Approfondimenti Rivista — 06 agosto 2013

Come nel film Pagemaster con Christopher Lloyd: “Quando sei nel dubbio, chiedi consiglio ai libri”.

Prima o poi tutti noi, per passione o per studio o per staccare la spina dal mondo esterno, abbiamo avuto a che fare con i libri. Avventura, fantasy, narrativa, storia, politica: tutto lo scibile umano raccolto e tramandato in quelle pagine.

I libri, spesso, si rivelano anche fonte di lavoro. Il blogger, per esempio: dal 1997 in avanti, al momento dalla creazione dello statunitense Dave Winer del software per la pubblicazione, una delle attività più gettonate sul web. E’ il mestiere per chi ama leggere di tutto e di più, con spiccate capacità di scegliere i contenuti principali e di rappresentarli con immagini accattivanti e creatività in modo da aumentare la visibilità. Scegliere di aprire un blog su Internet è un’idea che viene di getto, il problema è farlo diventare di successo. Troppo spesso si vede una semplice infarinatura generale senza entrare in profondità o rendere interessante la notizia. Altre volte sono fin troppo aulici, aperti solo ad un’elite di persone. Va trovato un compromesso. Il testo “Professione blogger” di Piero Sermasi, basato sulla sua esperienza in Skype (oltre 400.000 contatti al mese), può aiutare, ma pende come una spada di Damocle la mancanza di risorse che riporta tutti sulla terra. In più, esclusi i blog letterari, da rimarcare la presenza di numerosi errori di lingua: una ricerca del 2007 di Stubbe, Ringlstetter e Schulz, che considera come errore anche i vocaboli non presenti nei grandi dizionari, ha certificato la presenza di circa 6,5 imprecisioni per ogni mille parole.

Ovviamente poi ci sono gli scrittori, rinchiusi nella loro torre d’avorio in un lavoro certosino dove la creatività mette radici fino all’infinito: visionare testi altrui o documenti storici per trovare l’ispirazione e scrivere come un fiume in piena la propria opera. Ma da qui si apre un duplice problema: il primo, fondamentale, legato al calo delle richieste del pubblico. Perché nel Belpaese ormai ci sono più scrittori che lettori. D’altronde l’Italia è un paese di santi, poeti e navigatori. Considerando poi che all’incirca l’85% dei libri viene acquistato solo da Roma in su ecco spiegato la mancanza di un ritorno economico eccellente. Conseguenza che si abbatte sulla pubblicazione, ovvero sull’editoria. Sulla figura dell’editore, ovvero colui che ogni giorno valuta manoscritti, sceglie la grafica, seleziona i libri da stampare ma soprattutto controlla l’andamento del mercato. E se non c’è un trend positivo, come di questi tempi, è costretto a malincuore a tagliare i ‘rami secchi’ perché la sua attività è esattamente quella di un’azienda che deve chiudere in attivo. Come diceva l’Amleto di Shakespeare: “Prendere le armi contro un mare di guai, per contrastarli”. Gli scrittori, specie quelli che non si dedicano a tempo pieno alla scrittura, devono corazzarsi per superare il momento. Anche se basta poi leggere il libro (a proposito….) “Non è crisi, è truffa” di Salvatore Tamburro per aprire la mente e comprendere la causa dei vari deficit del paese.

Infine, a stretto contatto con i libri, ecco il mestiere di libraio e di proprietario di negozio. Sulla carta le professioni più tranquille, in cui manifestare il proprio interesse ed essere sempre aggiornato sulle nuove pubblicazioni. Sfruttare concretamente il fatto di essere circondati da testi ed opere per crearsi una cultura tutta propria, sugli argomenti preferiti. Anche in questo caso il percorso è in salita, ma la passione per i libri non conosce limiti.

Gianluca Mariotti 

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