.

6- Che ruolo svolge Monica, la seconda moglie del protagonista, nel romanzo?

Monica è uno dei personaggi della storia che possono apparire secondari in una prima fase di lettura. In realtà nel romanzo ci sono diversi personaggi talmente importanti che sarebbe troppo riduttivo definire secondari. Monica, nello specifico, all’inizio della storia sembra avere un ruolo semplicemente di contorno, come se stesse a guardare lo svolgimento della storia accompagnando Angelo solo con la sua presenza.

Con l’avanzare delle pagine però, diventerà la vera catalizzatrice delle scelte del marito. Infatti lei rappresenta per il protagonista la ragione che rende possibile tutti gli sforzi che la vita quotidiana gli richiede. La perdita di questa sicurezza rappresenterà per Angelo un ostacolo insormontabile.

Infine, dopo aver svolto per molte pagine il ruolo di donna disponibile, mostrerà un carattere indipendente, rendendosi conto prima degli altri che le colpe o le disgrazie non possono impedirci di vivere.

7- Che significato ha il viaggio in Africa di Angelo, il protagonista?

Questo viaggio ha la funzione, per il protagonista, della fuga da una realtà che non riesce più a riconoscere come sua. La scelta dell’Africa come meta però, non è affatto casuale.

Questa terra ricca di tradizioni, di umiltà e di umanità era l’unica in grado di redimere il personaggio principale, di fargli cogliere la possibilità e l’importanza di una vita che può andare oltre l’imperfezione che lui aveva già accettato, fino a sfiorare quei luoghi scuri dell’anima che avevamo già visto in precedenza.

8- C’è una confessione inconsapevole del protagonista durante il viaggio. Senza svelare nulla ci spieghi perché ha scelto questo strumento.

Mi piaceva l’idea di mettere l’evento più importante del libro sotto una luce vaga, poco definita. L’atto che chiude il cerchio, spiegando il significato più intimo del libro, rimane così velato da una pellicola che lo rende meno importante, quasi sfuggente. In questo modo volevo ribadire uno dei concetti fondamentali del libro : gli eventi della vita, per quanto possano essere tragici, possono diventare trasparenti o almeno accettabili, probabilmente rimarranno dentro noi, faranno parte di noi ma non necessariamente questo sarà un male.

9- Chi sono i potenziali lettori di “Anima-le”?

Logicamente tutti! Nei miei sogni ho già venduto milioni di libri! Ovviamente scherzo, ho raggiunto comunque uno dei miei principali obbiettivi : farmi leggere da qualcuno! Sto parlando del mio libro su una rivista specializzata, per me è davvero un ottimo risultato!

A parte questa piccola divagazione, quando ho scritto il libro ero convinto, e lo sono ancora, che il lettore ideale fosse un padre, magari separato, come me. In realtà dai primi riscontri che sto avendo dai lettori, ho trovato che “Anima-le” piace molto alle donne. Penso che questo sia merito del lato dolce della storia che, anche se fino ad ora è stato poco rimarcato, riveste un ruolo preponderante nel racconto. Credo però che il libro possa anche piacere a quella fascia di persone giovani che possono attingere dalla storia qualche riflessione riguardo al rapporto genitori-figli, per capire meglio il punto di vista dei figli ma anche dei genitori.

10- Ora chiuda con una frase cara ad Angelo, il protagonista del romanzo.

Cosa starà facendo mio figlio in questo momento? Ho sempre pensato, sperato più che altro, che l’affetto potesse superare le distanze, non solo quelle fisiche, ma adesso sento così forte la sua mancanza che non ne sono più così sicuro.”

La scheda dettagliata del libro è consultabile qui

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