News Rivista — 27 maggio 2013

C’è chi proprio non può resistere ad un pezzo raro, immaginate poi se il libro, invece che raro, sia proprio unico. Allora nell’asta verranno gridate cifre da capogiro, numeri lunghi e pomposi.

Ed è ciò che è successo quando la J.K. Rowling ha proposto una copia della prima edizione di Harry Potter e la pietra filosofale riempita di propri commenti, annotazioni, revisioni e disegnini.

Nell’asta di beneficenza, l’acquirente anonimo ha così ritenuto opportuno gridare e spendere la cifra di: 150.000 sterline.

Il pezzo unico aggiudicato dall’appassionato risale al 1997, quando Harry Potter varcò le soglie dell’editoria destinato a divenire uno dei più recenti classici contemporanei.

Molti di voi una cifra del genere non la immaginano, altri seppure l’avessero non la spenderebbero, altri non hanno pensato al denaro ma alla possibilità di tenere in mano il libro più magico e affascinante mai letto.

Ci sono varie definizioni di libro. Due potrebbero esserci utili in questo contesto. La prima lo descrive come bene privato, in quanto acquistabile privatamente, ed un’altra come bene comune. Il bene comune lo trovate nelle biblioteche, o nella libreria di un vostro amico. Quindi, se proprio i commenti e le annotazioni della Rowling possono essere superati, allora sapete dove trovare le stesse righe che leggerà il milionario che si è aggiudicato il pezzo unico.

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