Approfondimenti Rivista — 30 agosto 2013

Veloce, corre, un secondo, due e così via. Il tempo non si ferma, le lancette fagocitano con rapidità gli istanti; vite, persone che si uniscono, si allontanano, lavorano, svolgono attività per dare un senso all’esistenza.

Si innamorano, ridono, entrano in un cinema e guardano un film; ascoltano musica, che risuona e si mescola al battito cardiaco, piangono, respirano.

Ad un certo punto tutto si ferma… Il silenzio.

L’etimologia della parola morte è indo-europea. Deriva dal sanscrito MR oppure MAR, che significa calma, dormire, quiete. Ma per la società occidentale questo termine si è caricato di paura, angoscia e sembra quasi sia meglio non pronunciarlo per non attirarla a sé.

Sono passati secoli e millenni, sono cambiate modalità con cui tutto viene affrontato; ma ci sono sensazioni primordiali, istinti che sopravvivono e che ci rendono simili se non uguali ai nostri avi che cacciavano mammut.

Il dolore per un lutto, la sofferenza per la perdita di una persona cara unisce e raccoglie amici e persone intorno a chi si sente abbandonato dalla persona defunta: gli egiziani innalzavano piramidi per ricordare maestosamente chi aveva intrapreso il cammino per l’aldilà, ora la piattaforma digitale è diventato luogo di consolazione ma anche di condivisione per ritrovare la forza di vivere.

Esempi ci vengono dati da personaggi illustri e meno che hanno deciso di mostrare al mondo il loro lato debole per trovare conforto ma anche per aiutare gli altri che soffrono a impugnare le armi per combattere le battaglie di ogni giorno.

Il figlio della famosa diva Patricia Lyons ha scelto di raccontare in 140 caratteri come ha accompagnato la mamma 84, che soggiornava ormai da mesi in ospedale, verso l’ultimo respiro: e così tra lacrime, risate date dall’ironia pungente dell’anziana signora che non si è fatta abbattere fino all’ultimo secondo dalla paura, mostrando la gioia che l’ha sempre contraddistinta, Simon si è ritrovato avvolto in un abbraccio virtuale fatto di poesie e tweet che lo hanno aiutato.

Critiche sorgono spontanee e scontante sono le accuse di spettacolarizzare un avvenimento così intimo e particolare come la morte; i social network sono solitamente sinonimo di superficialità e finzione, di posti in cui è facile mostrarsi per quello che non si è, perché è facile dipingersi come supereroi superfighi.

Forse insolito descrivere il proprio cancro al seno su Facebook, come ha fatto la giovane Blogger Xeni Jardin, che infine, scongiurata la minaccia del male, ha regalato un sorriso e un sospiro di sollievo a tutti i suoi fan che la seguivano ansiosi.

In bilico tra macabro show e sensibilizzazione di un pubblico troppe volte anestetizzato da programmi e links che mostrano solo begli involucri luccicanti, senza dare spazio davvero a ciò che rende l’uomo diverso e unico dagli altri esseri viventi; i sentimenti, l’amore, la fratellanza, che danno la possibilità di elevarsi dallo stato di bestialità.

Nobil natura è quella
ch’a sollevar s’ardisce
gli occhi mortali incontra
al comun fato, e che con franca lingua,
115nulla al ver detraendo,
confessa il mal che ci fu dato in sorte”.

Citando Leopardi possiamo così comprendere quanto la sofferenza a volte serve a ricordare quanto abbiamo bisogno l’uno dell’altro; siamo venuti al mondo per prenderci per mano, per affrontare dubbiosi ogni giorno che passa, ma sempre con la consapevolezza di avere una spalla su cui appoggiarsi quando le fatiche della vita compaiono improvvisamente.

Arianna Pepponi

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