Approfondimenti Rivista — 25 aprile 2013

Ci stiamo abituando a cambiamenti repentini, improvvisati e non definitivi. Ci stiamo abituando ad innovazioni continue che rivoluzionano o modificano semplicemente la nostra visione delle cose. Il progresso tecnologico è diventato fin troppo influente nelle nostre vite, cerchiamo il progresso ovunque, vogliamo sempre qualcosa che funzioni meglio e perdiamo l’intraprendenza stimolata dalle situazioni di difficoltà.

Adagiati sulle sicurezze garantite dal progresso vediamo cadere le convinzioni, i nomi che davamo alle cose forse non sono più adatti a descriverle perché il progresso e gli eventi che si susseguono ininterrottamente le hanno mutate a tal punto da cambiarne i connotati principali. Nessuno è immune a questo processo, nemmeno la cultura, la letteratura, il libro. Ebbene si, è proprio questo oggetto scontato e facilmente reperibile che sta cambiando di giorno in giorno la propria identità. Prima si vestiva di carta e si mascherava d’inchiostro, ora lo si può ancora sfogliare, ma è più diffidente, lontano, si nasconde dietro uno schermo ma è temerario, riesce a stare ovunque e non ti abbandona.

La metamorfosi ha diviso i lettori, quelli tradizionalisti si oppongono al cambiamento e preferiscono il cartaceo, gli altri più pratici e moderni hanno accolto bene il nuovo arrivato preferendolo di gran lunga all’antenato. Ma c’è da tenersi pronti, la trasformazione del libro non ha ancora raggiunto l’ultimo stadio. La novità di cui sto per parlarvi è quella che forse si discosta di più dall’idea comune di libro e dalla forme che fino ad ora ha assunto l’oggetto. “Thirty Nine Steps” è stato un libro, poi un film, ora è un’applicazione. La Faber&Faber (casa editrice indipendente inglese) ha infatti ideato un’applicazione disponibile per iPad, Mac e Android che racchiude la versione digitale dell’opera di John Buchan. Nonostante le differenze palesi con la prima edizione del romanzo il progetto di The Story Mechanics, promette di essere totalmente fedele all’originale. Vi starete chiedendo cosa rende questa innovazione tanto diversa dalle altre. Sarete voi stessi a rispondere, basterà dirvi che lo storytelling è stato utilizzato al meglio accompagnando gli episodi con delle immagini realizzate da Paul Scott Canavan e inserite poi nello storyboard.

Questa nuova tipologia di libro dà grande importanza alle immagini sia come supporto per la storia sia come abbellimento con pura funzione estetica. Sono stati infatti inseriti degli story-frames iniziali per ogni episodio per rendere la grafica più ironica e stuzzicante. I produttori si sono però concentrati anche sulla storia provvedendo a creare per ogni personaggio un profilo introspettivo, come una sorta di mondo isolato in cui i protagonisti possono mostrare la loro personalità parallelamente agli episodi. Non vi basta? Se non sapete accontentarvi o se queste informazioni non vi fanno già notare la differenza vi dirò di più. Quelli di The Story Mechanics hanno voluto rendere la storia più reale, avvicinarla sempre più al vero dell’epoca in cui è ambientata per far sentire il lettore dentro gli eventi, per fargli vivere la storia in modo più coinvolgente possibile. Avevano però già utilizzato al massimo il potere delle immagini, quindi hanno pensato di ricorrere ancora alle parole, anzi all’informazione vera e propria. In che modo? Creando un giornale immaginario dell’Impero Britannico. “The Britih Informer” accompagna la storia rendendo i fatti storicamente fondati anche se del tutto inventati. Cosa c’entra tutto questo con l’idea di libro che abbiamo noi? Assolutamente nulla!

 

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