News Rivista — 06 dicembre 2012

Il progetto scuola 2.0 è stato lanciato già dalla scorsa legislatura. L’allora ministro Mariastella Gelmini celebrava questa riforma nella didattica scolastica come una rivoluzione futuristica. Da allora però sono passati almeno tre anni, e le scuole italiane si dividono in paradisi digitali e istituti dai sistemi didattici “vintage”. Non c’è una crescita omogenea, come spesso accade, e non c’è un progetto dalle solide basi.

Con l’emendamento apportato al ddl Sviluppo bis presentato dal Governo e appena depositato in commissione Industria al Senato, forse una parte della rivoluzione digitale dell’insegnamento ha compiuto un passettino in avanti. L’emendamento in questione stabilisce che a partire dal prossimo anno scolastico, nelle seconde medie e nella prima classe delle scuole elementari aderenti al piano “Scuola digitale – Classi 2.0” si inizino ad adottare libri digitali o misti (cartaceo più contenuti digitali integrativi). L’anno successivo sarà la volta delle terze medie e delle prime classi superiori di tutti gli istituti, fino ad arrivare all’anno scolastico 2015-16 entro il quale tutte le classi di scuole medie inferiori e superiori dovranno adottare i testi previsti dal piano.

Daniele Dell’Orco

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