Approfondimenti Rivista — 30 settembre 2013

Quando lo scrittore è avaro e l’editore cauto, il romanzo è preconfezionato.

Alcuni ambienti editoriali, infatti, sembrano imparare dalle grandi catene di fast-food e producono  pubblicazioni seguendo lo stesso principio che soggiace alla commercializzazione di cibo spazzatura: riconoscere il genere (alimentare per la gastronomia, letterario per l’editoria) più venduto e ripropinarlo in tutte le salse.

Fino a qualche anno fa c’era il fantasy, prima ispirato ai sette volumi di Harry Potter firmati J.K. Rowling, poi ai 4 romanzi della Saga di Twilight; oggi c’è il genere soft porn o il romanzo erotico, che dir si voglia, delle “Cinquanta sfumature di grigio” e tutto ciò che a esso si conforma. La novità è evitata e il desueto rimane tale.

La logica sottostante a questo tipo di scelte editoriali è semplice: se il pubblico ha apprezzato un certo stile di scrittura e determinati contenuti, per le sue prossime letture compirà una selezione tra quei libri in cui crede poter ritrovare le stesse emozioni.

D’altro canto, se si pubblica con il preciso intento di ottenere fama e denaro, non c’è spazio per l’audacia e la generosità; piuttosto, è ineluttabile seguire le strategie di mercato. La più comune è la lettura delle preferenze dei lettori: se un libro ha successo è perché soddisfa la richiesta di un pubblico ampio a sufficienza per assicurare la vetta delle classifiche dei romanzi più venduti. Per i soggetti del mercato librario, l’affezionamento a lettori così generosi è quasi materno; e quale miglior modo per prendersene cura se non appagando le loro aspettative con letture simili alle precedenti?

Tuttavia, tanto l’autore bramoso di facili consensi, quanto l’editore in cerca di un best-seller su cui stampare il proprio nome, nell’esatto momento in cui decidono di cavalcare l’onda, snaturano la loro professione: il primo rinuncia all’originalità della scrittura e alle intuizioni con cui ogni forma d’arte si alimenta; l’altro accantona il rischio insito nella sua professione, preferendo alle strade impervie quella già praticate.

Il risultato sono pile di libri stereotipati, qualitativamente discutibili e capaci di soddisfare solo lettori di massa. Spesso, il successo che ottengono duplica quello del prototipo di riferimento, ma solo se il lavoro è figlio di qualche grande case editrice. I piccoli editori, inermi davanti alla fama dei colossi del libro, per non restare schiacciati, hanno bisogno di percorrere sensi opposti. Lontani dalla logiche di fast-food, cercano la novità e puntano sulla varietà. Essi sanno che il successo richiede sacrificio, ma la posta in gioco è troppo alta quando ciò che si compromette è il valore qualitativo. Se per essere tra le file dei grandi, occorre rinunciare a quanto di più eccitante c’è nella professione dell’editore, tanto vale rimanere piccoli. Perché ciò che anima il piccolo editore, più del desiderio di essere tra i grandi è essere tra i grandi con qualità. Preso atto dei rischi, per l’editore impavido inizia il vero lavoro: trovare uno scrittore che risponda alla sua concezione di professionista.

Il panorama letterario è saturo di penne avide di emozioni e sterili di originalità. Sono sempre più rari quegli autori capaci di esplorare terre nuove e portare i lettori a formidabili altezze. Si preferisce rimanere nelle solite quattro mura e volare basso, perché si crede che il cambiamento faccia paura. Così imitano coloro che sono riusciti ad avere successo, perdendo di vista il loro più grande insegnamento: per farsi notare bisogna osare. Per contro, gli autori generosi di emozioni, dimentichi delle classifiche di gradimento, lasciano che a guidare la mano sia il cuore, e non banali strategie di mercato. Nelle loro opere mettono dentro ciò che suggerisce loro istinto e fantasia, purché sia l’intelletto a scegliere le parole. Se fuggire libri preconfezionati è un imperativo, è ad essi che bisogna guardare.

Si lasciano, allora, trame trite agli scrittori privi di talento e ad editori scevri di coraggio,perché solo quando una penna generosa incontra un animo impavido, il romanzo è unico nel suo genere.

 

Alessandra Flamini

 

 

 

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