Approfondimenti Rivista — 26 aprile 2013

Da social network a social retailer il passo da compiere è breve. Ad aNobii, la rete sociale dedicata ai libri e alla lettura più famoso in Italia, sono bastati 7 anni. La sua storia comincia, come tutte le storie destinate a lasciare una sensazione di amaro retrogusto, con un eclatante boom iniziale. Tuttavia, il successo era solo illusorio e a spergiurare il pericolo di un crollo improvviso non è bastata la vivacità e il dinamismo dei suoi utenti. Le spietate logiche commerciali e l’incalzante concorrenza del Web, indossate le vesti da carnefici, hanno fatto la loro vittima: non il Sito, non la community, ma, ancora una volta, la cultura.

Anobii è stato creato ad Hong Kong nell’agosto del 2006 dall’allora ventisettenne Greg Sung e dalla sua nascita ad oggi ha compiuto il giro del mondo. Attualmente diffuso in 15 lingue diverse, è considerato un esempio di Web 2.0, termine utilizzato per indicare uno stato di evoluzione del World Wide Web rispetto a una condizione precedente, poiché permette un elevato livello di interazione tra il sito web e l’utente. Come suggerisce il nome stesso, aNobii deriva dal termine Anobium Punctatum, il “tarlo della carta”, epiteto con cui, nei paesi anglosassoni, viene metaforicamente indicato chi passa molto tempo sui libri, il social network ha un indirizzo specifico, quello della lettura. Ciascun iscritto può, infatti, mettere in linea la propria libreria attraverso i codici ISBN o un motore di ricerca interno, visualizzare quelle altrui ed eseguire in automatico un calcolo di compatibilità con la propria, al fine di individuare e tenere d’occhio le librerie più affini, per scoprire nuovi libri e nuovi autori. È possibile inoltre condividere recensioni, commenti, votazioni, dati sull’acquisto e sulla lettura, lista dei desideri e suggerimenti con altri utenti, direttamente o attraverso gruppi.

Tra il 2009 e il 2010 il social reading esplode in Italia. La reazione da parte del pubblico di utenti di internet è eccezionale: secondo fonti interne all’azienda i visitatori nel 2011 si aggirano intorno ai 70 mila al mese. In breve tempo la comunità italiana diventa la più numerosa e quotidianamente più attiva del mondo e aNobii mostra sempre più chiaramente quella parte di sé che di lì a poco avrebbe preso il sopravvento: il suo grande potenziale commerciale. Tra i vari servizi che offre, l’applicazione online consente pure lo scambio e la vendita di libri tra utenti e alcuni autori non hanno esitato ad immaginare un rapporto 1/30 o 1/35 tra copie vendute e copie nelle “librerie virtuali” di un libro.

Tuttavia, non adeguatamente potenziato, ulteriormente indebolito dai disservizi e dalla mancanza di aggiornamenti e stretto tra la morsa degli altri social network emergenti, aNobii nell’autunno del 2010 crolla in maniera irreversibile. Alcuni utenti passano a portali concorrenti come Goodreaders, altri preferiscono social network più generalisti come Facebook e Twitter, e solo i più fedeli continuano oggi, chissà per quanto ancora, a custodire gelosamente sul proprio profilo il patrimonio culturale e letterario accumulato negli anni.

A marzo 2011 il fondatore annuncia che aNobii era stato acquistato da una start-up inglese con l’obiettivo di integrare funzioni sociali e vendita di libri ed ebook. “L’obiettivo- spiega l’allora CEO Matteo Berlucchi- è sempre quello di essere presenti nella fase che precede l’acquisto di un libro. Solo in questo modo possiamo competere con gli attuali online store che offrono condizioni economiche estremamente agressive. È chiaro che la questione è: come faccio a creare valore, profittabilità. La risposta è molto semplice ed è diventare anche noi dei librai, dare la possibilità di acquistare il libro che hai scelto di leggere”.

Da spazio libero in cui condividere opinioni, emozioni e ragionamenti per il puro piacere di farlo, aNobii si trasforma in “commerciante sociale”- così come lo hanno definito alcuni utenti indispettiti. Tuttavia, ad indispettire altrettanto è che nessun editore italiano abbia pensato di investire in aNobii, nonostante la nostra comunità fosse di gran lunga la più prolifera.

Attualmente, il sito è scisso in due componenti: nel giugno del 2012 Sainsbury’s Supermarkets Ltd ha acquistato quote di maggioranza della società Anobii e ha fatto di beta.anobii.com una piattaforma per vendere ebook a clienti nel Regno Uniti; www.anobii.com continua invece ad esistere come social network per gli amanti del libro.

Non c’è comunque da abbassare la guardia: il passo dal social network all’eliminazione del sito è ancora più breve. Urge, dunque, una soluzione che sia quanto più immediata, perché la perdita sarebbe di valore inestimabile, soprattutto per il Belpaese. “Anobii in italiano- scrive Alessandro Gazoia sul blog culturale “Minima e Moralia”- ha un grandissimo patrimonio culturale di informazioni bibliografiche, recensioni, discussioni e un prezioso patrimonio sociale di contatti e relazioni. Gli utenti, con la loro passione e la loro lunga e costante attività (col loro lavoro) hanno reso il sito un centro aggiornato, ricco e vivo. Hanno lavorato gratis su di un sito privato che domani potrebbe risultare irraggiungibile, e proprio perché questi utenti fornitori di opera gratuita hanno un costo in termini di tecnici informatici, banda, server, ecc. e devono quindi venire monetizzati a sufficienza con pubblicità o partnership commerciali o accesso a pagamento”. 

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