Rivista — 20 maggio 2011

“In una caverna sotto terra viveva uno hobbit. Non era una caverna brutta, sporca, umida, piena di vermi e di trasudo fetido, e neanche una caverna arida, spoglia, sabbiosa, con dentro niente per sedersi o da mangiare: era una caverna hobbit, cioè comodissima.”

Per iniziare a parlare dell’incipit, non è stato scelto a caso l’incipit dell’opera “Lo hobbit” di Tolkien, a cui stiamo dedicando molti approfondimenti in queste settimane. Queste prime parole lasciano subito intendere quale sia la definizione e il ruolo dell’incipit nella stesura di un racconto.

Con il termine incipit, che deriva dal latino incipere=incominciare, si fa riferimento alle prime parole con cui inizia realmente un testo. L’inizio di un racconto è la parte più delicata da scrivere, a differenza del finale che, anche se altrettanto delicato, è vincolato da una coerenza con il resto del racconto già scritto. Attraverso l’incipit, invece, si deve creare un processo comunicativo volto a catturare l’attenzione del lettore, e, con l’utilizzo di frasi originali, efficaci, significative, spingerlo a proseguire nella lettura della pagina successiva. Suscitare un forte sentimento di curiosità o comunque stimolare il lato emotivo del lettore è fondamentale per la valutazione complessiva del testo. Un brutto incipit fa venire immediatamente voglia al lettore di smettere di leggere quello che potrebbe anche essere un bel romanzo. Proprio perché elaborato dal nulla, è spesso proprio l’incipit che suggerisce allo scrittore il resto dei fatti da scrivere. L’esempio sopracitato dell’incipit di Lo hobbit ne è la prova. Da una frase uscita fuori casualmente dalla mente dello scrittore viene poi creata un’opera monumentale. Se nella terminologia canonica con il termine incipit si definisce la parola o la frase iniziale di un qualsiasi componimento, l’uso che viene fatto nell’attuale critica letteraria moderna è più esteso. Non solo dunque la prima parola o la prima frase ma l’intera tranche d’avvio. A questo punto si deve focalizzare l’attenzione sulla lunghezza di questa sequenza iniziale. L’incipit termina dove il racconto diventa certo della sua convenzione e si addentra nella trama. Nel leggere infatti la prima pagina noi non veniamo a conoscenza, ovviamente, di tutto il romanzo, ma ci creiamo dei percorsi mentali lungo i quali orienteremo la nostra lettura. Nel momento in cui questi percorsi mentali iniziano ad essere definiti dalla narrazione dei fatti o dalla descrizione dei personaggi, la funzione dell’incipit è terminata. Questo può avvenire dopo una sola riga, al termine di una lunga introduzione o dopo uno stacco concettuale ben definito, in ogni caso il processo può dirsi concluso una volta che dall’incipit il lettore viene immerso nei tratti principali della trama. Alcuni incipit riescono ad essere così efficaci da riuscire ad entrare direttamente nell’intera cultura di un popolo. Chi, infatti, non conosce l’incipit dei “Promessi sposi”: Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti […]?

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