Approfondimenti Rivista — 19 ottobre 2012

Quando si arriva all’ingresso della Buchmesse, via treno, la sensazione è quella di trovarsi dentro il terminal di un aeroporto. Un non-luogo. Pavimenti e pareti bianche, arredamento minimale, hostess che controllano gli zaini dei visitatori e pannelli che indicano le direzioni da seguire. Il primo impatto non è quello che ci aspettavamo, o forse lo è ma in modo completamente diverso. Annientamento del sé. È questo che si prova. L’unico segno di riconoscimento è il codice a barre stampato sul biglietto di ingresso.

Cercando punti di riferimento per orientarci in quel gigantesco terminal, abbiamo provato a farci un’idea concreta delle dimensioni reali dell’esposizione: 9 padiglioni grandi ognuno più o meno come tutta la fiera della piccola e media editoria del Palazzo dei Congressi di Roma.

Ai visitatori che hanno provato la claustrofobica sensazione di stare immersi tra fiumi di gente e stand al Salone di Torino, basti pensare che la Buchmesse di Francoforte, di fiere come quella, ne può contenere al suo interno ben quattro.

Francesco Giubilei ed io siamo stati presenti alla fiera venerdì 12. L’ingresso per i visitatori sarebbe stato permesso solo a partire dal giorno dopo, e avere la possibilità di vivere la fiera corcondati dai soli addetti ai lavori è stato un privilegio.

Per quel poco che abbiamo potuto assaporare la città di Francoforte, ci siamo subito accorti che il visitatore, il turista di Francoforte è una rarità, o semplicemente non esiste. Lo splendido centro storico ammirato in alcune immagini d’epoca, è andato completamente distrutto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, dunque, con nostro grande rammarico, abbiamo constatato fin da subito che dal punto di vista storico-architettonico c’è davvero poco da vedere. La ricostruzione della città rappresenta una metafora del miracolo tedesco. In pochi anni, dalle macerie hanno iniziato a sorgere imponenti grattacieli sedi di banche d’affari e organi istituzionali (la BCE), i quali hanno reso lo skyline di Francoforte unico in Europa, ma hanno azzerato completamente il patrimonio culturale della città.

Forte della vantaggiosa posizione geografica che occupa, la città è da sempre stata importante per i commerci di tutta Europa, e, essendosi trasformata nel dopoguerra nella capitale finanziara del Vecchio continente, è diventata, sostanzialmente, città d’affari.

Basti pensare che la borsa di Francoforte è lo scenario di quasi la totalità degli scambi che avvengono in Germania (prima economia europea) e del 35% degli scambi di tutta Europa.

Alla luce di tutto ciò, si evince che il centro di Francoforte è un gigantesco punto di passaggio di uomini d’affari e pendolari, che generano un flusso di persone imponente. Il punto di snodo di questo flusso di uomini e merci è l’aeroporto principale della città, secondo per importanza europea solo a Heathrow.

È dunque normale aspettarsi che una fiera popolata dai soli addetti ai lavori somigli moltissimo al centro della città miniaturizzato. Gli stand sono il teatro di incontri tra editori provenienti da ogni angolo del mondo che cercano di acquistare e vendere diritti e pianificare collaborazioni e joint venture. Il ritmo col quale vivono la loro giornata è tutt’altro che frenetico; gli ampi spazi, i luoghi di ristoro e gli stand giganteschi adibiti per l’occasione a mini-centri convegni, permettono loro di trovarsi a loro agio e di portare avanti trattative o semplici disquisizioni con la dovuta calma.

L’occasione, ghiotta, che ci offrono è quella di osservarli mentre portano avanti l’attività delle loro imponenti case editrici e sognare.

Tra le nvità editoriali dell’anno c’è, ovviamente, 50 sfumature di grigio. E pensare che, a detta di qualcuno, non avremmo nemmeno dovuto parlarne sul nostro sito vista la natura di fenomeno passeggero e del tutto insensato. Invece, le pubblicazioni di romanzi erotici sulla scia del successo di E.L. James si sono moltiplicati, ci sono spazi dedicati alla vendita di gadget erotici ispirati alla trilogia e, consultando le classifiche di vendita di alcuni dei paesi più importanti del mondo, si scopre che Christian Grey monopolizza il podio non solo da noi.

La fiera offre spazi dedicati anche ad un pubblico più di nicchia, o, dati sull’editoria alla mano, a una nicchia della nicchia. È il caso del padiglione dei libri di antiquariato, frequentato da poca gente, ma che tuttavia offre un’atmosfera magica. Per non parlare del tendone della lettura (Lesezelt) il variopinto circo storico di Francoforte nel quale si svolgono dibattiti e convegni, in un clima non troppo serio che fa sembrare gli interlocutori come protagonisti di un teatrino di marionette. Ampi spazi dedicati anche all’intrattenimento e agli articoli da regalo. Un intero padiglione pieno di agende d’ogni tipo, in barba a Oscar Wilde e il suo Moleskine. Enorme successo riscosso anche dallo stand del museo Gutenberg, nel quale venivano fatte dimostrazioni sull’utilizzo della pressa a caratteri mobili utilizzata dall’orafo tedesco originario di Magonza (40 chilometri da Francoforte).

La Fiera di Francoforte è questo: il centro dell’editoria mondiale, passata e contemporanea. Per un editore è un appuntamento indispensabile per allargare i propri orizzonti professionali e tenersi al passo con i tempi. Per un visitatore è come essere entrati nel paese dei balocchi.

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