Rivista — 21 luglio 2012

Inauguriamo con questo articolo la nuova rubrica “Cronache dalla libreria” curata da Marino Buzzi e nata in collaborazione con il suo blog (http://cronachedallalibreria.blogspot.com) in cui sono raccolti aneddoti, esperienze, situazioni vissute in una libreria.

 

 

Che cosa significa, oggi, vendere libri?

Forse è questa la domanda che un aspirante libraio dovrebbe porsi.

Quando ho iniziato questo lavoro, circa sette anni fa, il mercato del libro non attraversava ancora la profonda crisi, economica e culturale, in cui si trova oggi. I libri rimanevano sugli scaffali delle librerie almeno sette mesi, il marketing non era ancora diventato l’unico elemento da tenere in considerazione, il libro non veniva visto come un oggetto qualsiasi, gli si dava ancora una valenza culturale. Esistevano autori che, anche se non vendevi, dovevi tenere in libreria e c’erano titoli che qualsiasi buon libraio non avrebbe mai reso. I titoli che non vendevano servivano, seguendo le logiche di editori e librai della vecchia scuola, a far vendere altri libri. Insomma era impensabile entrare in libreria e non trovare Verga o Kant o Pirandello. Il catalogo era formato spesso da libri che rimanevano sugli scaffali per anni, senza vendere, in alcuni casi, nemmeno una copia. Eppure quei libri servivano a dare un’impronta alla libreria. L’idea era: non importa se non vende molto è un buon libro (autore) e noi lo teniamo.

Nel giro di qualche anno, già ai tempi in cui questa crisi, secondo alcuni, ancora non esisteva, il mercato ha cominciato a mutare. All’inizio in maniera sostanziale e costante poi in modo sempre più veloce sino a raggiungere livelli folli. Oggi avere il catalogo è un lusso che spesso le grandi librerie non possono più permettersi. I conti sono da pagare e un libro che non vende è un peso. Non un oggetto culturale, non una storia, non un autore fondamentale. Un peso.

Seguendo questa logica molti editori hanno cominciato a produrre libri “di massa” pensando, probabilmente, che la massa vuole solo libri leggeri e non impegnativi. Gli esperti di marketing hanno cominciato a produrre vere e proprie trappole per l’acquirente in cui copertine, fascette, titoli e passaggi televisivi diventano elementi fondamentali per la vendita di un libro. Non la storia o come è scritto, un libro, per vendere, non deve essere necessariamente un buon libro. Conta invece che qualcuno scriva che quel libro è “il più bel libro…” o che finisca in classifica nella prima settimana dalla pubblicazione o che l’autore vada da Fazio/Dandini/Vespa/ o da chiunque altro abbia un salotto televisivo a disposizione. E basta guardare le classifiche per rendersi conto di quali case editrici riescano a collocare il proprio prodotto. Poi, mentre i dati di vendita dei libri cominciavano a segnare perdite consistenti, alcune case editrici sono corse ai ripari proponendo sconti sempre più alti.

Quello degli sconti, regolati ora attraverso una brutta legge, è un discorso difficile da far capire ai clienti. Maggiore è lo sconto che viene fatto alle grandi catene maggiore è il prezzo di copertina (qua nessuno regala niente a nessuno). Con l’arrivo della legge sugli sconti (che impone un tetto massimo del 15% ma che permette picchi del 25%), accolta fra le proteste degli acquirenti, è arrivata anche una nuova idea per poter continuare a vendere. Quella del libro a 9,90. Dopodiché è partita la corsa al “prezzo più basso”. Il risultato è: copertine tutte uguali, storie tutte uguali, titoli tutti uguali e una massificazione del prodotto in libreria.

Massificazione, altovendenti, marketing saranno termini che torneranno spesso nei miei scritti, imparerete a conoscere le “tecniche librarie”, spero anche in modo piacevole e divertente.

Fare il libraio oggi significa imparare a muoversi in un mercato che è impazzito e che non sa più come portare soldi in cassa. Dimenticatevi l’idea romantica del libraio che legge i libri o spolvera gli scaffali, anche noi dobbiamo fare i conti con la riduzione del personale e con le regole di un mercato sempre meno umano.

Leggere è un esercizio difficile, a volte troppo difficile se paragonato alla velocità con cui si può scaricare un App. Oserei dire che è quasi un esercizio sorpassato visti i dati di lettura in questo paese. Il mercato si regge su un segmento di lettori forti (più di 6 libri l’anno) che va dal 7% al 14%, una percentuale bassissima rispetto agli altri paesi europei. Inoltre dobbiamo fare i conti con le nuove tecnologie, con gli e book, con le librerie on line.

L’obiettivo di questa nuova rubrica è quello di mostrare una realtà sconosciuta ai più, di mostrare le cose dal punto di vista di chi i libri li vende.

Parola di Libraio.

Share

About Author

scrivendovolo

(2) Readers Comments

  1. very useful infohttp://www.casaemail.com.br

  2. i do completely agree…http://www.boliche.com.br/email.htm

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.