News Rivista — 28 settembre 2013

Le biblioteche sono un grande aggregatore sociale, oltre che culturale, senza dimenticare la loro capacità di promozione e moltiplicazione di altre discipline. Ma le 12 mila biblioteche italiane risentono degli stessi identici problemi di cui tutto il Paese è vittima. Precarietà delle risorse economiche, zero innovazione e nessun ricambio generazionale.

Un numero su tutti: gli investimento sono scesi del 60% in meno di dieci anni.

A fotografare la drammaticità della situazione sono stati gli altri numeri diffusi dall’Aib: gli investimenti delle Regioni sono calati del 33%, passando dai 66 milioni del 2010 ai 44 del 2012 (dati che, per altro, includono gli stanziamenti sia per i musei che per le biblioteche).
Alcune Regioni, ha ricordato Stefano Parise, presidente dell’Aib: “nell’ultimo triennio addirittura non hanno investito nulla”.
Il grosso del bilancio delle biblioteche pubbliche è arrivato dunque ancora dai Comuni, che per il 2012 hanno investito 398 milioni di euro, mentre le Province hanno quasi azzerato la loro spesa. Nel complesso, ha aggiunto Parise, lo “stanziamento per le biblioteche pubbliche statali è sceso dai 48 milioni di euro del 2003 ai 22 del 2011. Calcolando l’inflazione il taglio è superiore al 60%”.
Sono quasi scomparsi i fondi per i servizi informatici (-64% tra il 2005 e il 2012), catalogazione (-93%), tutela (-82%) e persino per l’acquisto del materiale bibliografico: poco più di 2 milioni di euro nel 2011, rispetto agli oltre 8 milioni del 2005. Non meglio gli organici, passati dai 3 mila addetti del 1994 ai meno di 2 mila del 2011, con un’età media del personale direttivo di 58 anni.

 

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