Approfondimenti Rivista — 28 gennaio 2014

Quando la letteratura basta a se stessa. Non c’è dubbio che ciò che reclama E.L. Doctorow sia sensato: a differenza della musica e della pittura, come di gran parte delle arti, il romanzo è rimasto ancorato a schemi molto classici e non ha avuto mai, nei secoli, una vera rivoluzione che ne variasse le regole. Ma le regole vanno solo aggiornate o sostituite? Perché se il suo romanzo-provocazione SENZA TRAMA basato su uno scambio di cervelli Andrew’s Brain vuole essere visto come una variazione sul tema, ben venga. Ma se ha l’ambizione di rivoluzionare il mondo tradizionalista della letteratura, credo che l’autore abbia sbagliato il tiro. I suoi paragoni con altre forme d’arte non sono validi in quanto inapplicabili in realtà con peculiarità che meglio si prestano ai cambiamenti. La pittura presa in considerazione da critici e studiosi, oggi, non è più necessariamente descrittiva, e dunque ha aperto un mercato di un livello tale da prescindere dall’acquirente comune. È diventata un’arte per eletti, in quanto nessuno si può comprare un Picasso e tenerlo in casa. E se dovesse riuscire nell’impresa, alimenterebbe un ‘mercato non-mercato’ che non ha bisogno di proporsi per foraggiarsi. Così come per le gallerie: esse vengono percepite perlopiù come un ambiente fisico che rappresenta un unicum inscindibile con i quadri e le sculture contenuti, persino quando questi sono in vendita. Il mercato della pittura, insomma, è antipopolare al 90% e un pittore per diventare un nome necessita di un mentore molto famoso, per via della mancanza dei passaparola e dei costi alti. In un panorama così, è normale che l’arte più moderna abbia trovato un suo spazio nonostante la prevalente indifferenza del pubblico più semplice. Il quadro che conta non si sposta da un negozio a una casa in una busta come un libro o un disco, ma su camion verso corridoi prestigiosi, e ogni pezzo vale solo se è riprodotto in ogni singola copia dall’autore.

L’altro esempio fatto dal romanziere per giustificare il bisogno di rivoluzionare per intero il mondo dell’espressione creativa, è un caso solo in apparenza più simile al mondo del romanzo: la musica. Essa è effettivamente alla portata di tutti per poco denaro, viene distribuita in massa e grazie a questo ha potuto rischiare più della letteratura, che pure ha le stesse caratteristiche di accessibilità e di distribuzione. Ma qui entrano in scena altri fattori: la musica gode di un apparato mediatico che – anche tramite spot che nulla c’entrano col prodotto – assuefanno il grosso pubblico. Un suono, un motivo, per quanto sperimentale sia, resta sempre un mezzo più popolare di un romanzo, e necessita di pochi secondi per far apprezzare un nuovo stile. La nuova musica ci cambia più di quanto non sembri. Un romanzo potrebbe mai avere lo stesso potenziale di permeabilità nelle nostre anime in così poco tempo?

L’esperimento di Andrew’s Brain risulta altamente elitario, e – forse – segretamente motivato da pelosi intenti pubblicitari che potrebbero richiamare l’attenzione di chi ama le sfide (significativa la narcisistica frase dell’autore: “È un libro che giudica i lettori. Da cosa? Dalla capacità di non lanciare via il libro”). Doctorow non può realmente illudersi che un mezzo come la narrativa possa essere modificato se non episodicamente, nonostante il suo auspicio per una sistemica variazione del linguaggio. Ricordiamoci che negli anni ’90 alcuni piccoli autori italiani fecero dei tentativi di destrutturazione delle frasi, di inserire nei libri neologismi giovanilistici e sovrabbondanti di lampi onomatopeici molto vicini al Futurismo, ma poi si è (giustamente) tornati alla tradizione. Ricordiamoci anche che la musica, per quanto modificata, oggi sopravvive perché rispetta stilemi piuttosto popolari. Negli anni 70 si cercò di portare alle masse la musica “contemporanea” di Berio e Stockhausen, con comprensibili scarsi risultati. Generi diversissimi tra loro ma indubbiamente sperimentali come il black metal o la musica dodecafonica, senza la coesistenza di altri generi, oggi decreterebbero la chiusura definitiva del mercato musicale. Sarebbe come se al cinema proponessero solo gli ultimi lavori di Lynch o i film surrealisti.

Perché il libro ha bisogno di non distaccarsi dalla sua funzione primaria, che non è quella di vincere premi e raggiungere i salotti-bene, ma arrivare alle spiagge. La cosa più bella per uno scrittore dovrebbe essere il far corrispondere il proprio piacere con quello dei suoi lettori. Accompagnandoli per mano; se tentasse di strattonarli, loro si divincolerebbero e avrebbero piena ragione di farlo. Gli ammodernamenti arrivano gradualmente, senza forzature.

Giovanni Modica

Share

About Author

scrivendovolo

(0) Readers Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.