Approfondimenti Rivista — 26 novembre 2013

Fiction, Fiction televisiva. Rai Fiction. Pulp Fiction! Sono tutte espressioni in cui questo termine, così comunemente utilizzato nella lingua parlata, si può adattare comodamente.

Un po’ più elitario, è l’accostamento “Fan Fiction”. Espressione, in realtà, piuttosto datata, dal momento che viene utilizzata per la prima volta negli anni Settanta per indicare una curiosa nuova moda che inizia a diffondersi, in maniera graduale e un po’ sottovoce, durante l’ultimo decennio del secolo scorso.

Oggi, per gli appassionati di cinema e tv, non si può non aver avuto a che fare almeno una volta con la menzione di “Fan Fiction”.

Non è uno slogan né un modo di dire: si tratta, invece, di una realtà in espansione consistente nella realizzazione di sequel, spin-off, prequel e quant’altro materiale possa conseguire dalla volontà di “non permettere che finisca qualcosa”.

Filosoficamente parlando, chissà cosa avrebbe pensato Platone delle fan fiction. Citando il grande filosofo greco, che ricorda come “la filosofia non è una meditazione sulla morte, ma sulla vita”, si può dedurre come probabilmente Platone non sarebbe stato molto coinvolto da questa moda. E con lui, tante altre persone. Il pericolo di snaturare, invecchiare, abbruttire l’immagine di una serie o di un film che subisce un fenomeno di fan fiction, è dietro l’angolo. Più che pensare di trasformare la produzione cinematografica-letteraria in una sorta di highlander, l’immortale, che non trova mai una fine, i fan potrebbero concentrarsi sulla realtà e godere delle opere che proprio nei loro epiloghi riflettono la parte più fascinosa. 80,000 “ingordi” hanno scritto una differente prosecuzione della corposa saga di Harry Potter. “Star Wars”, “Star Trek”, “Cinquanta sfumature”, “Buffy”, “The Vampire Diares”, “Il Trono di Spade”, “Twilight” seguono a ruota i libri della Rowling in quanto a numero di fan fiction prodotte.

Come avete capito, allora, non sono un estimatore di questa forma di schizofrenia letteraria. Né un simpatizzante. Ho un’idea opposta, invece, per quanto riguarda il fenomeno di fan fiction applicato al teatro, ai grandi bestseller della storia e alle opere dei grandi compositori musicali. Nella lista delle opere che cadono in mano alle pazze penne dei fan, non ci sono soltanto i maghi e i vampiri che vanno tanto di moda in questi ultimi anni.

Nei giorni scorsi, il New York Times si è divertito a pubblicare (in termini piuttosto scherzosi, a fumett, ma comunque…) i sequel di alcuni masterpiece della storia. Mi sembra così simpaticamente surreale l’idea di riaprire i manoscritti di un “Madame Butterfly” o di un “Rigoletto”. Con punte di pazzia che raggiungono la scelta di rivivere la sacralità del testo della “Boheme” e di immaginare i risvolti che possono svilupparsi dopo la morte di Mimì. Questo fantastico esercizio di creatività artistica può essere utile non solo per stimolare la mente dei nostri ragazzi, sempre più appiattiti dall’eccessivo uso dei videogiochi e del computer come passatempo, ma di tutta una comunità che è sempre più lontana da quelle sfide, non immediatamente divertenti, ma che denotano la voglia di sperimentare la passione e il rispetto per i grandi classici che hanno permesso, durante il passato, alla società stessa di progredire.

Francesco Mondardini

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