Rivista — 28 luglio 2012

Leggo, nel giro di pochi giorni, tre articoli di personaggi legati al mondo dell’editoria. Il primo è Raffaello Avanzini editore della Newton Compton, il secondo è di Gianluca Foglia, direttore editoriale di Feltrinelli e il terzo è di Sandro Ferri di E/O. Il primo parla dei propri successi editoriali e sostiene di aver avuto un fatturato attivo con un 40% di entrate negli ultimi sei mesi.

Con l’idea del libro a 9,90 Newton ha infranto il mito che il libro debba costare per forza dai 12 euro in su, ha lanciato una nuova “visione” di fare editoria, ha portato a casa grandi vendite e fatto arrivare autori e autrici sconosciuti in vetta alle classifiche.

Ma, perché c’è sempre un ma, ha anche trascinato nella frenesia del low cost i grandi editori e ha immesso sul mercato narrativa di intrattenimento di qualità pari al prezzo a cui è venduta. Newton ha fatto, giustamente i suoi interessi e ha portato a casa dei risultati ma non ha portato grossi vantaggi al mercato in generale. Gli accordi commerciali fra librerie di catena e case editrici hanno portato, in questi mesi, a una massificazione del prodotto tale da “ingorgare” il sistema. Pur di ottenere percentuali di sconto maggiori ci siamo portati in libreria quantità enormi di titoli che, in moltissimi casi, non hanno portato ai risultati sperati.

Passiamo a un altro editore (tengo Feltrinelli per ultimo). Sandro Ferri su Repubblica scrive una lettera ai librai. È una lettera molto bella e sentita che però, scusate lo sfogo, vale solo per le libraie e i librai indipendenti che non vivono un buon momento, anzi, diciamocelo, sono nel fango sino al collo ( fate i calcoli: quanto resta intasca a un libraio indipendente dopo che ha venduto un libro a 9,90. Risposta: 3, euro!).

Le librerie indipendenti chiudono una dopo l’altra, appare qualche articoletto su qualche giornale, qualcuno rimpiange la vecchia e piccola libreria però poi il libro lo si va a comprare solo dove c’è lo sconto. E lo so che c’è la crisi ma almeno smettiamola di fare gli ipocriti. Le librerie rimangono aperte se qualcuno entra a comprare. Punto. Ferri fa un discorso mirato alla bibliodiversità, un discorso che condivido completamente, ma che non posso fare mio. E non posso farlo perché io sono un libraio di catena e chi lavora in una libreria di catena sa che il nostro ruolo, oggi, è quello di fare tessere, di servire il più velocemente possibile il cliente, di esporre libri che non abbiamo scelto noi. La realtà è ben diversa dall’ideale romantico di libreria. C’è la cassa integrazione, per esempio. Oppure la riduzione del personale con tutto ciò che ne consegue e hai voglia a dire che amo il mio lavoro. La verità è che non so nemmeno più io cosa sto facendo.

Questa è la realtà, signori e signore.

È un’analisi che ho già fatto tante volte.

I lettori in Italia sono davvero pochi, quei pochi che ci sono, per fortuna, leggono tanto e ci permettono di resistere. All’interno della bassa percentuale di lettori ce ne sono molti che non hanno più le stesse possibilità economiche di un tempo e che quindi, oggi, acquistano libri a basso costo ingoiando, permettetemi il termine, qualsiasi cosa pur di continuare a leggere. I best seller, che tutte le case editrici inseguono, sono comunque sempre pochissimi rispetto alle vastissime realtà editoriali. La cosa triste è che dopo Newton molte case editrici non hanno cercato alternative, no, semplicemente hanno seguito il mercato senza cercare di cambiarlo. Così oggi abbiamo prodotti dai 9,90 in giù, di case editrici diverse, con copertine, titoli, storie tutte uguali. E va bene che sotto l’ombrellone si leggono storie leggere ma l’estate non dura per sempre e un nuovo inverno dell’editoria è proprio dietro l’angolo. Su tutto comanda, ancora una volta, il marketing che fra colazioni, regali e pornosoft con contorno di bondage, posiziona in classifica un libro peggio dell’altro. Scommettiamo che dopo le 50 sfumature di… arriveranno valanghe di libri erotici? È già successo con i vampiri, poi con i gialli, poi con i thriller storici. Si satura il mercato e si passa al filone successivo e quando le idee scarseggiano ecco che si ricomincia da capo.

Un discorso a parte va fatto per Gianluca Foglia.

Parliamoci chiaro, Feltrinelli è stato il primo gruppo di librerie a dare il via alla libreria di catena come la conosciamo oggi. Siamo tutti consapevoli di come sono andate le cose nel corso degli anni. Non è passato molto tempo da quando i librai Feltrinelli scesero in piazza per denunciare la situazione (li ricordo in piazza Ravegnana a Bologna durante la protesta). Del progetto rivoluzionario di Giangiacomo Feltrinelli non è rimasto niente. Le vetrine a pagamento, in Italia, dove sono arrivate per prime? I best seller impilati sugli scaffali in Feltrinelli Foglia non li ha visti? Come si è posta Feltrinelli davanti all’idea di tagliare fuori, diciamocelo, i librai  dalle scelte librarie in favore degli accordi commerciali? Feltrinelli possiede il 4,5/5% della quota di mercato, ha 105 librerie e il 18% del mercato “trade” (come sostiene il giornalista di Repubblica) a me sembra un gruppo in grado di condizionare il mercato. La situazione attuale, allora, si deve anche ad alcune pessime scelte di gruppi come Feltrinelli. Inutile venire a fare l’anima bella, francamente, credo che non basterà il prossimo libro di Saviano (che pubblicherà proprio con Feltrinelli) per salvare un mercato che ormai è ridotto all’osso. E neppure riproporre, con nuove vesti grafiche, libri di autori conosciuti. Il vero problema è che anche le grandi catene hanno passato anni a farsi guerra per avere una maggiore presenza sul territorio, per accaparrarsi nuove fette di mercato. Sono state cieche e sorde, non hanno voluto vedere i primi sintomi di una malattia che ormai è diventata cronica e che ci ha portati tutti sull’orlo della follia commerciale. Allora forse si dovrebbero rivedere le politiche librarie, si dovrebbe ridare fiducia e dignità alle libraie e ai librai, si dovrebbe, probabilmente, fare ricerca di qualità e pubblicare meno smettendola di inseguire la chimera del best seller ad ogni costo. Smettendola di imporre i propri autori in ogni trasmissione televisiva, ricominciando ad appropriarsi del concetto di cultura che può essere una buona cultura di massa. E soprattutto, smettendo di dipingere un mondo che non esiste più. La situazione delle librerie e di moltissime case editrici è disastrosa e annientare la concorrenza non significa, per forza, avere più profitti.

Se un libro rimane su uno scaffale ormai 30 giorni. Se le librerie non hanno soldi per pagare i distributori. Se gli autori e le autrici non vengono pagati o prendono percentuali ridicole. Se la bibliodiversità scompare per far spazio all’uniformità del best seller. Se si inseguono, con risultati scarsissimi, gli e book o il basso prezzo. Se si continua a portare avanti delle politiche idiote come quelle che si stanno portando avanti ora. Credete veramente che sopravviveremo?

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