Approfondimenti Rivista — 20 febbraio 2013

Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece disgraziata a modo suo.”

Forse uno degli incipit più famosi della storia della letteratura, che con poche semplici parole riesce a disegnare uno schizzo, seppur appena abbozzato, di centinaia di situazioni familiari. Stiamo parlando, senza ulteriori indugi, di “Anna Karenina”, opera di Lev Tolstoj, pubblicato per la prima volta nel 1877. L’autore vedeva in quest’opera il suo primo romanzo e faticò non poco per la pubblicazione, che avvenne in otto parti, ricorrendo nell’ultimo capitolo a finanziare in prima persona. All’uscita del romanzo, la maggior parte della critica russa lo stroncò declassandolo a libro di frivolezze dell’alta società, ma raccolse anche molti consensi. Spicca tra tutti quello di Dostoevskij, che dichiarò: «Anna Karenina in quanto opera d’arte è la perfezione..e niente della letteratura europea della nostra epoca può esserle paragonato».

Anna Karenina” è senza dubbio un romanzo il cui il protagonista principale è l’amore, quel sentimento così forte e lacerante, capace di strappare l’anima di una persona, lasciando il vuoto più assoluto nel cuore del malcapitato. La storia, nota ai più, narra le vicende di Anna, la perla dell’alta società di San Pietroburgo che, perdutamente innamoratasi dell’affascinante conte Vronskij, ufficiale dell’esercito, lascia il marito. I due vivono in un’intensa storia d’amore, ricca di passione e desiderio carnale. Ma la felicità dei due innamorati è destinata ad affievolirsi. Vronskij inizia a essere sempre più distante, ma Anna non ne vuol sapere di tornare su suoi passi e chiedere scusa al marito, che per lei è divenuto ormai un estraneo, che la tiene lontana da suo figlio. Non vede altra via di scampo se non nel suicidio. Un triste epiteto per una storia ricca di sentimento e amore.

Nonostante la storia d’amore tra Anna e Vronskij sia quella centrale, in contrapposizione a questa abbiamo quella di Konstantin Levin e Kitty, solida e onesta, senza bisogno di bugie o sotterfugi. Un costante parallelismo che permette al lettore di valutare le due facce della medaglia. L’amore carnale è davvero tutto? O esiste una seconda via?

Come sempre in questo tipo di romanzo, è la cornice a rendere il tutto più emozionante e colorito. Tra le pagine di Tolstoj scopriamo uno straordinario spaccato sociale della Russia dell’Ottocento e della sua morale. Utilizzando come strumento la storia d’amore tra i due aristocratici, Tolstoj ha l’opportunità di approfondire temi come l’ipocrisia, la gelosia, la fede, la società, il progresso, nonché il conflitto tra lo stile di vita agrario e quello urbano.

Come non può un’opera del genere, non far venire l’acquolina in bocca a registi e sceneggiatori? Nel corso degli anni ci sono state infatti moltissime rivisitazioni del romanzo di Tolstoj e decine sono i riadattamenti cinematografici che ne sono venuti fuori. Esce domani, nelle sale italiane, la dodicesima pellicola dedicata ad “Anna Karenina”, diretta da Joe Wright, mettendo in scena, in un teatro, i protagonisti e tutti i canoni comportamentali, amorosi, linguistici ed etici di cui si compone il romanzo. Il ruolo controverso di Anna Karenina è stato affidato alla graziosa Keira Knightley, che già in passato aveva lavorato con Wright sul set di “Orgoglio e pregiudizio” ed “Espiazione”. In questa pellicole vediamo il declassamento a marito abbandonato di Jude Law, una volta rubacuori per eccellenza. Siamo comunque curiosi di vederlo in questa nuova veste.

Wright sceglie l’originalità e fa del suo film un ibrido tra teatro e cinema, una nuova angolazione dalla quale lo spettatore potrà godere di una delle storie d’amore più dolorose di sempre. La scenografia sulla quale si muovono i protagonisti è quella di una Russia imperiale, fatta di velluto ed oro, drappi e vestiti pomposi. Salvare l’apparenza è la prima regola in questa sottospecie di giungla, l’ipocrisia e l’invidia sono i cardini dei rapporti interpersonali e nessuno cerca l’amore, non quello vero almeno. Tranne Anna e Vronskij, che su questo sfondo, fatto di apparenze e finzione, scoprono cosa vuol dire amare, senza riserve.

Ci affidiamo a Wright sperando di rimanere piacevolmente sorpresi dalla sua rivisitazione. Da un grande romanzo derivano grandi responsabilità. Non era così?

 

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