Approfondimenti Rivista — 04 dicembre 2012

Non abbiamo bisogno dei vostri libri, smettete di scrivere e ve ne saremo grati.
Riscoprite la lettura di un buon libro, possibilmente un classico, acquistate libri ma per favore smettete di scrivere.
Non abbiamo bisogno delle vostre poesie malinconiche, facciamo volentieri a meno delle ricette della nonna, grazie, ma la vostra vita non ci interessa.
Nel nostro paese ormai in crisi di vocazioni, di navigatori alla Schettino, non ci restano che i poeti eppure ne faremmo volentieri a meno.
Una massa indistinta di scribacchini della domenica, di pseudo autori che trovano il loro habitat naturale nella bassa provincia italiana in improbabili reading e meravigliose (si fa per dire) performance narrative, pullulano nel nostro paese.
Eppure mai come in questo momento storico bisogna educare alla lettura.
Conquistata faticosamente l’alfabetizzazione, ora la battaglia si sposta su un altro fronte:  oggi più che insegnare come scrivere, bisognerebbe spiegare come si legge.
A partire dalla scelta di un libro, occorrerebbe istituire scuole di lettura perchè la lettura distratta e superficiale, come scrive Ferruccio De Bortoli sul Corriere della Sera, è solo controproducente.
“La lettura senza selezione e prudenza, tipica dello sfoglio disordinato e bulimico della Rete, può generare false credenze, alimentare mito pericolosi, cementare gli odii peggiori. […] Nell’era dei social network si ha la presunzione di capire un testo con uno sguardo al titolo, con un veloce scrollare della pagina elettronica, con un ricorso sempre più affannoso ai riassunti modesti e incompleti che un browser incolto ci propone in pochi secondi, in base a una selezione opinabile di criteri sconosciuti”.
La presunzione è in realtà solo uno dei mali che attanaglia il mondo della letteratura in Italia.
Forse è arrivato il momento di riscoprire la lettura che porta silenzio e meditazione, un bel tacer non fu mai scritto.

Francesco Giubilei

@francescogiub

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scrivendovolo

(2) Readers Comments

  1. Sono d’accordo. Come editor, specializzata in consulenze ad aspiranti scrittori ed esordienti, non mi stanco mai di ripetere che prima di scrivere bisogna aver letto. Moltissimo e di tutto. Il più delle volte, a questa mia affermazione, ricevo “nasi storti”. Un vero peccato, perché poi, i manoscritti che ricevo, denotano una scarsissima conoscenza delle tecniche narrative, tecniche che si acquisiscono proprio con la lettura.

    • Anch’io ero presuntuoso, pensavo non avessi bisogno di leggere. Ora mi è indispensabile.

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