Approfondimenti Rivista — 21 dicembre 2012

Catastrofi naturali, invasioni aliene, epidemie mortali, sterminio della specie umana. In qualsiasi di queste teorie della fine del mondo i Maya sono ormai più chiacchierati delle star Hollywoodiane. Ci divertiamo ad ipotizzare le conseguenze delle loro profezie senza crederci fino in fondo e il 21 dicembre supera per attesa il Natale 2012. Piuttosto che intimorirci l’arrivo della “fine” ci intriga, incuriosisce costringendoci ad esorcizzarla o meglio e celebrarla con ogni tipo di mezzo di diffusione di massa esistente; partendo dai documentari che il più delle volte finiscono col creare suspance piuttosto che formulare spiegazioni scientificamente possibili, passando per film, riviste, videogiochi.

Il tormentone del momento arriva nelle nostre case in ogni modo e tra queste mille immagini e suggestioni di sicuro il mezzo più nobile è: una buona storia trasformata in un romanzo sull’apocalisse.

Nemmeno la letteratura ha saputo resistere al fascino del catastrofico e così alcuni scrittori si sono cimentati nell’inventare possibili teorie trasformandole in storie avventurose o fantascientifiche. Nonostante il boom di interesse per la fine del mondo si sia potuto constatare soprattutto negli ultimi 2 anni, non pensate che nel secolo precedente nessuno sia stato ispirato da questo tema: Stephen King pubblicò nel 1978 “The Stand” (L’ombra dello scorpione), uno dei migliori lavori del mito americano. Secondo S. King l’umanità verrà sterminata da un agente patogeno fuoriuscito da un laboratorio e i sopravvissuti tenteranno di ricreare la specie umana ostacolati però dal Maligno. Continuando sul tema dell’epidemia come non citare: “Io sono leggenda”(1954)  in cui Richard Matherson ci racconta di uomini trasformati in vampiri e di un unico sopravvissuto che riesce a trovare la causa dell’epidemia. Il protagonista verrà poi ucciso dalle persone contagiate divenute il tipo genetico dominante sulla Terra. Il titolo e la trama vi avranno sicuramente ricordato un film visto al cinema, ma forse in quel caso più che sui vampiri vi sarete soffermati sul fascino intramontabile di un uomo di colore.

L’universo del romanzo apocalittico è però vastissimo e le storie si differenziano per tematiche. Ad esempio in  “Il primo giorno” (2011) di Rhannon Frater il mondo verrà invaso dagli zombie cannibali che stermineranno la popolazione.

Le catastrofi naturali hanno invece ispirato Stephen Baxter che ha prodotto “Flood.Diluvio”(2010). Qui la causa di un’enorme inondazione è il ribaltamento ambientale e climatico.

Non poteva mancare l’apocalisse scientifico-spaziale, tema sviluppato in “Impatto” di Douglas Preston.

Innumerevoli sono gli spunti da cui gli autori sono partiti per sviluppare le trame catastrofiche e notevole è la risposta dai lettori che adorano fantasticare sulla possibile fine. Se da una parte la possibilità che una di queste ipotesi si verifichi ci sembra lontana, dall’altra la accostiamo sempre di più al nostro calendario come per dare un senso alla nostra vita. Sapere che l’uomo scomparirà e conoscere come ogni individuo dovrà morire ci rassicura riempiendo il vuoto causato dall’imprevedibilità degli eventi. Di tema apocalittico è anche l’antologia pubblicata da Historica e curata da Laura Costantini. Consentendo a scrittori emergenti di inviare il proprio racconto e partecipare alla selezione, la casa editrice ha prodotto “Cronache dalla fine del mondo”, una raccolta contenente i lavori selezionati tra i moltissimi in concorso. La giuria di Historica ha scelto 25 dei racconti più interessanti e fantasiosi fornendo una vasta gamma di facce diverse della mitica fine.

Nella prefazione a “Cronache dalla fine del mondo” Maurizio de Giovanni critica i deliri d’onnipotenza del genere umano che abbagliato dal progresso quotidianamente incrementato, si persuade di poter controllare la natura che sia essa reale e osservabile o solo ipotizzabile e non ancora conoscibile. Al ribellarsi delle forze naturali l’animale dotato di ragione vede messe in dubbio le fondamenta della sua esistenza, cadere i suoi progetti di dominio universale. I castelli di sabbia che formano la fortezza della vita umana possono essere spazzati via in qualsiasi momento e la dimostrazione di ciò avviene sotto i nostri occhi vagheggianti ogni singolo giorno.

Ci aspettiamo una fine prossima causata dalle nostre stesse mani e la viviamo non da sfruttatori puniti, ma da eroici pirati che affondano insieme alla loro nave distrutta.

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