Approfondimenti Rivista — 27 novembre 2013

100 settimane di tempo per decretare i 100 migliori romanzi scritti in lingua inglese: The 100 Best Novels è un progetto a tappe lanciato dal Guardian che consiste in un titolo nuovo a settimana, in una lista da completare in ordine cronologico a partire dall’autore più “anziano”. Non sorprenderà quindi che il primo incoronato sia stato John Bunyan per il suo The Piligrim’s Progress (1678). Due giorni fa è stato reso noto il numero 10, di Edgar Allan Poe, passando attraverso Robinson Crusoe, I Viaggi di Gulliver, Clarissa, Tom Jones, Vita e Opinioni di Tristram Shandy, Emma, Frankenstein e Nightmare Abbey.

Il responsabile della scelta è il giornalista Robert Mc Crum, che non a caso ha pubblicato qualche giorno fa un articolo intitolato “How To Choose The Best 100 Novels” in cui sottolinea le molteplici difficoltà rinvenute nel processo di selezione.
Difficile, quasi impossibile, uscire dalle influenze del gusto e delle esperienze personali intrecciate a ciascun testo: la famigerata oggettività critica è quanto mai utopica e non è segreto professionale neppure dei magistrati. Si potrebbe obiettare “Cosa c’entra il contesto entro il quale si è letto un dato libro, a quale ora del giorno, in quanto tempo, a che età, nel decretarne il valore letterario?” La verità è che c’entra, e moltissimo.

Un secondo problema è dato, continua Mc Crum, dalla non-onniscenza letteraria perfino del più grande esperto: resteranno sempre fuori dal proprio bagaglio di lettura opere per altri fondamentali. Tuttavia, è difficile inserire in una lista un titolo che non si conosce semplicemente per “sentito dire” o per seguire il consiglio di un amico.

Ancora un’altra problematica si pone riguardo ai grandi autori di romanzi dai nomi importanti, divenuti ormai nell’immaginario comune portatori di autorità assoluta. Scrive il giornalista: “As a critic, one has a duty to stand apart from conventional wisdom. At the same time, it must be pointless and stupid to give in to “the imp of the perverse” (Poe’s phrase). Leave out, for instance, Laurence Sterne? Or Mary Shelley? That would be ridiculous”.
E’ giusto quindi mettere Walter Scott tra i  primi cento, anche se in realtà non si è mai riusciti a portare a termine uno solo dei suoi libri (che in verità troviamo un tantino indigestibili)?
Come gestire quei libri che nel mondo di Se Una Notte d’Inverno Un Viaggiatore di Calvino rientrerebbero nella categoria dei “Libri Che Tutti Hanno Letto Dunque E’ Quasi Come Se Li Avessi Letti Anche Tu” o dei “Libri Che Hai Sempre Fatto Finta D’Averli Letti Mentre Sarebbe Ora Ti Decidessi A Leggerli Davvero”?

Una sfida non da poco, che se non altro pare misurata step by step più di altre liste pubblicate periodicamente come cosa già fatta su quotidiani e blog internazionali. Se non altro, trattandosi nella maggior parte dei casi di autori deceduti, non si litigheranno il primo premio come reginette di bellezza.

Chiara Piotto

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