Recensioni Rivista — 29 marzo 2013

Non è una sera fatta per indietreggiare questa. Il quel primo aprile 1965 non c’è più spazio per i compromessi. La coerenza però diviene solitudine, isolamento. Mentre sei colpi di pistola squarciano l’aria già dolce di una notte primaverile. Un omicidio “eccellente”. Una storia di passioni. La politica, la lotta, l’amore. Le storie di uomini e donne negli anni inquieti che preparano le rivoluzioni. “Blocco 52, una storia scomparsa, una città perduta”, accattivante intreccio tra realtà e finzione, riuscitissimo esperimento di scrittura corale del collettivo Lou Palanca per Rubbettino editore, muove dalla vicenda vera di Luigi Silipo per farne un romanzo a più voci. Silipo, esponente di rilievo del Partito Comunista Italiano negli anni della guerra fredda, emissario a Praga in più occasioni, sindacalista sempre al fianco dei braccianti calabresi, viene ucciso nel rione Maddalena, a pochi metri da casa. In un anno qualunque, un anno come tutti gli altri, ma che sotteso ha un senso di urgenza di inquietudine, mentre un anno-simbolo, il ’68, si avvicina. In una sera qualunque. Muore ad appena 49 anni, portando con sé la verità su un delitto avvolto nel mistero. La vicenda di Silipo è stata finalmente strappata all’oblio con “Blocco 52”. Perché ci sono storie che semplicemente scompaiono. Storie e persone. Il tempo pare depositarvi sopra l’indifferenza e la fretta dei giorni come polvere densa e pesante. E, stranamente, a volte non accade neppure che l’oblio arrivi dopo lunghissimi anni, ma sia invece brevissimo il tempo per dimenticare. Il tempo e gli uomini, parimenti colpevoli. Ma bisogna scriverle certe storie, bisogna raccontarle. Fabio Cuzzola, Valerio De Nardo, Nicola Fiorita, Maura Ranieri e Danilo Colabraro hanno “indagato” su Silipo e la sua storia. Hanno ritrovato e immaginato la sua vicenda politica e privata, il clima di un’epoca densa di ideali, le piccole storie personali dentro la grande storia collettiva. E il giallo della sua fine. Senza movente, senza presagi, soprattutto senza colpevoli. Pista politica o passionale? Errore magari? Poche le fonti scritte, non molte di più quelle orali, per una storia che si ferma al “blocco 52” del cimitero di Catanzaro, dove si trova la tomba di Silipo. In città di lui e del suo assassinio si hanno ricordi vaghi, forse neppure veri ricordi, ma solo qualche “sentito dire”, mentre all’Archivio di Stato il fascicolo del procedimento relativo alle indagini sul caso è addirittura incredibilmente vuoto. Nonostante la scarsissima documentazione, la vicenda viene abilmente ricostruita dal collettivo di scrittori e tutto ciò che non è vero è assolutamente verosimile. Dagli ambienti scarni e fumosi delle sedi di partito, luogo di incontro e scontro, dove si parlava, si dibatteva, e ciascuno gridava la propria verità nell’affannosa ricerca di una via possibile per la “rivoluzione”, all’universo ancora per certi versi arcaico del mondo contadino, fino ai pensieri e sentimenti personali di Silipo e della teoria di personaggi che popolano il romanzo. Dal passato al presente, Silipo e il PCI, Silipo e le sue donne, e quarant’anni dopo la ricerca a ritroso del professore Vincenzo Dattilo (alter ego di Fabio Cuzzola e personaggio “sintesi” dell’intero collettivo). Ci sono i compagni di partito, il magistrato di turno, Caterina, con i suoi capelli neri e le forme morbide, la misteriosa Nina. Difficile scindere il racconto storico dalla narrazione letteraria: la scrittura è coinvolgente, il fatto cede il passo all’immaginato senza soluzione di continuità e i protagonisti appaiono vividi nelle loro caratterizzazioni. Tra le pagine di “Blocco 52” la figura di Luigi Silipo si impone in maniera forte. È un insofferente Luigi Silipo, sul fronte dell’impegno politico e nel privato. Non ama convenzioni e costrizioni. Vorrebbe un PCI più vicino alla gente e meno legato a schemi che gli paiono ormai stantii, superati. E vorrebbe una società meno conformista, meno bigotta, più capace di libertà. A poche ore da quei colpi di pistola che chiuderanno la sua esistenza, Silipo si scontra in sezione con il compagno Cinanni sull’appoggio o meno al piano urbanistico del comune di Catanzaro. Sarebbero certo più utili e proficui l’unione e la condivisione. Ma non è una sera fatta per indietreggiare. E Silipo non lo fa. Ribadisce la sua idea. Niente compromessi per un piano regolatore che, a suo parere, tradisce lo sviluppo, la bellezza, il futuro della gente. Silipo mantiene la sua posizione. Non indietreggia. Poche ore dopo è tempo dell’ultima sigaretta sotto le luci incerte della Maddalena. Solo un attimo probabilmente per guardare in faccia il suo destino. E dopo il nulla. Pochi giorni di un qualche clamore sui giornali, la vicenda che via via scivola nelle solite quattro righe in cronaca e, su tutto, l’ingombrante silenzio del PCI. Dove ti eri nascosto Luigi Silipo? Anzi dove ti hanno nascosto? Merito, dunque, al collettivo di giovani studiosi e intellettuali calabresi che, quasi per caso, si ritrovano davanti a vaghissimi cenni di quella storia e, nonostante le molte difficoltà, ne fanno lavoro di ricerca, opera di denuncia civile, letteratura.

 

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