News Rivista — 06 gennaio 2013

C’è un passo del saggio “L’antico regime e la rivoluzione” scritto dal filosofo liberale Alexis De Tocqueville, che recita: “La Democrazia esalta l’importanza della libertà personali, il socialismo le limita. La Democrazia attribuisce valore ad ogni uomo, il socialismo fa di ogni uomo uno mero agente, un numero. Democrazia e Socialismo non hanno niente in comune se non una cosa: il concetto di uguaglianza. Tuttavia bisogna comprendere la differenza posta in essere: mentre al democrazia sostiene l’eguaglianza allo scopo di accrescere la libertà, il socialismo sostiene l’eguaglianza con lo scopo di limitarla e mantenere un controllo. Le grandi rivoluzioni che si sono susseguite nella storia, spesso sfociate nella violenza, non si verificano durante i periodi di povertà. Esse scoppiano quando una situazione economica porta alla polarizzazione della società. Questo accade in tempi come questi, quando il conflitto tra le classi sociali esplode. Diventa facile per le classi poste ai livelli più bassi delle società dare sfogo alla loro rabbia e tramutarla in venti di guerra.”

Conoscendo un minimo la realtà cinese degli ultimi decenni, leggendo queste parole si direbbe che non esiste libro più adatto ad essere sottoposto alla censura cinese. Invece, secondo un inchiesta condotta da Business Week, dopo che il Vice Presidente del Partito Comunista Cinese Wang Qishan ha raccomandato la lettura di questo libro, molti negozi hanno esaurito le copie rapidamente. Per quale motivo la leadership cinese avrebbe dovuto consigliare la lettura di questo testo a favore della democrazia ed espressione diretta del pensiero liberare e democratico?

Molti studiosi si sono confrontati sul web circa questa scelta ambigua, che deriverebbe direttamente dal fatto che la situazione della Cina moderna e il contesto sociale appena precedente la Rivoluzione Francese siano molto simili. La Cina sta vivendo un periodo di transizione caratterizzato da una struttura di potere centralizzato e un’espansione economica senza eguali, così, i dirigenti comunisti pare vogliano cercare di diffondere più possibile un pensiero riformatore che scongiuri il pericolo di una rivoluzione. Come conseguenza del miglioramento delle condizioni di vita e dell’aumento di ricchezza, pare che si stia verificando un aumento del livello  di ignoranza, arroganza, cupidigia, simile a quello registrato negli ultimi giorni prima della Rivoluzione.

Il libro di Tocuqeville vuole mettere in guardia dai pericoli del potere che caratterizzano la politica cinese da anni: la corruzione e la centralizzazione del potere. Il malcontento che potrebbe scaturire da una situazione del genere fa assomigliare la Cina ad una enorme polveriera. Gli alti funzionari prevedono che una serie di incidenti su larga scala simili a quelli pre-rivoluzionari possa verificarsi in Cina da un momento all’altro. Urge la necessità di riformare un sistema anacronistico e obsoleto, antiegualitarista e antimeritocratico. Niente di meglio che la diffusione di una dottrina filosofica derivante da un testo classico per aprire le menti.

Redazione

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