Rivista — 19 giugno 2013

Come tutti gli anni, in seguito alle tracce proposte dal ministero dell’istruzione per la prima prova della maturità, si sono susseguite polemiche e discussioni sugli argomenti scelti.  In particolare si sono levate molte voci contrarie alla decisione di proporre Claudio Magris come autore per l’analisi del testo. Magris è uno dei più grandi intellettuali italiani contemporanei. Vincitore del Premio Strega, più volte candidato al Premio Nobel, è autore di autentici capolavori come “Danubio” e “Microcosmi”. Oltre ad essere editorialista per il “Corriere della Sera”, è un raffinato germanista che da anni studia con attenzione la cultura mitteleuropa. Ultimamente si è distinto per una campagna contro la chiusura di uno degli ultimi caffè letterari rimasti in Italia: il caffè San Marco di Trieste città in cui Magris è nato nel 1939. Nel 2010 con la mia casa editrice, Historica, pubblicammo un libro intervista a Magris (disponibile in ebook a 1 euro) di Sergio Sozi. Nel libro Magris “tratta molti degli argomenti che ne caratterizzano il pensiero, l’indagine e la scrittura; così affrontando problematiche d’attualità (la globalizzazione e l’informazione), sociali (l’identità nazionale), umane (il rapporto con la Storia e la natura) oltre che letterarie”. Gran parte degli studenti ignora chi sia Magris ma, cosa ancor più grave, molti ragazzi non sono in grado di scrivere un tema che vada oltre gli argomenti trattati nei programmi scolastici. La scuola dovrebbe essere un luogo in cui preparare i giovani alla vita, al mondo del lavoro e a tutto ciò che è al di fuori delle quattro mura di un liceo o di un istituto. Per conoscere Magris o per saper scrivere un tema sui paesi in via di sviluppo non è necessario chissà quale studio individuale approfondito, è sufficiente leggere due-tre volte a settimana un quotidiano, informarsi su siti internet di informazione. Il grande equivoco che sta affossando il nostro paese è che le (poche e molte volte sbagliate) nozioni insegnate a scuola siano sufficienti a formare e a dare una conoscenza culturale adeguata a un giovane. Non è così. Lo studio, l’approfondimento individuale sono fondamentali nella società contemporanea se non vogliamo soccombere ai giovani formati negli altri paesi.

Francesco Giubilei
@francescogiub

 

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