Concorso Buk — 22 gennaio 2014

La noia è una bestia mortale. Una droga assuefacente, quasi bramata, ti coccola con la sua cantilena tediante e infinita. Non puoi farne a meno. Smettere di fumare è considerato difficile. Veniamo bombardati ogni giorno da manuali, slogan, corsi che ci aiutano in questa ardua impresa.

Ma ditemi, avete mai visto un manuale per sconfiggere la noia? – Un bel libro stampato dal titolo: “Noia, la più potente arma distruttiva di tutti i secoli.” Sotto in caratteri minuscoli: “Sconfiggila grazie a 10 pratici consigli in sole due settimane”. No, non esiste niente del genere. Sapete perché?

La gente comune non ha tempo di annoiarsi: deve spegnere la sveglia, infilarsi sotto la doccia, fare colazione, vestirsi e uscire per andare a lavoro. Se si è fortunati non si perde troppo tempo nel traffico mattutino. Pausa pranzo, ultime ore di lavoro, aperitivo con amici, cena con ragazza o famiglia, eventuale lettura notturna o zapping tra i svariati social network, impostare la sveglia e andare a letto. Ripetere il procedimento con piccole variazioni sui temi sino alla morte del soggetto. Grazie della partecipazione.

Esistono altre persone, insignificanti esseri che la società non è riuscita ad incastrare nel suo complesso e ordinato meccanismo. Persone fuori dalla routine, persone senza sveglia, senza orari imposti da qualcuno o da qualcosa. Esseri che vivono la vita in base ai loro piaceri, in base ai loro sentimenti. Io faccio parte di questa cerchia. O forse è sbagliato definirla cerchia? La maggior parte delle volte non ci accomuna nessun segno particolare, se non la nostra fatale kriptonite: La Noia.

Vi avverto, sconfiggerla senza un aiuto esterno è impossibile. Provare non richiede grandi sforzi, potreste dover spendere del denaro, e in alcuni casi vi sembrerà di essere riusciti nell’impresa. Proprio in quel momento la vostra nemica si renderà palese, quando allo stremo delle vostre forze non sarete più in grado di combatterla. Vi farete avvolgere dal suo abbraccio fatale. Ho passato gli ultimi ventotto anni affiancato dalla noia, da prima come nemico, poi stufo di lottare ne sono diventato un caloroso amante.

Noi annoiati, lo siamo dentro l’anima, lo vogliamo essere.

E’ colpa nostra se ci troviamo in questo stato. Ciò che normalmente piace e interessa, a noi stanca. Siamo insofferenti. Proviamo di tutto e tutto ci passa davanti creando indifferenza in poco tempo. Il problema è situato alla radice: la ricerca del piacere. Non siamo capaci di esser soddisfatti di poche briciole, vogliamo una forte emozione, la vogliamo subito e in dosi continue. Trovare un’occupazione capace di generare tali sentimenti così pieni e veri può voler dire passare un’intera esistenza alla ricerca del Santo Graal. Inutile. Eppure il destino o la fortuna, chiamatela come volete, gioca scherzi di sadico gusto a chi come me si era arreso allo scorrere lento delle giornate.

Ero sveglio da poco più di due ore, sarà stato tardo pomeriggio. Non saprei dire con sicurezza. Non sono solito guardare l’orologio. Anzi, ora che ci penso, oltre al cellulare non possiedo nessun dispositivo in grado di segnare lo scorrere del tempo. Quale sarebbe la sua utilità nella mia vita?

Preparavo una leggera frittata con due uova, formaggio e abbondante pepe. Nel frattempo che l’albume passava da liquido a solido, pensavo a cosa avrei fatto nella tarda serata. Avrei potuto passare la notte tra videogames e film, o chiamare un amico con cui prendere una sbronza colossale sino all’alba. Un piano valeva l’altro. Prima avrei dovuto dare uno sguardo alle mie finanze. Fu proprio quando la frittata raggiunse quel dorato vicino all’essere bruciata che il mio orecchio percepì il segnale inconfondibile di una notifica sul cellulare.

Kimie Nakano. Ex compagnia di liceo. Mi cercava dopo tre anni in cui non avevo più sue notizie. Era partita per il Giappone dopo il diploma. Divenuta una fashion blogger di tutto rispetto, viaggiava per il mondo sia per lavoro che per divertimento. Il messaggio parlava di un’importante sfilata nella mia città, del suo problema a trovare alloggio in un hotel in tempi così ristretti, e chiedeva ospitalità per due notti massimo.

Kimie Nakano. Affascinante ragazza dall’aria snob. Non avevamo molto in comune io e lei, ma durante il liceo nutriva una profonda simpatia nei miei confronti, e io non disdegnavo la compagnia di un’asiatica attraente. Rimasi sbalordito dalla richiesta e dai modi frettolosi: mi veniva chiesta ospitalità ma nel messaggio non era presente nessuna forma di cortesia, o cosa avessi fatto negli ultimi anni. Rispondere negativamente sembrava brutto. Come se potessi esser scoperto della mia menzogna solo perché consideravo una rottura il tutto. Con che diritto e facilità le persone entrano ed escono dalla nostra quotidianità senza chiedere il permesso? Ero turbato e non volevo rispondere.

