Approfondimenti Rivista — 31 luglio 2012

Avere un sogno si traduce, per alcuni, nell’avere un progetto. L’idea iniziale appare confusa, così i primi passi verso la realizzazione sono incerti, ma la riflessione e il tempo ci offrono la soluzione. Un libro è una progetto, è il frutto di chi crede e agisce. La condivisione, che la lettura e la scrittura determinano, è già presente nell’atto di creazione del libro. Le figure professionali coinvolte lavorano insieme, come api nello stesso alveare affinché il miele prodotto abbia il colore dell’oro. L’autore fornisce la materia grezza verso cui l’editore si impegna. Il valore che ognuno costruisce si somma per poi essere diffuso e finalmente incontra i lettori.

La natura ancipite del libro però determina quelli che possono apparire difetti nella filiera tradizionale di realizzazione. Il supporto sul quale è scritto il contenuto rappresenta l’oggetto fisico e richiede la presenza di figure addette alla distribuzione e reperibilità. Il messaggio è il contenuto, il lavoro fornito dallo scrittore e scelto dall’editore.

La distribuzione si appropria di un’alta percentuale di guadagno proveniente dalla fisicità del libro e quindi dal suo trasporto. In termini economici ad un prodotto tangibile è facilmente assegnato un valore. La stima che invece viene fatta approposito il contenuto è difficile e quasi sempre in difetto rispetto alla carica emotiva e ideale investita dagli stakeholders. Buona parte del risvolto economico proveniente dal libro viene assorbita da chi non partecipa alla sua ideazione, e nemmeno alla sua fase embrionale. Il distributore potrebbe anche trasportare pagine di libri vuoti, il loro compito sarebbe comunque portato a termine. L’ unicità del libro, nonostante la doppia natura, è voluta e pensata dagli scrittori, dagli editori, dalla redazione. Forte è il loro disappunto nei confronti di questa realtà problematica apparentemente irrisolvibile.

L’avvento del digitale ha oscurato il sentiero tradizionale, ed ha illuminato una realtà alternativa ancora tutta da comprendere. Il cambiamento fondamentale ha coinvolto il supporto, quindi la parte fisica del libro, ora soppiantata dai bit.

Il digitale ha sferrato un duro colpo. Il colpo non lo ha ricevuto solo la versione cartacea, ma anche i distributori. Il ruolo degli editori e degli scrittori non morirà e non si ridimensionerà. Quello dei distributori sì perché è cambiata la componente a cui si affidano. La natura ancipite del libro sembra ora nascondersi, o almeno allegerirsi.

Il digitale porterà con sé altri problemi, ma l’evoluzione tende ad eliminare elementi non indispensabili.

Oggi occore abbinare alla struttura tradizionale un modello di business digitale e quindi un percorso economicamente sostenibile. Una casa editrice deve saper mantenere il proprio volto, rendere familiare i contorni; cosicché nel disordine del digitale il lettore riconosca quella qualità e quel progetto che sono un imperativo categorico al quale non ci si può sottrarre.

In questi giorni empi viene il poeta a preparare i giorni migliori (…). Popoli ascoltate il poeta (…) egli solo ha la fronte illuninata.” (Victor Hugo, Fonction du poète)

L’editoria non ha il dono della veggenza, ma ha il compito di svelare quelle idee che possano, con la loro forza, mostrarci il futuro.

 

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scrivendovolo

(1) Reader Comment

  1. Quella del digitale è sicuramente una rivoluzione in positivo, sia per la reperibilità dei libri,sia per gli eccessivi passaggi di mano che il cartaceo subisce prima della sua pubblicazione.Come tu illustri il trasporto non è un fattore indispensabile per la buona riuscita del lavoro, quindi se abbiamo la possibilità di valorizzare più il contenuto che la copertina perchè non sfruttarla? È giusto che a godere pienamente del successo del libro sia chi lavora veramente su di esso. Per quanto riguarda il lettore,avrebbe le stesse garanzie dall’editore ma con la possibiltà di avere il libro ovunque e in qualsiasi momento.

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