Approfondimenti Rivista — 11 marzo 2013

It’s in a book: Seven tips for sticking to your reading goals”

Questo è il titolo di un articolo recentemente apparso sul sito “The Ticket”, all’interno del Daily Herald on line: grazie alla consulenza di Laura Wadley, manager presso la sezione bambini della Provo City Library, si è cercato di fornire sette accorgimenti per cercare di appassionare alla lettura e, in sostanza, per rivalorizzarne la pratica.

I consigli proposti, tuttavia, non sorprendono particolarmente. Evidentemente, si finisce per ricadere nei banali luoghi comuni dell’invito alla lettura: tra questi, portare sempre un libro con sè, divertirsi e appassionarsi a ciò che si sta leggendo, non considerare la lettura come una perdita di tempo o addirittura come un sorta di dovere intellettuale. E ancora si legge, all’avvertimento numero cinque, “andare oltre ai libri”, ossia leggere qualsiasi cosa al di là dei romanzi, e quindi riviste o quotidiani, letture, per così dire, “usa e getta”, veloci e non troppo ingombranti né in fatto di volume, né in fatto di tempo. Inconsueta, invece, è la proposta numero sei: la Wadley consiglia di avvicinarsi alla lettura, in mancanza di tempo, anche attraverso i sempre più diffusi audiolibri: dal cellulare o dal lettore mp3, mentre guidiamo verso l’ufficio, o in casa, mentre sbrighiamo le faccende domestiche, possiamo farci raccontare un libro, alla stessa maniera in cui ascolteremmo un canzone.

Personalmente, da grande appassionata della lettura, dopo aver letto questi sette avvertimenti, ho percepito una profonda frustrazione. In sostanza, infatti, mi sembra evidente che se al giorno d’oggi abbiamo ancora bisogno di ricordare che la lettura allarga i nostri orizzonti, ci fa conoscere nuove realtà e ci istruisce divertendoci, significa che siamo davvero di fronte ad una grande emergenza culturale: c’è un profondo bisogno di rieducare alla lettura, di trasmettere il valore della sua pratica e della sua funzione, perché a quanto pare c’è ancora chi non ne ha afferrato l’importanza. Attraverso questo articolo, mi sembra di avvertire il grido disperato della lettura che cerca di farsi sentire da orecchie otturate da occupazioni superflue e inconsistenti, indaffarate in mille impegni e mai disposte ad accogliere la voce di una storia. Lo stesso grido è stato lanciato, non troppo tempo fa, da un’efficacissima pubblicità progresso che recitava questo slogan: “Leggere è il cibo della mente: passaparola”.

Nonostante il nobile intento di questo articolo, mi pare tuttavia di scorgere un altro fattore di frustrazione: attraverso questi consigli, la lettura appare un po’ troppo commercializzata, per così dire, “ribassata” come se fosse una merce in saldo: della serie, “non hai tempo di leggere? Leggi un quotidiano: vale lo stesso come lettura!”, oppure “ascolta un audiolibro mentre passi l’aspirapolvere: se non hai tempo, non preoccuparti di concentrarti troppo sul libro, puoi pensare pure ai fatti tuoi!”.

La lettura non può abbassarsi a questo punto per “vendersi”: sarei pronta a fare un elogio della lettura ma, come è successo per la Wadley, mi sembrerebbe di banalizzarne la sconfinata ricchezza, a maggior ragione perché la lettura non ha bisogno di giustificazioni e di compressi, la lettura è una ricchezza che non si può vendere né comprare. Vorrei soltanto concludere citando le parole di colui che è riuscito veramente a fornire uno dei più sinceri e convincenti elogi della lettura, ossia Daniel Pennac: “Questa assoluta necessità della lettura è anche ciò che ci distingue dalla bestia, dal selvaggio, dal bruto ignorante, dal settario isterico, dal dittatore trionfante, dal materialista bulimico, bisogna leggere! Bisogna leggere!”

 

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