News Rivista — 03 marzo 2014

La fine ci fa paura e ci attrae, è quello scopo lontano che man mano che si avvicina ci fa accelerare il battito, ci carica inesorabilmente di attesa e aspettativa.  Quel punto scuro d’inchiostro, preceduto da un’ultima frase, un dessert calligrafico che sazierà o amareggerà il nostro palato.

Nella vita i finali ci attendono, traditori o desiderati, dietro ogni angolo; il tempo scorre leggero e impalpabile, le parole si consumano e il per sempre tanto effimero nella realtà, continua ad esistere stagliato su una pagina bianca.

Gli scrittori quindi si caricano di responsabilità e sanno ancora prima di trascrivere la prima lettera del proprio libro che dovranno trovare sufficiente e splendente polvere da sparo per far scoppiare l’ultimo fuoco di artificio, che infiammerà il cuore dei lettori, lasciando loro il ricordo di quelle pagine.

Allora lascio spazio a quelle conclusioni toccanti, destabilizzanti, incaute e sorprendenti, che con forza ci hanno schiuso l’animo e hanno lasciato in noi il desiderio di rileggere il libro più di una volta.

“Così continuiamo a remare, barche contro corrente, risospinti senza posa nel passato”. Da il Grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald.

Continuiamo ad immaginare la luce verde, aldilà del ponte, il simbolo di quella speranza, quell’obiettivo di cui tutti abbiamo bisogno per andare avanti, per forzare i nostri limiti e per spingerci in quel mare tempestoso che solo la vita sa essere.

“Si pensò, posando il suo pennello con estrema fatica, ho avuto la mia visione”. Da “Al Faro”di V.Woolf.

Queste righe appartengono alla protagonista del libro, Lily Briscoe, che con estrema raffinatezza ci lascia tangere l’inviolabile legame tra l’artista e la propria arte.

“Qualunque cosa abbiamo perso, noi possedessimo insieme il prezioso, il passato incomunicabile.” Da My Antonia di Willa Cather.

Scritto nel 1918 conserva anche nel finale il velato e dolce amore della scrittrice per la sua amante, nonostante nel libro si presenti coperta dalla pesante maschera dell’eterosessualità.

“He loved Big Brother” da “1984” di G.Orwell.

Ho deciso di lasciare questa potente ed incisiva frase in inglese, mi perdonerà qualche lettore che non si è ancora adattato alla prepotente invasione anglosassone ai giorni d’oggi, ma queste ultime quattro angoscianti e terribili parole rendono il libro un capolavoro senza tempo.

“Eccellente osservazione “ rispose Candido “ma noi dobbiamo coltivare la nostra terra” dal Candido di Voltaire.

Il pragmatismo di Voltaire fiorisce nell’ultima pagina, potendo così giungere alla conclusione della sua breve epopea filosofica ,fare anziché contemplare per dare un senso all’esistenza.

“Domani penserò ad un modo per farlo tornare. Dopotutto domani è un altro giorno” da “Via col vento” di M.Mitchell.

Questo finale non ha bisogno di spiegazione, celebrato dal film che ha contribuito a renderlo popolare, e immortale per tutte le anime più romantiche.

La linea di fine ci spinge a trattenere il fiato a voler aumentare il passo con decisione, coraggiosi di giungere alla meta agognata, ma forse è per quello che troppo spesso ci terrorizza chiedendoci se dopo averlo passato non ci resterà che un’insoddisfazione prepotente.

Ma ad ognuno di noi piace correre, curiosi di vedere se il sole che osserviamo da lontano potrà mai essere nostro e giunti lì respirare a pieni polmoni quell’aria nuova, conservando il ricordo silenziosi.

Arianna Pepponi

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