Approfondimenti Rivista — 13 giugno 2013

Ad oggi è ancora il fenomeno più discusso, si è affermato con facilità nel panorama culturale mondiale e inaspettatamente ha preso piede anche in Italia. Il self-publishing (auto-pubblicazione) ha fatto chiacchierare lettori ed autori, ha allarmato gli editori ed ha aperto nuove possibilità prima inesplorate. Alla base c’era una necessità, gli autori sentivano il bisogno di alzarsi in piedi e far sentire la propria voce prima coperta dai suoni indistinti. Sopratutto quei lavori rifiutati o dimenticati dalle case editrici volevano emergere, uscire allo scoperto e sperimentare da soli il proprio effetto sul pubblico. Così gli scrittori si sono buttati in un’esperienza tutta nuova divenendo promotori di se stessi, l’editing del libro ha cambiato improvvisamente forma. Comprendere la nuova tendenza non è stato difficile, accettarla forse un po’ di più, ora si parla di libertà dello scrittore ma anche di dubbia qualità. Non si può negare che il lavoro delle case editrici consista nell’analizzare il libro, se idoneo sarà pubblicato e l’editore si applicherà per pubblicizzare e promuovere lo scrittore e il suo lavoro.

La casa editrice funge così da filtro impedendo a prodotti di scarsa qualità di arrivare fino al pubblico. Con il self-publishing questo filtro è del tutto rimosso, si apre una finestra su un mondo vario e pieno, in cui l’unico giudice, l’unico spartiacque tra il bene e il male è un lettore disorientato. L’altra faccia della medaglia? Basta pensare a quanti libri rifiutati dalle case editrici e poi successivamente autopubblicati dagli scrittori abbiano riscontrato un successo grandioso sulle piattaforme di self-publishing. Forse andrebbe rivalutato il ruolo del pubblico; il lettore rimane l’unico e vero monarca della letteratura, nessuno può combattere contro il giudizio di chi consuma il prodotto, davanti al suo dissenso tutto il lavoro della casa editrice scompare, rimane solo il fallimento.

Eppure, spesso, dietro la buona riuscita del prodotto c’è proprio il buon lavoro di editing, di promozione svolto dall’editore e dal suo team, quindi chi sceglie la via del self-publishing deve prepararsi ad affrontare una sfida molto ardua. Non tutti sono in grado infatti di promuovere correttamente il proprio libro, seppure questo fosse di qualità potrebbe rimanere nell’ombra vista la vastità delle piattaforme e la determinazione di alcuni scrittori particolarmente abili. Insomma quello dell’auto-pubblicazione è un fenomeno per niente semplice, ha i suoi lati positivi e i suoi grandi limiti, proprio perché nuovo è impossibile da definire in modo esatto. Il self-publishing si evolve ogni giorno e si cercano sempre più spesso delle alternative meno estremiste, gli editori cercano di infiltrarsi nel meccanismo per non perdere del tutto il loro ruolo spesso non badando a spese.

De Agostini e Newton Compton si sono aggiudicati il titolo di “più coraggiosi d’Italia” annunciando la nascita di Libro/Mania, la piattaforma italiana di “assisted self-publishing”. Non stupitevi per questa nuova parola, non è nulla di molto diverso da ciò che conoscete, è una collaborazione in cui lo scrittore riceve (gratuitamente) i servizi di correzione ed editing del libro da pubblicare sulla piattaforma da parte dell’editore. Si tratta sicuramente di una grande spesa ma le due case editrici sperano di trovare tramite la correzione dei buoni titoli da pubblicare, in quel caso gli incassi sarebbero davvero notevoli. È un passo importante per l’Italia che abituata a cercare di stare dietro agli altri paesi, ora crea un proprio progetto nonostante la crisi e l’incertezza economica del momento. De Agostini e Newton Compton non hanno certo intenzione di sprecare il proprio denaro: avviare questo progetto significa diventare i promotori del self-publishing italiano, il punto di riferimento per tutti gli scrittori che si auto pubblicano e per tutti i lettori in cerca di nuove storie. L’Italia avrà una propria identità, un proprio ruolo del fenomeno e il biglietto da visita saranno le due aziende.

 

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