Approfondimenti Rivista — 05 ottobre 2012

Charles Pierre Baudelaire, meglio conosciuto come il “poeta maledetto”, nacque a Parigi il 9 Aprile 1821. E’ considerato il precursore della corrente letteraria del Decadentismo, movimento letterario simbolo di un nuovo modo di pensare che si contrappose nel XX secolo al Positivismo scientifico ed al Naturalismo. La figura e il pensiero di Baudelaire hanno influenzato diversi autori a lui successivi, come Paul Verlaine, capo stipite del Decadentismo, Marcel Proust e Paul Valery. Un artista all’avanguardia, giovane ribelle e amante delle belle donne e dei piaceri notturni, che incarnava e alimentava il mito del Bohemien. Ha rivoluzionato la poetica nei confronti della società, che disprezzava, dell’amore e della vita, interpretandola e definendola come Modernismo, cioè la capacità di vedere nella metropoli che lo circonda non solo la decadenza dell’uomo ma anche di avvertire una misteriosa bellezza fino ad allora mai scoperta.

L’infanzia di Baudelaire non fu facile, anzi fu letteralmente infelice a causa della madre tanto amata, ma alla quale non perdonò mai il nuovo matrimonio. Il patrigno, il Generale Jacques Aupick, incarnava lo stereotipo del perbenista borghese che il giovane Baudelaire disprezzava, così finì bene presto per inimicarsi quel ragazzo pieno di contraddizioni e fragile allo stesso tempo del quale voleva determinare i percorsi di studio e professionali.

L’indole da perfetto Bohemien non tardò ad arrivare. All’età di vent’anni scelse di seguire un percorso di vita dissoluto, dedito al consumo di alcol e droghe e alle relazioni tempestose, cercando di evitare di diventare un Homme Utile. Durante questi anni iniziò a frequentare delle prostitute, con una delle quali, Sarah Louchette intraprese una turbolenta relazione. È in questo periodo che contrasse la sifilide.

Raggiunta la maggiore età, grazie all’eredità che il padre naturale gli aveva lasciato, inizia un nuovo percorso formativo all’insegna della carriera letteraria, affermandosi come giornalista e critico d’arte, tuttavia il patrigno, non condividendo le sue amicizie letterarie, la relazione con una mulatta, Jeanne Duval, meglio conosciuta come la Venere Nera, e le sue scelte di restare al margine di una società priva di scopo, gli impone un giudice tutelare al fine di privarlo della padronanza dell’eredità.

Sono gli anni 1845 e 1848 in cui il poeta compone l’opera senza dubbio più accattivante ed attraente che il Romanticismo potesse mai esprimere,“I Fiori del Male”, un capolavoro che evoca il viaggio immaginario alla base della concezione di vita che Baudelaire aveva nei confronti della società borghese e del Romanticismo stesso.

I Fiori del Male”, racchiude l’idea che Baudelaire aveva dell’esistenza, nascondendo nel titolo dell’opera un messaggio colmo di significato; per Baudelaire si parte, infatti, dallo spleen, che rappresentava l’angoscia di vivere, la quale si contrappone all’ideale divino, ricco di temi naturali come l’esotismo, per passare poi alla morte, altra forma di salvezza da una società inetta, giungendo poi al male che impersonava la fine del viaggio, l’idea di ribellione contro il mondo, contro Dio, attraverso lo stile di vita sregolato che rappresentava il tentativo del poeta maledetto di evadere da una realtà a lui non congeniale.

Nel 1857 a causa della sua opera, Baudelaire viene accusato insieme al suo editore Auguste Malassis di offendere il buon costume e la morale pubblica. Processato, sarà condannato a versare 300 franchi e a eliminare dal suo componimento ben sei poesie ritenute abiette.

Nello stesso anno, il Generale Aupick muore e Baudelaire può finalmente riavvicinarsi alla madre per la quale aveva una struggente adorazione, che riverserà in molte delle sue poesie.

Nel 1861, non volendo sottostare al volere di Napoleone III, decise di pubblicare una nuova raccolta del suo capolavoro “I Fiori del Male”, comprendente ben 35 poesie inedite.

Nel 1862 decise di divulgare dei poemi in prosa dal titolo di “Spleen di Parigi” e nel 1866 inserì nella raccolta Les Epaves le sei poesie che le autorità gli avevano ordinato di eliminare nella prima edizione dei “Fiori del Male”.

Nello stesso anno, mentre Baudelaire visitava la chiesa di Saint Lupo in Belgio, luogo in cui l’autore soggiornò per due anni, fu colpito da emiplegia e dopo un anno di dolorosa agonia, morì tra le braccia dell’adorata madre il 31 agosto 1867, all’età di 46 anni.

La poesia che più rappresenta Baudelaire è senza dubbio l’Albatros, grande uccello di mare con cui il poeta si paragona. L’albatro padrone del cielo azzurro, viene schernito dai marinai, in quanto le immense ali, simbolo di libertà e di grandezza, non gli permettono di camminare a terra rendendolo goffo nel portamento; così come per il poeta, incompreso da una società che lo vede come un diverso da ridicolizzare e di cui ne disprezza l’indole da Bohemien.

Tuttavia l’albatro e Baudelaire, consapevoli della loro inadeguatezza alla vita comune del perbenismo borghese, ne rifiutano la mediocrità e avocano a sé con fierezza e onore chi la sua grandezza in cielo e chi il suo prestigio intellettuale.

Share

About Author

scrivendovolo

(1) Reader Comment

  1. Ma lo sapevate che Nadar ha fatto una foto di Baudelaire molto più bella di questa nell’articolo (di Carjat), che ritrae lo stereotipo del poeta maledetto e che tutti usano per riferirsi a lui? Baudelaire era molto più sereno di così…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.