Approfondimenti Rivista — 07 agosto 2013

“Bella, ma durerà poco. Voglio realizzare una cosa diversa e voglio farla in via del Babuino”.

Con queste parole, pronunciate nel lontano 1964 da Giangiacomo Feltrinelli, veniva fondata la storica libreria omonima di Via del Babuino, a due passi da Piazza del Popolo, a Roma. Avamposto culturale delle sperimentazioni letterarie e artistiche della capitale, il piccolo punto vendita della Feltrinelli è diventato sempre più grande grazie al prestigio degli intellettuali che ha accolto in mezzo ai suoi libri: da Federico Fellini (che vi si recava ogni mattina alle 8 per incontrare la bella cassiera Mirella) a Marcello Mastroianni, da Monica Vitti ad Elsa Morante, e ancora Nanni Balestrini e i pittori di via Margutta.

Presa d’assalto dai fascisti nel 1967 e vittima di un attentato nel 1970, la libreria ha sempre saputo difendersi, diventando lei stessa protettrice e consolatrice di tanti giovani talenti come Gabriel García Márquez, Günter Grass e Vassilis Vassilikos che si rifugiarono nella foresteria situata sopra al negozio.

Insomma: Via del Babuino rappresentava un vero e proprio punto di incontro per i grandi nomi della cultura. Tuttavia, la situazione attuale è cambiata ed è stata emessa pochi giorni fa la notizia della prossima chiusura della libreria, prevista per la fine di quest’anno. Cos’è cambiato rispetto a quel florido passato che l’ha resa così famosa?

Diverse sono le cause che spingono la Feltrinelli a chiudere questo angolo di libri dal valore affettivo così profondo e radicato nella memoria collettiva di tutti i romani, e non solo. Si tratta di una decisione sofferta che nasce, prima di tutto, da esigenze di mercato: i ristretti metri quadri della sede in Via del Babuino non bastano più ad ospitare la sempre più ampia offerta delle librerie Feltrinelli che, oltre alla presenza di 35 mila titoli in media per punto vendita, propongono anche una vasto assortimento di cd, dvd, cartoleria e giochi. Di contro, infatti, le sedi aperte in Largo Argentina (di fronte ad un flusso ininterrotto di persone) e in Galleria Sordi (nella cornice di un gigantesco centro commerciale a tre piani) hanno dimostrato la necessità di investire su grandi librerie in grado di offrire sempre maggiori servizi, fino a quelli legati alla ristorazione. E’ su questi moderni “supermercati della cultura”, come qualcuno li ha ribattezzati, che si punta ad investire di più.

Ciononostante, c’è anche un’altra ragione che motiva questa scelta: o dovremmo piuttosto parlare di un’amara constatazione. A differenza del passato glorioso di questo speciale punto vendita Feltrinelli, attualmente è venuto meno il microclima culturale che animava quella via di antiquari e intellettuali di spicco. Via Margutta, Via dell’Oca e Via dei Greci sono state sostituite da altri quartieri come quelli di San Lorenzo, Pigneto ed Ostiense: è qui che si incontrano oggi i nuovi fermenti culturali della capitale. Tentare di rilanciare ancora il valore artistico di quella libreria rappresenta, al momento, un fallimentare anacronismo.

Bella, ma durerà poco” aveva detto Giangiacomo Feltrinelli. E insomma, in fin dei conti, 49 anni non sono pochi in una realtà sociale in continuo mutamento come quella che sperimentiamo oggi. Nonostante i moti nostalgici che evidentemente prendono posto tra i cuori degli appassionati, è giunta l’ora di voltare pagina e di adeguare, ancora una volta, l’editoria alle dinamiche sociali del presente.

Valentina Giovannini

 

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