Approfondimenti Rivista — 26 marzo 2013

Giungono segnali positivi dal mondo dell’editoria digitale: il 2012 si è concluso con un fatturato di 16-18 milioni di euro, di contro ai 5-6 del 2011. Evidentemente, si tratta di cifre piuttosto contenute rispetto ai dati riportati da altri paesi europei, come la Germania (120 milioni di euro) o la Gran Bretagna (350 milioni), per non parlare del colosso statunitense. Tuttavia, considerando che l’Italia è sempre piuttosto tardiva nel maturare le nuove tecnologie digitali, c’è da essere ben soddisfatti e piuttosto speranzosi.

Tra le cause che hanno inciso in maniera più significativa su questi risultati, c’è sicuramente il ribasso del costo di un e-book: difatti, il prezzo di un titolo elettronico, oltre ad essere inferiore rispetto a quello di un titolo cartaceo, è sceso nel corso di un paio d’anni da una media di 10-12 euro a 6-7. Questo, naturalmente, ha spinto sempre più lettori ad acquistare libri in formato digitale: tuttavia, ciò non basta: infatti, nonostante l’offerta vantaggiosa, in termini economici, che viene proposta, il corrispondente fatturato dell’editoria digitale è pari soltanto all’1,5% dei ricavi complessivi dell’industria del libro.

E così, si pensa ad un investimento in termini di contenuti e di opportunità: si pensa ad investire, ad esempio, sulla gamma di titoli acquistabili in formato elettronico. Giovanni Bonfanti, curatore della ricerca “Do readers dream of electronic books?”, firmata dalla società di consulenza A. T. Kearney e da BookRepublic, piattaforma che dal 2008 produce, vende e pubblica libri digitali afferma: “Il mercato dell’ebook italiano ha ormai gettato le sue fondamenta ed è destinato a crescere. Si prevede che nel 2014 raggiungerà il 6 per cento del fatturato complessivo dei libri. Ma se vengono a mancare i titoli, il vuoto rischia di essere riempito dalla pirateria”. La minaccia della pirateria, difatti, incombe già sul mercato dell’editoria digitale: si stima che su dieci e-book scaricati, uno sia illegale.

Ma il digitale non deve essere considerato soltanto un modo di rimpiazzare l’editoria cartacea: all’interno della sua stessa creazione, c’è l’idea di innovazione, di progresso, di cambiamento. E dunque pensare ad un’editoria digitale deve voler poter significare pensare in grande, creare nuovi strumenti per poter espandere al meglio le sue tecnologie, ad esempio, creando nuovi strumenti per la condivisione della cultura libresca. E’ in questa direzione che stanno lavorando, in Europa, e anche in Italia, diverse aziende, cosiddette “start-up”: si tratta di imprese ad alto tasso di innovazione che lavorano per offrire al pubblico dei lettori servizi specifici e altamente avveniristici, dispiegando in maniera sensazionale le opportunità dell’editoria digitale.

Un esempio è offerto dall’impresa “Mobnotate”, fondata da Ricky Wong: questo giovane ingegnere, infatti, ha creato un sofisticato algoritmo che consente di creare percorsi di lettura personalizzati all’interno di un ebook o di collegarlo ad altri libri anche nell’ambito di cataloghi molto ampi. Altra star-up vincente è quella tedesca di “Publishing Hurts”, impresa specializzata nel tracciare in tempo reale le vendite degli e-book sui principali store on-line internazionali.

Su questa stessa linea di pensiero, si collocano le piattaforme dei social network dedicate alla creazione personale, o collettiva, di storie e racconti: è quello che propone, ad esempio, la piattaforma tutta italiana di “Pleens”, creata da Gallizio Editore, o “The incipit”: in entrambi i casi, gli utenti sono gli stessi autori delle pagine che leggono, delle storie che creano.

E’ questa la vera opportunità lanciata dall’editoria digitale: non solo un cambiamento in termini concreti (dalla carta allo schermo digitale), ma anche, e soprattutto, una svolta in termini intellettuali, nel modo di recepire e diffondere la cultura dei libri. Il nesso imprescindibile dell’editoria digitale con l’informatica e le nuove tecnologie di comunicazione di massa non devono generare caos: devono, anzi, rappresentare strategie vincenti di progresso e di allargamento degli orizzonti. Largo dunque ad un futuro di invenzione e innovazione: le scommesse sono aperte.

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