Approfondimenti Rivista — 30 gennaio 2013

Una delle strategie più adottate per promuovere un libro dalle case editrici è senz’altro la partecipazione ai premi letterari. Solo alcuni donano al vincitore il successo, l’approvazione e la garanzia di vendita.

Tra questi, il premio Strega istituito nel 1947 dalla famiglia Alberti in collaborazione con i coniugi Bellonci.

Si vociferano appena i titoli dei romanzi pubblicati dai grandi dell’editoria che per l’edizione 2013 si sfideranno a suon di parole. Dalai annuncia la candidatura di Busi con “El especialista de Barcelona”, Mondadori sta riflettendo sugli autori esordienti, Feltrinelli fa i nomi di Simonetta Agnello Hornby (“Il veleno dell’oleandro”) e del giovane Paolo Di Paolo (“Mandami tanta vita”), Einaudi ancora non si espone. Tra le case editrici indipendenti invece non si sa ancora se Minimum fax tornerà allo Strega con “Sofia veste sempre di nero” di Paolo Cognetti; Fandango potrebbe sfoggiare il secondo romanzo di Gilda Policastro, in libreria entro il 31 marzo. Da Fazi invece si fa il nome dell’esordiente Matteo Cellini, con “Cate, io”.

Lo scrittore Aldo Busi ha ultimamente fatto molto parlare di sé e della sua sfiducia nei confronti dei riconoscimenti letterari. In un’intervista per la Repubblica ha detto:

Cosa mi aspetto? Proprio nulla, l’ho saputo da Internet ancora prima che Dalai mi telefonasse per dirmelo, e in effetti non sono io che vado al premio, è il romanzo che partecipa. È un gioco dell’editore, che volentieri gli concedo, altra pubblicità gratis (…)”

Il disincanto in parte è legato a tutte quelle polemiche che ogni anno, come se fossero un corredo, non mancano al premio Strega.

Ma oltre le vendite garantite, un premio conferisce anche qualcosa?

Forse è impensabile ridurre un percorso ad unico evento. Risulterebbe troppo sintetico mostrare un vestito strizzato da quei sudori che l’hanno intriso della fatica. Eppure ogni esperienza ha poi un risultato, ma puntualmente assume una forma troppo snella, poco fedele a quell’accanimento con cui la passione si esprime.

Chiunque voi siate, scrittori, giornalisti, operai, insegnanti, idraulici non riuscireste a dare una risposta se vi venisse chiesto: “quale giorno vi ha ripagato interamente della vostra fatica?”

Nessun giorno è tanto lungo da poter contenere l’angoscia, i denti stretti, quel respiro che esce dai polmoni solo perché corpo e mente si liberino almeno un po’ dell’aria pesante, e ancora la gioia di vedere in vita quella che sembrava poter rimanere solo un’idea.

Nessun giorno sarà tanto generoso da ricordavi degnamente. Figuriamoci allora se può farlo un’opinione.

Fin qui sembrerebbe il manifesto dei vinti, dei sostenitori agguerriti del detto “Chi si accontenta gode”, dei figli belli solo per mamma. In realtà è tutto più veritiero, nudo e crudo di quanto immaginiamo. Guardando un obiettivo lo si mette a fuoco, isolando la vista dal resto, lasciando fuori quei colori intorno e si fiuta l’odore finché non si è abbastanza vicini per colpire veramente. Se il centro non arriva allora chiunque si guarderebbe indietro, ma nemmeno le orme, che dimostrano il cammino fatto, rincuorano per quella perdita. Allora i vinti se ne vanno, invece gli innamorati cambiano strada ma non l’obiettivo.

Che si tratti di una finale, di un esame, di un premio letterario il responso lascia sempre inermi, fermi e pronti ad attutire il colpo.

La voglia di non essere mai dati a se stessi un’unica volta, di reiterare quella definizione senza la quale i nostri contorni sfumano fa parte del modo di amare e di non lasciare mai che anche solo una sensazione scivoli dalla percezione e si mescoli alla chimica.

Proprio perché non sono i fatti a turbare gli uomini, ma le opinioni intorno ai fatti (Epitteto) giudichiamo un libro, un percorso, una persona con le opinioni.

L’autorevolezza e la preparazione della commissione nel Premio Letterario rappresentano quel canone da cui il lavoro cerca il riscontro.

Non è un manifesto dei vinti, ma l’interminabile corsa di chi innamorato non smette di scrivere, cambia percorso e mai l’obiettivo. Al di là delle critiche e degli interessi economici mettere a segno significa finalmente sentirsi corrisposti, senza dimenticare quanta fatica ha bagnato quel trofeo. Quindi ciò che il Premio Strega garantisce sono le vendite, ciò che che conferisce, forse, buone opinioni, ciò che lascia… dipende da quella fatica.

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