News Rivista — 08 gennaio 2014

Italia “Paese di non lettori”?

Questa definizione, per quanto ancora vera nella sostanza, deve tuttavia essere necessariamente rivista alla luce del cambiamento profondo che sta subendo il mercato librario italiano.

Se è vero, infatti, tuttora che la maggior parte degli italiani non acquista e non legge neppure un libro nell’arco di dodici mesi, è altresì vero che la compravendita di libri online è in fortissimo aumento.

Anzi, secondo recenti rilevamenti statistici (v. www.webisland.net ), rispetto al 2008 la vendita e l’acquisto di libri tramite siti internet sono quadruplicati.

Addirittura, secondo l’AIE (Associazione Italiana Editori), mentre nel 2008 i libri “di carta” venduti (e comprati) attraverso le “vetrine” online rappresentavano soltanto il 3,3% della compravendita di libri nei canali tradizionali (librerie di catena e indipendenti, banchi libri nei negozi della grande distribuzione), cinque anni dopo (2013) quel valore è “schizzato” al 12,2%!

Certamente si tratta di un dato molto positivo, che lascia ben sperare sia quanto alla diffusione della lettura sia alla sopravvivenza dell’oggetto “libro”.

Tuttavia è un dato che deve anche indurre a riflettere sul perché di un tale boom delle vendite online nonché sui rischi che ad esso sono connessi.

Velocità di reperimento dei volumi desiderati e forti sconti uniti alla rapidità dei tempi di spedizione sono tra le principali ragioni di un tale successo.

Tuttavia, da assidua frequentatrice di librerie, sia di catena sia, e preferibilmente, indipendenti, innamorata dell’atmosfera assorta che si respira in questi spazi in cui su grandi scaffali e grandi tavoli sono disposti ordinatamente libri le cui copertine, messe le une accanto alle altre, sono come tanti “file” che aprono altri “file” e già solo guardandoti ti lanciano in infinite storie le più diverse tra loro, in un continuo rimando di titoli, generi, temi, argomenti e autori, ecco, da vera e propria appassionata non posso fare a meno di temere che una eccessiva espansione del mercato di libri online possa determinare nel lungo termine una sempre maggiore crisi delle librerie tradizionali, intese come spazi fisici in cui il lettore/visitatore può passeggiare, girovagando tra scaffali, tavoli, copertine, sfiorando con lo sguardo un po’ perso titoli e nomi, che lo rinviano ad altri titoli e ad altri autori, sognando orizzonti lontani, diversi, immaginando vite che non sono la sua, ma in cui avrebbe potuto abitare, e luoghi e mari che non ha mai veduto e solcato, ma in cui si trova immerso al solo aprire di una pagina.

Spazi anche aggregativi e di socializzazione, in cui potere muoversi con lentezza, riassaporando anche il piacere dello scambio di una occhiata complice con altri lettori e il gusto di un consiglio estemporaneo da parte di un libraio appassionato.

Un vero e proprio patrimonio di emozioni che potrebbe essere irrimediabilmente perduto.

Parafrasando Carver, potremmo davvero chiederci: “Di cosa parliamo quando parliamo di librerie?”.

Simona Zagnoni

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