Approfondimenti Rivista — 15 aprile 2013

Capita ogni giorno di imbattersi in centinaia di volti. Mentre si va a lavoro o di ritorno da una giornata frenetica, nelle strade trafficate della città o durante la fila al supermercato, ci capita di incrociare una gran quantità di persone che, forse, proprio come noi, è ansiosa di sbrigare le incombenti commissioni e tornare a casa dalla propria famiglia. Se siete di Torino, della Zona di San Salvario, vi potrà capitare di imbattervi -tra le centinaia di persone che si incontrano ogni giorno- in qualcuno che ha deciso di contribuire, a proprio modo, al progetto “Giralibro-editoria per il quartiere”. Magari in uno dei titolari delle 23 case editrici -di cui 7 torinesi- che hanno messo a disposizione gratuitamente 10 libri del loro catalogo; o in uno dei proprietari dei 30 “Punti Giralibro” -ristoranti, piadinerie, gastronomia, centri estetici- in cui sono stati collocati i libri in questione; oppure in qualcuno che -sia esso uno studente, una casalinga, un operaio, un disoccupato- un libro incluso nel progetto l’ha trovato e ha deciso di portarlo con sé per leggerlo comodamente sulla poltrona di casa propria. Tuttavia, se siete abbastanza fortunati, vi potrà capitare di imbattervi proprio in uno dei tanti libri catalogati.

L’idea è venuta alla Libreria Trebisonda di Torino, che l’ha realizzata insieme all’Associazione commercianti del Quartiere di San Salvario e con il sostegno della sua Circocrizione. L’obiettivo è ambizioso: creare un circuito di bookcrossing organizzato per far sì che i libri, quelli di piccoli e medi editori, possano essere notati da chi con essi ha poca familiarità o scarse frequentazioni. L’iniziativa, tuttavia, è più di un modo per acquisire possibili futuri clienti. È una sfida, quella di sopperire alle carenze strategiche delle biblioteche che, alla lotta al digital divide, devono ora aggiungere il problema dell’erogazione a pagamento di servizi, finora gratuiti. E una provocazione, nei confronti delle istituzioni che sembrano trascurare l’importanza delle attività di promozione della lettura.

La modalità di svolgimento del progetto è semplice e ricorda l’abituale servizio di prestito delle biblioteche: ciascun lettore può recarsi in uno dei “Punti Giralibro” e leggere il testo scelto sul momento oppure restituirlo dopo qualche giorno in una delle qualsiasi attività commerciali aderenti.

Un’iniziativa simile è stata sperimentata nel 2002 in Gran Bretagna. Si tratta degli Idea Store londinesi, sorti per la prima volta in un quartiere multietnico in cui le biblioteche non riuscivano ad attrarre una considerevole fetta della popolazione residente, perché legata a una concezione elitaria di lettura- riservata, cioè, a una ristretta nicchia di intellettuali. Portare i libri all’interno di negozi, a Londra così come a Torino, vuol dire proporre un modello alternativo di biblioteca e un nuovo modo di concepire il libro: creare dei circuiti culturali diversi rispetto a quelli tradizionali e promuovere la lettura in luoghi frequentati abitualmente permette di fare del libro un oggetto capace di entrare nella quotidianità di ogni individuo. Tuttavia, un progetto di tale portata richiede ingento impegno e disponibilità da parte di editori, librerie e Punti Giralibro, un impegno e una disponibilità superiore  alle possibilità di piccoli e medi imprenditori se il progetto dovesse estendersi a livello territoriale. “San Salvario -ha affermato Malvina Cagna, della libreria Trebisonda- è il quartiere giusto per un’iniziativa di questo tipo. Un quartiere studentesco, popolare e intellettuale, creativo (non si contanto gli atelier artigianali, gli studi, le gallerie, le associazioni ulturali) e multietnico. Ma quel che interessa a chi ci vive e vi lavora è anche una trasformazione avvenuta nell’ultima anno e mezzo: hanno aperto una cinquantina di nuovi locali tra cocktail bar, ristoranti, gastronomie e gallerie. E Giralibro si rivolge, e si fa trovare, anche da quei torinesi che capitano a San Salvario una sera a mangiare da qualche parte, a prendere un aperitivo, a vedere una mostra. Direi che questo quartiere è simile ad altri quartieri di città straniere più popolose e cosmopolite. Quindi Giralibro sta bene qui. Non so se altrove potrebbe attecchire altrettanto bene (a distanza di 2 settimana dall’avvio del progetto, è un fatto che i libri girano veramente, specie quelli per bambini e ragazzi: un elemento da prendere in considerazione per un’eventuale riprogettazione) e non so come sarebbe possibile coprire i costi in caso di un’estensione territoriale. Non vedo altra strada se non quella dei finanziamenti pubblici e di un’alleanza con le biblioteche”.

 

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