News Rivista — 30 novembre 2012

Da qualche settimana seguiamo con attenzione la vicenda dei tagli al settore della cultura. Spesso sentiamo lamentele che descrivono la cultura come un ambito superfluo e non certo quello più indicato entro il quale investire in tempi di crisi. Ma la nostra classe dirigente ci ha abituato a tirare fuori conigli dai cilindri molto spesso. In negativo però. In barba alla credenza che non ci siano soldi da investire per progetti come rivalutazione del patrimonio artistico, arriva una notizia direttamente da Bruxelles, secondo la quale sarebbero rientrati un miliardo e mezzo di euro di fondi destinati alla cultura italiana, e altri due miliardi sono sulla stessa strada.

Questi fondi sarebbero stati assegnati al “Programma Attrattori Cultirali 2007-2013”, che però non sono mai stati impegnati operativamente. Si potrebbe pensare in questo senso che non si siano trovati dei programmi adatti per investirli, invece no. In questi anni sono stati stilati moltissimi progetti, denominati Poin e Pain, che consistono nell’attuare programmi operativi per il rilancio culturale specie del Sud Italia, sono cioè “lo strumento principale attraverso cui promuovere e sostenere lo sviluppo socio-economico delle Regioni del Mezzogiorno attraverso la valorizzazione, il rafforzamento e l’integrazione su scala interregionale del patrimonio culturale, naturale e paesaggistico in esse custodito”. Il presidente della Provincia di Siracusa, Nicola Bono, responsabile del settore Cultura e turismo dell’Unione delle provincie italiane e membro del Consiglio di sorveglianza del Poin, ha segnalato come questi fondi non solo non siano stati spesi, ma sono successivamente stati ristanziati per finanziare altre attività che nulla hanno a che vedere con la cultura.

La beffa delle beffe è che il programma comunitario per l’anno 2013 scade il 31 dicembre di quest’anno. Entro tale data si sarebbero dovuti presentare progetti già in corso d’opera, da realizzare entro il prossimo giugno, in modo tale da giustificare un impiego di fondi, invece il termine è praticamente scaduto e i due miliardi di euro sono già in aereo verso il Parlamento Europeo.

Daniele Dell’Orco

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