News Rivista — 14 gennaio 2013

Un pianto generale. Nessuno può sottrarsi alla tempesta. E se persino uno dei più autorevoli e prestigiosi settimanali al mondo, “Time”, avverte il peso della crisi vuol dire che è arrivato davvero il momento della selezione naturale, che non risparmia nemmeno il più forte.

Il numero uno del magazine, Laura Lang, ha deciso di bloccare tutti gli aumenti di stipendio previsti nel 2013 per redattori e dipendenti. Lo rivela il New York Post, secondo cui questo è solo il primo passo verso un piano di ristrutturazione ben più duro. Il gruppo Time Warner, infatti, avrebbe deciso di ottenere almeno 100 milioni di risparmi tagliando i costi legati al personale, preparandosi a mandare a casa tra i 500 e i 700 lavoratori. Si tratta di quasi il 10% dei circa 8.000 dipendenti del gigante dell’editoria americana, che pubblica circa 130 testate: tra le più celebri, oltre a Time, ci sono Sports IllustratedFortune e People.

La Lang, nella sua comunicazione interna, ha sottolineato che Time Inc. continua ad andare meglio dei rivali, ma ha aggiunto che la società ha bisogno di mettere in sicurezza i conti per il futuro.

Già, i rivali.

La crisi ha già colpito nei mesi scorsi lo storico rivale di Time, Newsweek, che dall’inizio dell’anno non esce più in edicola, ma solo sul web. Venti di crisi continuano inoltre a soffiare sui quotidiani: come al New York Times, che per una questione di contenimento dei costi ha deciso di smantellare il desk ambiente, la task force di giornalisti ed esperti creata nel 2009 per seguire le questioni del global warming.

La situazione è sempre più critica. Si salvi chi può.

Redazione

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