Approfondimenti Rivista — 18 novembre 2013

Nella lista dei libri letti, tra un titolo e l’altro, ce n’è sempre qualcuno a cui ciascun lettore si sente particolarmente legato. Di autori diversi, trame incomparabili, personaggi agli antipodi, i libri a cui accordiamo la nostra preferenza, spesso, hanno in comune il solo fatto di riuscire a guardarci dentro. Ogni emozione, qualunque essa sia, ha sempre un punto di origine; i libri, come lenti d’ingrandimento, mettono a fuoco ciò che sfugge alla nostra razionalità e, più di potenti farmaci, curano la tristezza e la solitudine.

Facendo leva su questo impulso, la biblioterapia, la tecnica psicoterapeutica nata negli anno ’30 negli Usa, su iniziativa dello psichiatra William Menninger, prescrive la lettura nei processi di crescita psicologica e culturale del singolo e dei gruppi, nei processi formativi degli educatori e dei professionisti della salute e per l’auto aiuto nella nostra società. Il principio che ne regola il funzionamento è l’omeopatia: quando ci lasciamo coinvolgere dalla trama di un libro, al punto tale da perdere la sensibilità della realtà esterna, è perché vediamo noi stessi in uno dei suoi personaggi e l’empatia che ad esso ci lega fa sì che i suoi fallimenti siano i nostri fallimenti, alla sua rivincita corrisponda la nostra rivincita. In altre parole, l’uomo trova consolazione del suo dolore nel dolore dei personaggi, perché leggendo della sfortuna altrui sentiamo di non essere soli.

“I libri- ha affermato Fabio Stassi, curatore dell’edizione Sellero di “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno” di Ella Berthoud e Susan Elderkin- funzionano come un vaccino: inoculi una piccola dose di virus per immunizzarti dalla malattia. Un vaccino ti può far venire la febbre. All’inizio stai male, ma poi guarisci”.

Allora, le donne inquiete, tormentate dal desiderio di evasione e di riscatto, farebbero bene a leggere “Anna Karenina”, “Madame Bovary” o “Case di bambole”; chi sta soffrendo a causa di un tradimento subito, potrebbe trovare conforto in “Eros e Pathos” e in “Frammenti di un discorso amoroso”; ai genitori possessivi è consigliata la lettura del capitolo “I figli” de “Il Profeta”; gli uomini tormentati da nevrosi su cui aleggia lo spettro paterno potranno trovare se stessi ne “Il male oscuro”; contro l’accidia si può provare “Oblomov” e contro il cinismo “L’uomo senza qualità”; per adolescenti afflitti da incomunicabilità con il padre c’è “Lettere al padre”.

La biblioterapia è oggi una prassi comune nei dipartimenti psichiatrici americani e britannici. Negli Usa ci sono circa 3700 titoli dedicati all’auto aiuto; in Inghilterra, le autorità sanitarie hanno approvato una lista di 35 libri, con particolare riferimento alla cura di ansia, depressione e insonnia.

In Italia, il primo e unico sito dedicato all’argomento è visitabile al link www.biblioterapia.it, fondato nel 2006 dalla dottoressa Rosa Mininno. Sebbene il suo impiego non sia ancora largamente diffuso, ad oggi viene accordata la capacità terapeutica anche ai libri di alcuni autori nostrani: Camilleri per gli ansiosi, Baricco –con “Seta”- contro lo struggimento, il Tomasi di Lampedusa de “Il Gattopardo” come cura all’inappetenza, “Nuova Grammatica Finlandese” di Diego Marani per chi soffre di crisi d’identità.

Ad essi si aggiungono nomi della letteratura straniera: Naipul contro il mal di schiena, Franzen come soluzione ai problemi familiari, Cormac McCarthy per le crisi di paternità, Garcia Marquez per i depressi, Dostoevskij per chi mangia e beve troppo, Varga Llosa come afrodisiaco.

I libri sono la nostra àncora di salvezza. Quando la giornata è iniziata con il piede sbagliato e tutto va nella direzione opposta a quella sperata, nei momenti di tristezza e di sconforto, nella solitudine e nei dispiaceri, essi ci insegnano che per tutto c’è un rimedio. E quando, nonostante ci speriamo con tutti noi stessi, il lieto fine non arriva, non c’è comunque da temere: è così un po’ per tutti. Allora, nell’attesa di essere trovati proprio da ciò che stiamo cercando, leggere un buon libro può essere un ottimo passatempo. Magari uno di quelli capace di alleviare la stanchezza e il malumore. Magari uno di quelli capaci di guardarci dentro e rimanerci nel cuore.

Di seguito una lista di titoli con potere terapeutico, tratta da “Curarsi con i libri. Rimedi letterari per ogni malanno”, il libro con l’aspetto di raffinato ricettario, disponibile nelle librerie italiane da qualche giorno. Il consiglio, per non rimanere delusi, è di prendere il contenuto con le pinze dell’ironia che è, tra le altre cose, la cura di tutti i mali:

-“I dolori del giovane Werther” di Johann Wolfgang Goethe , “Bel Canto” di Ann Patchett e “Primo Amore” di Ivan Turgenev, per curare amori irrequieti.

-“Bartleby lo scrivano” di Herman Melville, per curare la tristezza dovuta alla perdita del lavoro.

-“L’uccello che girava le viti del mondo” di Haruki Murakami, contro l’amarezza della disoccupazione.

-“Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway, contro la rabbia.

-“La metamorfosi” di Franz Kafka, per le crisi d’identità.

-“Uomini e topi” di John Steinbeck, per la mancanza di speranza.

-“Maurice” di E.M. Forster contro l’omofobia.

-“Uomo invisibile” di Ralph Ellison, contro il razzismo.

-“Anna Karenina” di Lev Tolstoj, per il mal di denti.

-“Ventimila leghe sotto i mari” di Jules Verne, per l’allergia al polline.

 

Alessandra Flamini

 

 

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.