Rivista — 13 settembre 2012

Pubblichiamo con piacere questo splendido breve ma esaustivo resoconto del festivaletteratura di Mantova, scritto dal nostro collaboratore mantovano Sandro Scarduelli.

Diario dal 5 al 9 settembre 2012

Mercoledì

Questa sera guardo fuori dalle finestre dello studio e vedo una città diversa, una città che si sveglia per pochi giorni, tornerà poi nel suo insopportabile torpore, sarà il clima, il carattere, la posizione geografica ma mi piace brontolare e pretendere di essere lasciato in pace.

Quello che succede in questi cinque giorni, il traboccante carico di gente che arriva in città, mi permette di capire che l’interesse comune fa sopportare tutto. Questi invasati del libro resistono al sole, all’umidità, alle scomodità e alle zanzare, si appropriano di ogni angolo anche dei tre gradini del mio ingresso, fanno file lunghissime in attesa di ascoltare la voce dei loro autori preferiti.

Giovedì

È bellissimo che la tanto vituperata letteratura possa in quest’occasione dimostrarsi, alla stregua dei grandi eventi sportivi, momento d’incredibile passione, senza tifoseria, tutti sono amanti e amati di un’unica squadra, quella della lettura. La folla di sostenitori si riversa per le strade e le piazze, s’infila nei vicoli alla ricerca delle primizie letterarie, gongola nello scoprire il giallista che prende il caffè in piazza Sordello o nel trovarsi di fianco all’ex giudice che si mangia un buon piatto della cucina tradizionale.

Venerdì

Non frequento gli eventi, non mi piace la ressa, detesto la fila e l’accalcarsi tipico delle mostre, ma adoro la città che cambia volto, mi piace perdermi tra la gente e studiare i visi, scoprire facce nuove, intercettare sguardi complici di persone che non si conoscono ma commentano il loro comune interesse, il compiacimento per la festa a cui stanno partecipando.

Passeggiando ci si può imbattere in lezioni sull’economia, sulla matematica, di astrofisica, sull’ecologia o di filosofia, sul giallo, il rosso, sul nero e le varie sfumature per bambini giovani o anziani il tutto liberato dagli schemi tipici del mondo della promozione e della marchetta. Certo un velo di accondiscendenza e un po’ di buonismo purtroppo non manca, ma è assolutamente sopportabile.

Sabato

Resto tutto il giorno nella mia città, ho lasciato le finestre aperte per ascoltare il rumore di fondo, sono le persone che seguono il filo conduttore di un romanzo lungo 16 anni.

Poi faccio un giro, in piazza Mantegna m’infilo sotto il portale d’ingresso della concattedrale di sant’Andrea, ascolto una lezione, su lavagna rigorosamente nero ardesia, dal titolo “capitale umano”, cercano di rispondere alla domanda se sia conveniente investire sulla persona, nell’istruzione dell’individuo e di condurci sul terreno impervio che combina il drammatico momento di crisi di valori e di obiettivi prima che economico.

Sono veramente troppe le cose da raccontare, non il numero di eventi – 221- e la smisurata quantità di offerta culturale, ma sono le magliette blu (i giovani mantovani volontario carburante della macchina); il mitico comitato che imperterrito ha già cominciato ad organizzare i prossimi 5 giorni; la politica che se ne sta’ finalmente fuori, o viene tenuta fuori; ci sono gli autori (quasi 300) che sembrano più vicini del solito; ci sono sponsor silenziosi; c’è soprattutto la gente che si raccoglie attorno alla grande passione per la lettura.

Domenica

Oggi, domenica, non riesco ad andare in città, ma non rinuncio a sentirmi del gruppo, ascolto la radio che trasmette tutti i giorni da piazza Leon Battista Alberti. Sono interviste di gradevole leggerezza con gli autori di passaggio. Un autista che aspetta di risentire il suo mentore ad ogni squillo di telefono, una giovane autrice che ha immaginato un mondo sconvolto dal cambio della durata dei giorni, una giornalista che si sente obbligata ad una citazione per e sull’autrice che l’anno prossimo non andrà al festival del cinema di Venezia ma tornerà al festivaletteratura!

Certo! Sono a Mantova la città dei Gonzaga che ritorna agli antichi splendori e diventa centro dell’interesse degli “intellettuali”.

Una delle città invisibili per qualche giorno è più vera che mai.

 

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