Approfondimenti Rivista — 10 dicembre 2012

Perché si legge? Per concedersi un momento di relax e di evasione dalla realtà contingente degli impegni quotidiani; per sentirci raccontare una storia, come quando si era bambini, e perderci tra i confini dell’immaginazione. Ma i libri sono più reali di quanto non si voglia dire: “le fiabe, in fondo, sono vere”, dice Calvino.

Nei libri, in genere, possiamo ritrovare storie di uomini e donne proprio come noi: leggendo un libro, ci capita spesso di immedesimarci nella voce di un protagonista, nei suoi pensieri, nelle sue decisioni, e da queste magari trarre poi anche utili consigli da sperimentare nella nostra vita. Del resto i libri sono storie di un “man speaking to men” come afferma Wordsworth, che accomunano tutti gli esseri umani in quelle che sono le problematiche che si trova ad affrontare tutti i giorni. Ecco allora che i libri possono essere letti anche a scopo terapeutico, per curare i nostri grovigli psicologici, appunto perché ci mostrano, a debita distanza, le situazioni che anche noi viviamo, e magari ci aiutano anche a risolverle.

Di qui, la tendenza alla “biblioterapia”, ossia, alla cura attraverso i libri: un gran numero di saggi ed agili manuali, pubblicati nel giro degli ultimi anni, che sostengono questa modalità di intendere un libro. Uno tra i massimi difensori di questa idea è sicuramente Milo Silvera, traduttore, scrittore e poeta che, dopo l’uscita di “Libroterapia. Un viaggio nel mondo infinito dei libri” nel 2008, ha pubblicato da poco il suo ideale proseguo, “Libroterapia 2”. Nelle sue opere, Silvera difende quello che lui stesso definisce il “potere salvifico e taumaturgico della lettura”, riportando alla luce frammenti di vita personale in cui i libri si sono rivelati compagni insostituibili: “libri che mi hanno fatto intravedere la luce quando ero proprio giù, libri che hanno segnato rinascite effimere o più durature, altri che hanno accompagnato momenti in cui amavo crogiolarmi in uno spleen cosmico”, confessa l’autore.

Insomma, i libri come veri e propri farmaci per lo spirito.

Tuttavia, però, come del resto conviene ai medicinali, anche nei confronti dei libri, occorre avere qualche accortezza: per ogni problema, un libro specifico, e si badi bene di non fare mix pericolosi! Così, le biografie di personaggi celebri aiutano a far intendere che anche le vite apparentemente più impeccabili nascondono turbamenti e problematiche comuni a tutti quanti. Gli aforismi e le poesie, invece, forniscono verità di vita in modo efficace e facilmente fruibile: una sorta di pillola da portare sempre con sé e da ingerire all’occorrenza, senza troppe controindicazioni.

Ma c’è chi, questa “biblioterapia” l’ha presa proprio sul serio. Si tratta di Ferdinando Galassi, non poeta, non scrittore o romanziere, bensì psichiatra e psicoterapeuta all’ospedale “Careggi” di Firenze. In “Pillole di carta e di celluloide”, Galassi e la sua equipe di medici hanno raccolto un elenco di libri (e film) scientificamente adatti a curare determinati disturbi psicologici, preoccupandosi anche di corredare ciascuno di questi libri di un dettagliato bugiardino, in cui vengono elencate indicazioni, effetti collaterali e addirittura posologia.

Così, ad esempio, si legge a proposito de “L’amore ai tempi del colera” di Màrquez: “Indicazioni: per le persone che sono state lasciate, per le persone che sono sole e soffrono la solitudine; Effetti collaterali: i sogni vanno sempre seguiti, ma non sempre si avverano. La cosa più terribile nella vita è voltarsi indietro e capire di non averci messo abbastanza impegno; Posologia:una volta l’anno o tutte le volte che non credi più nell’amore”.

Come si è visto, i libri possono aiutarci a superare le difficoltà della vita proprio perché parlano essi stessi della vita, perché presentano circostanze che forse, prima o poi, tutti ci troveremo ad affrontare. Ma la proposta di Galassi presuppone una corrispondenza fin troppo rigorosa tra stato d’animo personale e libro da leggere: una corrispondenza a tutti gli effetti “scientifica”, che non può reggere. Questo principio di necessità urta violentemente con la sensibilità e il background di esperienze personali che caratterizza l’immagine di ciascun lettore: un testo può venir recepito in modo diverso da diversi lettori, ed è per questo che dall’elenco di Galassi bisognerebbe pescare con certo criterio.

In linea di principio, comunque, l’idea di impiegare la letteratura per aiutarci a vivere meglio è senz’altro eccezionale: il tempo che si dedica alla lettura, come dice Pennac, “dilata il tempo per vivere”. Ci permette di convivere poeticamente con la società degli uomini, in una catena che dilata l’essenza di ognuno per mezzo dell’altro. La lettura come “collante dell’umanità”. 

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scrivendovolo

(1) Reader Comment

  1. E’ vero spesso mi è capitato di trovare nei libri rivelazioni inaspettate, consolazione in momenti di sconforto e risposte quando nessuno sapeva darmi le frasi giuste. Ma leggere è anche solo un piacere che ferma il tempo e ti fa gustare le parole.
    Un saluto allegro.
    T.

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