Approfondimenti Rivista — 02 novembre 2012

Erri De Luca, intervistato da Roberto Balzano, ha detto: “Il primo consiglio che offro a un giovane scrittore è quello di smettere subito”.

Frase che lascia apparentemente perplessi, considerando che è stata pronunciata da uno degli scrittori più venduti nel nostro Paese, ma il ragionamento di De Luca è sottile: entrare nel mondo dei libri – nella parte in cui non esistono ancora, in effetti – è quanto di più complicato si possa immaginare.

Ecco perché nel momento in cui si decide di diventare scrittori, o almeno di provarci, bisogna innanzitutto aver ben chiaro che non sarà una passeggiata.

Ma come si inizia? Da dove si parte? Sedersi davanti a un foglio bianco – non importa se Word o di carta – e aspettarsi che le parole scorrano giù come un fiume è irrealistico. Certo, l’ispirazione può cogliere all’improvviso, magari nel giro di pochi secondi un’idea folgorante può spuntare e prender corpo, ma è proprio qui che sorge il secondo problema, forse il più arduo.

Trovata questa – che sia stata lei a trovar voi o meno – come si va avanti?

La parte più difficile di un libro è probabilmente quella che tutti tengono meno in considerazione. La parte stilistica, quella in cui l’autore cerca di trovare un’identità che rappresenti bene l’idea che ha in mente, uno stile che trasmetta se stesso sulla carta.

Per quella parte possono entrare in gioco i corsi di scrittura creativa.

Cos’è un corso di scrittura creativa? Non è un corso che fa diventar scrittori, questo c’è da chiarirlo immediatamente. Molte persone si iscrivono a questi corsi pensando che la prima bozza che butteranno giù diventerà un sicuro successo. Non è così, molti fattori intervengono nell’elaborazione di un libro, e un corso – per quanto fatto bene esso sia – non può certo insegnare il talento (la cosa fondamentale per scrivere un libro, per fare dell’arte, in generale).

Ma un corso di scrittura creativa può insegnare la tecnica. Può insegnare a trovare il proprio stile, a renderlo il migliore possibile, a saper sfruttare saggiamente le doti che abbiamo. Si può avere la trama migliore del mondo, ma se non si sa come renderla al meglio con le parole non si diventerà mai scrittori – o perlomeno, scrittori “pubblicati”.

Ogni corso è diverso, con diversi insegnanti e metodi di lavoro differenti, quindi bisogna anche star attenti al rovescio della medaglia: assumere uno stile ben fatto, funzionante, ottimamente costruito ma che non è il nostro. Bisogna saper distinguere cosa ci viene insegnato perché possiamo confrontarci con esso e cosa invece ci viene solo mostrato.

Altro problema di questo tipo di corso è che è possibile trovarlo in moltissime forme, non tutte adatte alle nostre esigenze. Si possono distinguere quelli di durata breve, i cosiddetti “Workshop”, che vanno da qualche ora a un paio di giorni intensi, e che di solito insegnano le basi della tecnica narrativa, senza però coinvolgere effettivamente i partecipanti. In Italia ci sono innumerevoli realtà di questo tipo, e non è difficile trovare, camminando per strada, specialmente nei pressi delle università, volantini che li pubblicizzano. C’è poi il “corso” vero e proprio, di 20/30 ore circa, che al contrario del primo esempio spesso ha come fine quello di realizzare un lavoro personale, mettendo quindi in pratica le tecniche di cui si è parlato a lezione. Ci sono poi i Master, scuole che possono durare 6 mesi come anche due anni.

E’ infatti questo il caso della Scuola Holden di Torino, fondata nel 1994 da Alessandro Baricco, che da anni organizza un biennio di studi per aspiranti scrittori, con lezioni di Scrittura e Storytelling . Ultimi sono i corsi online, organizzati per chi non ha tempo o non può essere presente sul posto. Sono quelli con cui bisogna stare maggiormente attenti: spesso si incorre in vere e proprie bufale che non servono assolutamente a nulla e sono solo astuti meccanismi mangia-soldi che riutilizzano frasi fatte e stereotipi.

Concludendo, frequentare un corso di scrittura creativa può essere un’esperienza assolutamente illuminante e darci la possibilità di avanzare di un grandino sulla scala che porta alla pubblicazione, ma non è un modo certo e sicuro per diventare i futuri Umberto Eco.

Silvia Coccoluto

 

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