Approfondimenti Rivista — 18 aprile 2013

Che cosa ci fa una laureata in Lettere al Dipartimento di Biologia della Columbia University di New York? Sembrerebbe strano, no? E invece, da un anno a questa parte, per volontà del capodipartimento Stuart Firestein, la giovane scrittrice e ricercatrice Meehan Christ si ritrova a collaborare fianco a fianco con i cervelloni della facoltà scientifica più prestigiosa dell’università newyorkese. Il suo compito? Aiutarli a comunicare le loro scoperte scientifiche anche ai non-addetti ai lavori, alle persone comuni, insomma, che hanno bisogno di un linguaggio semplice ed efficace per essere informati riguardo ai mirabolanti progressi della scienza.

Al giorno d’oggi, infatti, i cittadini avvertono sempre più la necessità di essere aggiornati riguardo agli sviluppi del sapere scientifico, in quanto questi vanno sempre più ad incidere sui loro stili di vita e sul loro modo di rapportarsi al mondo. Dalla dieta più salutare, all’emergenza climatica del nostro Pianeta, le persone sentono il bisogno di avvicinarsi alla scienza per diventare più consapevoli. Ed è a questo punto però che, spesso e volentieri, incontrano un ostacolo: qualcuno decide di informarsi, acquista un saggio sulle ultime scoperte riguardo alle energie rinnovabili, ma ecco che si imbatte in un intricato groviglio di formule e linguaggi incomprensibili.

E’ a questo punto che entra in campo Meehan Christ: insegnando agli scienziati nuove tecniche di scrittura e assistendoli nella stesura delle loro pubblicazioni, la ricercatrice californiana fa in modo di convertire il sapere scientifico alla portata di tutti. La necessità di comunicare la scienza, del resto, è un problema di cui la comunità scientifica è pienamente consapevole, tanto che, da tre anni a questa parte, è stata istituita una conferenza annuale nominata “Comm4Biotech” per aiutare i cervelloni ad esprimersi in modo migliore. “Quando hai passato la vita a lavorare su un particolare minuscolo è molto difficile tenere presente il contesto, quello che effettivamente i cittadini sanno dell’argomento”, afferma la Christ.

Tuttavia, si badi bene, l’obiettivo della giovane ricercatrice (34 anni appena) non è affatto quello di banalizzare o di distorcere la verità scientifica: non si tratta di servire al pubblico una storiella divertente e sempliciotta a mo’ di racconto fiabesco, e in questo, anzi, Meehan Christ dice di discostarsi profondamente dalla tendenza dei media ad intaccare la scientificità del sapere: “La stampa popolare travisa così tanto i contenuti che spesso si perde il senso delle scoperte”.

Del resto, la Christ parla con cognizione di causa, e non solo: difatti, per poter assistere gli scienziati nella scrittura dei loro saggi o articoli, la giovane scrittrice ha studiato in prima persona, e con fedele rigore scientifico, le problematiche che cerca di diffondere al pubblico dei non esperti. Ciò però non le è stato imposto dal suo lavoro, anzi, lo ha preceduto: la sua passione per la scienza nasce infatti quindici anni fa, quando la madre, a seguito di una caduta accidentale, subisce una grave lesione cerebrale: “Ho cominciato a studiare manuali, a partecipare a seminari e a intervistare medici solo per capire cosa le fosse successo”, racconta. Da questa esperienza del tutto personale è nato poi il suo grande amore per la scienza, perché di fatto, afferma la Christ: “poesia e scienza non sono così diverse: entrambe vogliono rispondere alla stessa domanda: perché siamo su questa Terra?”.

Sapere scientifico e sapere umanistico, d’altra parte, hanno sempre viaggiato su binari paralleli, integrandosi e rispondendosi in maniera reciproca. Ma in questo caso, la loro congiuntura è essenziale e assolutamente necessaria: riuscire a comunicare la scienza è una vera e propria esigenza tanto per noi, comuni cittadini, quanto per gli studiosi. E’ interessante, inoltre, notare come, nonostante tutte le tecnologie di comunicazione di massa di cui disponiamo oggi, la risorsa inestinguibile della scrittura sia quella alla quale di nuovo si va ad attingere; al di là della realtà virtuale costruita per immagini, la forma ancora più profondamente incisiva della vera comunicazione resta la parola, la parola scritta. La scrittura, quindi, non solo come veicolo di racconti favolosi ed immaginari, non solo come artificio letterario nei romanzi: ma la scrittura come strumento vivo e attivo nella comunicazione del sapere, come medium per il dialogo tra persone che appartengono a mondi diversi. Saper scrivere, dunque, vuol dire saper comunicare. 

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