Finito il pasto, mi scagliai a letto. Un riposo turbolento di mezz’ora mi schiarì le idee. Dovevo ospitarla. Rilessi il messaggio e risposi con gli stessi toni, forse troppo bruschi. La sua freddezza, poteva essere interpretata come una mancanza di allenamento nell’italiano scritto, lingua non affrontata negli ultimi dieci anni in cui non aveva rapporti con il Bel Paese.

Kimie Nakano confermò il suo arrivo da lì a due giorni, mi ringraziò della risposta rapida e disse di avere un biglietto che mi dava accesso libero alla sfilata. Sapevo già di voler declinare l’invito, ma lo avrei fatto di persona. A quel punto la serata era destinata a finire nell’alcool. Chiamai il mio amico e preparai la mia mente alla totale inibizione.

Aspettai Kimie all’incirca per un’ora. Il volo era in ritardo. Girovagavo tra i negozi dell’aeroporto come un bambino agitato. Non sapevo cosa dire, come le sarei sembrato e se avessi dovuto comprarle un piccolo pensiero. Le buone maniere prevedevano di portare un regalo ad una vecchia conoscenza ospite a casa tua? Non sono mai stato adatto a questo genere di situazioni. Odio fare i regali e ho una fottuta paura di vedere le reazioni di chi li riceve.

Kimie Nakano. Fashion blogger in carriera. Carnagione chiara, profumo di pesche, seno piccolo e sodo. Seduta in taxi affianco a me. Italiano ancora impeccabile, labbra magnetiche, mani piccole e graziose. Mi sfiora la gamba parlando del suo lavoro, del Giappone, del suo ex e di quanto sia stata rapita dal fascino latino nel suo ultimo viaggio. Io ero ipnotizzato. Ammaliato. La guardavo fisso e sorridevo alle sue battute. Risate delicate, come il suo profilo. Pensavo al suo nome, me lo ripetevo in mente canticchiando: Kimie Nakano. Ki-mie Na-ka-no. K-I-M-I-E N-A-K-A-N-O.

Da quando avevo perso interesse per la bellezza asiatica? Da quando non andavo a letto con una ragazza straniera?

Arrivammo a casa, ma non la mia. No no. Non potevo mostrarle la mia topaia, il mio covo. Avevo chiesto il seminterrato a mia nonna. Un bilocale spazioso con una cantina fornita dei migliori vini del paese, così le dicevo in ascensore. L’avrei stupita con quella piccola chicca. Entrammo in casa e le chiesi se avesse fame. Moriva di fame, e avrebbe gradito un buon piatto italiano. Mi misi all’opera e optai per uno stile fusion. Lei era sotto la doccia.

Kimie Nakano. Nuda nel bagno di mia nonna. Un sogno erotico mai espresso. L’avrei guardata insaponarsi. Avrei visto l’acqua bollente scorrere sulle piccole curve bianche. Non toccare! Niente contatto fisico, solo visivo. E lei indifferente mi avrebbe chiesto di passarle un asciugamano bianco. Un asciugamano che avrebbe legato intorno alla vita.

Mangiammo senza proferire parola. In sottofondo avevo messo dell’electrohouse francese dai toni cupi. Gradiva sia la musica che la pietanza. Lavai i piatti cercando di non pensare al suo corpo, ai sui piccoli piedi. Mi disse di esser stanca ma non troppo. Avrebbe gradito un bicchiere di vino della cantina di cui avevo narrato le qualità, durante il tragitto in ascensore. Le chiavi erano nel vaso vicino alla cucina, una doppia porta separava la cantina dal resto della casa. L’ambiente molto freddo, in pietra, conservava il vino ottimamente. Dopo aver dato uno sguardo generale, presi due bicchieri dal mobile e versai un buon rosso non troppo corposo. L’aria si riscaldava. Kimie Nakano sorrideva più del solito, e seduti sul divanetto ridevamo ricordando il liceo. Avrei potuto baciarla, ma non volevo quello. Cercavo di più.

Kimie Nakano. Sbronza sul divano della cantina di mia nonna. Dormiva senza fare alcun rumore. Le sfiorai le labbra con le dita. Quelle labbra seducenti, potevano essere mie. Quel corpo in miniatura, poteva diventare mio. Quella persona, dovevo essere io.

Uscì dalla cantina. Chiusi la doppia porta. Chiusi Kimie Nakano. Ora potevo fare quello che volevo di lei. Potevo essere Kimie Nakano.

Sarei andato alla sfilata, sarei stato un’esperta fashion blogger, un’amante del Perù. Un seno piccolo e perfetto.

Kimie Nakano. Ero io, asiatica dall’aria snob.

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(1) Reader Comment

  1. Bellissimo… Dove posso trovare qualche altro tuo racconto? Un saluto dalla Sardegna!

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